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Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...

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Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.

L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.

Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura

Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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venerdì, 13 luglio 2007
Un'ancora di 2700 anni fa

Rinvenuto nel porto di Urla, in Turchia, un tronco di legno rivestito di metallo usato per l’attracco delle navi. Perduto nel VII secolo a.C.

Risale alla fine del VII secolo a.C. e può essere considerata l’ancora di legno più antica al mondo. A scoprirla sono stati i ricercatori del Leon Recanati Institute for Maritime Studies dell’Università di Haifa durante alcuni scavi nel porto della città turca di Urla, dove nel I millennio sorgeva l’antico sito di Liman Tepe, colonia dei Klazomenai.

L’ancora si trovava incastrata nel fondale a circa un metro e mezzo di profondità, probabilmente persa da una nave che proveniva o si dirigeva verso la colonia. Già nel 2000 il lavoro congiunto dei ricercatori dell’Università di Haifa e dell’Università di Ankara, aveva portato alla luce i resti di un antico porto utilizzato dai Klazomenai, rimasto sommerso, probabilmente, in seguito a un disastro naturale, forse un terremoto, risalente al VI secolo prima di Cristo ma di cui non si hanno testimonianze. E’ proprio a causa di questa calamità, dicono gli archeologi, che l’ancora sarebbe caduta in mare insieme ad altri oggetti che ne hanno permesso la datazione. Così come la fattura dell’attrezzo, realizzato con un pesante tronco di legno ricoperto da metallo, riconducibile con precisione alle civiltà dell’Egeo.

“Oltre ai danni causati al porto, il disastro naturale distrusse anche quella parte della città dei Klazomenai costruita lungo la costa, portando sul fondo del mare tutti gli oggetti”, ha spiegato Michal Artzy che ha guidato il team dei ricercatori. “Studiare questi resti, e gli altri rinvenuti, ci permetterà di sapere di più su questo periodo e forse di capire cosa ha causato la distruzione del porto”.

Fonte: http://www.galileonet.it/news/8499/unancora-di-2700-anni-fa

Data: 29.05.07






Postato da: Storiarchea a 08:56 | link | commenti (3)
scoperte

Turkmenistan: tremila anni sotto la sabbia: italiano cerca e trova i segreti del deserto

(ANSA) - AGI KUI (TURKMENISTAN) - Lo scheletro del cane è perfettamente conservato, adagiato su un fianco sul fondo della tomba. “È la grande scoperta di quest'anno perchè è il primo molosso ritrovato finora sepolto con una tomba tutta sua, completa delle offerte rituali. Possiamo datarlo tra il 2300 e il 2200 a.C.”

Gabriele Rossi Osmida, archeologo del Centro Studi Ligabue di Venezia, è entusiasta, mentre spiega, sotto il sole torrido del deserto turkmeno, che, “in epoca sumera i molossi venivano usati come cani da combattimento” ed è probabilmente per questo che questo esemplare è stato sepolto con tutti gli onori.

Siamo a 550 km ad est di Ashgabat, capitale del Turkmenistan, nel luogo di un insediamento urbano dal nome suggestivo, Agi Kui (Acqua Amara) che, alla luce delle scoperte fatte, si è sviluppato dal 3200 a.C. fino all'epoca della “via della seta” (1200 d.C.). “Con i dati che stanno emergendo possiamo riscrivere l'intera cronologia storica del Turkmenistan e delle civilta' che si sono sviluppate nell'Asia Centrale”, sostiene Rossi Osmida.

È nell'area dal 1989 e scava in questa specifica località, quella della civiltà margiana, dal 2001. Sta qui tre mesi l'anno, il resto del tempo lo passa a Venezia, a studiare i dati. La pelle è bruciata dal sole, nonostante il cappello che non si toglie mai, e ha l'entusiasmo di un pioniere. Oggi è felice perchè è arrivato fin quaggiù il sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti, in visita ufficiale nel Paese e che ha voluto vedere da vicino gli scavi dell'archeologo, che lavora con una trentina di operai locali, l'aiuto della moglie e pochi mezzi.

Il professore racconta di aver avuto, anni fa, in epoca sovietica, segnalazioni di piccoli ritrovamenti e di essere poi andato avanti partendo dalle foto satellitari fornite dal Cnr.

“L'insediamento portato alla luce finora copre 8 ettari, e ho aperto 500 tombe. In totale, nella necropoli, ce ne dovrebbero essere almeno 5.000”, spiega, mentre mostra una tomba aperta per metà: “Questa l'ho scoperta stamattina”. È una donna di piccola statura, in posizione fetale, un lungo orecchino è scivolato per terra all'altezza dell'orecchio. Datazione della necropoli, tra il 2700 e il 1800 a.C., età del bronzo. Ma la particolarita' dell'area è il lungo arco di tempo durante il quale si è sviluppata.

“I ritrovamenti ci dicono che originariamente esisteva un villaggio di epoca eneolitica (dal 3200 al 3000 a.C.), e questa è una scoperta assolutamente nuova, perchè in precedenza non si avevano notizie su insediamenti di questo tipo - sottolinea il professore, spostandosi verso un'area adiacente alla necropoli -, successivamente i Sumeri, quando cominciarono ad espandersi verso l'Afganistan, fortificarono l'area e costruirono una cittadella per proteggere l'impianto commerciale. Nel momento della crisi del mondo sumero, intorno al 1800 a.C., la cittadella fu abbandonata. Ne sopravvisse una parte, che andò avanti fino al 1200 d.C., all'epoca della via della seta”.

A un'estremità dell'area archeologica, un grosso tendone ripara dalla sabbia vasi, piccole sculture, punte di lancia e una quantità di altri reperti recuperati dalle tombe.

“Queste - spiega Rossi Osmida indicando alcune figure - sono statuette di argilla cruda che rappresentano la dea madre, e sembra proprio che siano di epoca eneolitica”.

Il punto sui ritrovamenti sarà fatto in un libro che uscirà in settembre. Intanto, l'uomo sotto il sole che sembra davvero venire da un altro tempo, anticipa: “Dovremo rivedere la storia dei rapporti tra Occidente e Oriente. Quest'ultimo era molto piu' vicino all'Occidente di quanto noi immaginiamo”.

E racconta il suo sogno: trasformare questa missione in una scuola sperimentale per gli studenti turkmeni di architettura e archeologia. (ANSA).

(comunicato ANSA dell'inviata Eloisa Gallinaro)


Postato da: Storiarchea a 08:55 | link | commenti
scoperte, archeoriente

Nuovo circolo di pietre in Scozia

Gli archeologi al lavoro sull’isola scozzese di Foula (arcipelago delle Shetland) hanno scoperto un antico circolo di pietre cerimoniale perfettamente allineato con i solstizi d’inverno e d’estate.

Le pietre sono state trovate nel corso dell’ultimo giorno di un’estensiva survey geofisica di un’area chiamata Da Heights. Il gruppo di ricerca ha trovato pietre erette sul suolo che non sembravano essere disposte naturalmente. Approfondite ricerche hanno poi mostrato che le pietre erano parte di un circolo cerimoniale della prima Età del Bronzo. La struttura potrebbe essere stata costruita in un periodo compreso tra il 3,500 ed il 2,000 a.C.

Jayne Lawes, direttore degli scavi, ha dichiarato: “Lo scavo ha provato in maniera definitiva che il circolo di pietre è opera dell’uomo e simile nella struttura ad altri monumenti risalenti al tardo Neolitico, e la prima Età del Bronzo.

“La reale data di costruzione deve essere ancora provata; ma un coccio di ceramica trovato sepolto sotto 60 cm di fango presso il circolo, potrebbe aiutare a trovare una datazione precisa del periodo in cui il sito era in uso.”

“L’allineamento del circolo di pietre al solstizio invernale ha un significato reale” sostengono gli esperti. “Mentre in estate l’isola illuminata dal sole per la maggior parte del giorno e della notte, d’inverno la luce del giorno dura solo poche ore.

“La consapevolezza che i giorni si sarebbero allungati e che la temperatura si sarebbe addolcita doveva essere molto consolante per gli uomini di quei tempi.”

Isobel Holbourn, che possiede il terreno di Foula ove è stata effettuata la scoperta, ha dichiarato: “Sapevamo che c’era qualcosa qui, e gli archeologi hanno trovato un circolo di pietre di forma ovale.

“Si è rivelato che il sorgere del sole in inverno si verifica alla metà del circolo, mentre il solstizio d’estate all’angolo destro, rispetto ad esso.

“Il circolo ha forma ovale, ed al centro era stato scavato un fosso; sono state trovate tracce di un’area pavimentata ed un pezzo di ceramica nera tra le pietre.

“Tutto il materiale è stato inviato ai laboratori per la datazione. Il team di ricerca ha guardato qui il sorgere del sole al solstizio d’estate, il 21 giugno. Dal punto centrale il sole sale sul lato di Ronas Hill – la più alta delle colline dello Shetland, dall’altra parte del mare.”

Fonte: http://news.scotsman.com/scotland.cfm?id=1046352007
Data: 05.07.07






Postato da: Storiarchea a 08:51 | link | commenti
scoperte, archeonord, archeogranbretagna

lunedì, 26 marzo 2007
Scoperto un sito dell'Età del Rame in Alto Adige

Bolzano - Reperti di selce, resti in ceramica, ossa di animali e un'ascia di pietra; queste testimonianze dell'Età del rame sono state portate alla luce a Laces, in provincia di Bolzano, dagli archeologi dell'Ufficio provinciale Beni archeologici. I resti sono stati rinvenuti durante i lavori di scavo per la posa della conduttura del gas.
Nei giorni scorsi, a circa 200 metri dal luogo del primo ritrovamento a Laces, sono state scoperte anche sei tombe; indagini archeologiche approfondite e analisi di tipo scientifico devono ancora essere completate, ma gli esperti dell'Ufficio provinciale presumono che possa trattasi con grande probabilità di una piccola necropoli appartenente, appunto, ad un sito dell'Età del rame.
Il ritrovamento di Laces potrebbe rappresentare per l'Alto Adige un primo esempio delle sepolture di quell'epoca, già rinvenute in Trentino. Anche il menhir ritrovato nel 1992 in una chiesetta di Laces viene messo in relazione con il sito rinvenuto ora, che viene quindi considerato parte di una specifica area di culto costruita nella zona. Particolarmente importante risulta il nuovo insediamento in relazione all'Uomo del Similaun, in quanto si tratta di ritrovamenti e tombe che fanno riferimento all'ambiente di vita e al tempo di Oetzi.
 
Fonte: adnkronos.it
Data: 14.03.07


Postato da: Storiarchea a 18:50 | link | commenti (4)
scoperte, archeoitalia

Scheletro di balena tra le vigne senesi

E' in ottime condizioni di conservazione

Il fossile di un cetaceo di 5 milioni di anni rinvenuto tra i filari del Brunello: è il più grande mai rinvenuto nella zona del Mediterraneo
 
Siena, 21 mar. - (Adnkronos) - La più grande e antica balena fossile mai rinvenuta in Italia e nel bacino del Mediterraneo dormiva tra le vigne di Montalcino (Siena): lo scheletro di un cetaceo di oltre 5 milioni di anni è stato trovato tra i filari del famoso Brunello, un tempo antichi fondali marini, della Castello Banfi, griffe di uno dei territori del vino più blasonati del mondo.

 La scoperta è del team di paleontologi del Gruppo Mineralogia e Paleontologia di Scandicci (Fi). Gli scienziati, al lavoro da oltre un mese, sono quasi sicuri di recuperare tutto lo scheletro e continuano a scavare con molta cura ed attenzione. “Lo stato di conservazione è ottimo”, dichiara Simone Casati, paleontologo, che, insieme a Franco Gasparri del Gruppo Mineralogia e Paleontologia di Scandicci hanno effettuato la scoperta e che lavorano sotto il controllo della Sovrintendenza archeologica regionale della Toscana. “Questa scoperta, parlando di terroir, è significativa - ha dichiarato Cristina Mariani, proprietaria della Castello Banfi, l'azienda leader del territorio di Montalcino - e ci ricorda ancora una volta che i minerali e i nutrienti depositati in milioni di anni costituiscono una grossa parte della composizione del suolo.

Un terreno speciale, quindi, che favorisce la produzione di uve che danno complessità e profumi ai nostri vini”.

Data: 21.03.07


Postato da: Storiarchea a 18:47 | link | commenti
scoperte, archeoitalia, archeotoscana

Gli acari svelano dettagli sull’antica civiltà Inca

Gli acari che si nutrono degli escrementi del lama stanno offrendo agli scienziati nuovi indizi cruciali sul sorgere e tramontare dell’impero Inca e delle civiltà che lo precedettero.

Gli invertebrati nel terreno stanno permettendo ai ricercatori di seguire la crescita ed il declino dei popoli delle Ande, diversi secoli prima che la conquista Spagnola del 1532 portasse la pratica della documentazione scritta degli avvenimenti.

Le evidenze ricavate da acari fossilizzati, preservati in sedimenti presso un lago a circa 50 km dalla capitale Inca di Cuzco, hanno mostrato come il grande impero si accrebbe in dimensione e complessità all’inizio del XV secolo.

L’abbondanza di acari fossili è collegata direttamente al numero degli escrementi del lama che si depositarono nei pascoli attorno al lago Maracocha in periodi particolari, e può essere quindi usata per la stima degli armenti per un periodo per il quale non esistono dati scritti.

La nuova ricerca suggerisce che dopo un periodo di rapida crescita, il potere della civiltà Inca avesse iniziato a declinare, già prima dell’arrivo dei conquistadores di Francesco Pizzarro. La situazione sarebbe poi stata aggravata dall’avvento delle malattie europee contro le quali i popoli indigeni e le loro scorte vive non avevano resistenze. Persino più indietro nella storia, i dati tratti dagli acari testimoniano come due civiltà precedenti, i Whari ed i Tiwanaku, si spostarono più in alto sulle Ande, quando la temperatura crebbe durante l’XI secolo; e quindi come iniziò il loro declino, in parte a causa di siccità prolungate.

Fonte: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/us_and_americas/article1567478.ece

Data: 26.03.07




Postato da: Storiarchea a 18:45 | link | commenti
india, scoperte, archeoriente

venerdì, 02 marzo 2007
I manufatti sottomarini più antichi

Una grotta scavata nella roccia è stata scoperta nel Porto Faraonico di Marsa Gawasis nel Safaga.

Tra dicembre e gennaio, gli archeologi avevano trovato resti di legname, parti di un vascello atto alla navigazione, che si trovava a Marsa Gawasis – uno dei porti egiziani della costa del Mar Rosso - più di 3,500 anni or sono, in tempi Faraonici.

Il legno di cedro, importato dalla Siria, è stato trovato all’interno di due grotte artificiali. Tra le altre scoperte, una piattaforma e iscrizioni riguardanti una spedizione alla Terra di Punt.

Marsa Gawasis è situata lungo una scogliera corallina all’estremità settentrionale di Wadi Gawasis, 23 km a sud del porto di Safaga.

Il sito fu scoperto nella metà degli anni ’70 da Abdel Moneim Sayyed dell’Università di Alessandria. Questi identificò Marsa Gawasis con il Porto Faraonico da cui venivano inviate le spedizioni alla volta della Terra di Punt, che si ritiene fosse situata tra l’Eritrea ed il Sudan orientale del tempo presente.

Nel 2001, L’Università di Napoli, l’Istituto Italiano Africano ed Orientale e la Boston University cominciarono ad esaminare il sito sotto la direzione di Rodolfo Fattovich e Kathryan Bard.

Gli scavi furono concentrati su una lezione recentemente tenuta da Fattovich alla sezione archeologica dell’ambasciata italiana al Cairo.

Nel 2005-2006 sono stati portati avanti scavi lungo il lato occidentale della scogliera presso la spiaggia.

Evidenze indicano l’uso di Marsa Gawasis come porto per viaggi da Punt, dall’Antico Medio Regno, fino all’inizio del Nuovo Regno. Le quattro grotte scavate dall’uomo ed il legname sono i più antichi manufatti marittimi al mondo, insieme con 21 contenitori di legno ed una nuova stele con i cinque nomi di Amenemhat III.

Alla fine dello scorso dicembre dopo che più di tre metri di sabbia sono stati rimossi dal fianco della scogliera corallina, archeologi italiani e americani hanno scoperto l’entrata di un’ampia grotta artificiale. Ancore di pietra, due grossi piloni di cedro sono stati trovati insieme a mattoni di fango e gesso utilizzati probabilmente per rinforzare l’entrata.

A nord dell’entrata, gli archeologi hanno trovato un’anticamera che conduce a due camere rettangolari entrambe di 12 metri per 4.

A sud si trova una piccola anticamera che conduce ad un’altra camera scavata nella roccia. All’esterno dell’entrata vi sono piccole nicchie incise, quattro delle quali ancora contenenti stele di calcare, che suggeriscono che questa grotta fosse un tempio.

La stele meglio preservata, che era caduta dalla sua nicchia, è stata trovata a faccia in giù nella sabbia. Inciso su questa stele si trova il cartiglio del Re Amenemhat III, che regnò attorno al 1800 a.C. Il testo geroglifico si trova sotto una scena che ritrae il Re che compie un’offerta al dio Min riguardo a due spedizioni condotte dagli ufficiali Nebsu e Amenhotep a Punt e Bia-Punt.

Appena dentro la grotta, gli archeologi hanno trovato due lunghi pali di legno, generalmente usati per l’ormeggio delle barche, che potrebbero essere stati usati sulle navi della Regina Hatshepsut nel corso della famosa spedizione a Punt, descritta in un’iscrizione in basso rilievo nel suo tempio a Deir el-Bahri.



Fonte: http://www.sis.gov.eg/En/

Data : 28.01.07


Postato da: Storiarchea a 17:05 | link | commenti
scoperte, archeoegitto

martedì, 16 gennaio 2007
Cranio suggerisce un possibile incrocio uomo-Neanderthal

WASHINGTON (AP) -- Un cranio trovato in una caverna in Romania mostra caratteristiche di moderni esseri umani e Neanderthal moderni, e suggerisce che le due specie si potrebbero essere incrociare migliaia di anni or sono.

I Neanderthal furono sostituiti dai primi esseri umani. I ricercatori hanno dibattuto lungamente sulla possibilità che i due gruppi si fossero mai incrociati, e la maggioranza si era sempre espressa in senso negativo. L'ultima prova dei Neanderthal si data ad almeno 24.000 anni fa.

Il cranio che reca caratteristiche sia antiche che moderne viene presentato in un documento scritto di Erik Trinkaus dell'Università de Washington a St. Louis. Il rapporto comparirà nel numero odierno degli Atti della National Academy of Sciences.

Il cranio è stato trovato a Pestera Cu Oase -- la Grotta delle Ossa – nel sud ovest della Romania, insieme ad altri resti umani. La datazione al radiocarbonio indica che risale ad almeno 35.000 anni e può averne anche più di 40.000.

I ricercatori hanno dichiarato che il cranio ha le stesse proporzioni della testa umana moderna e difetta della grande cresta della fronte comunemente connessa ai Neanderthal. Tuttavia, vi sono caratteristiche insolite per gli esseri umani moderni, come la fronte spianata, un osso piuttosto grande dietro l'orecchio ed i molari superiori particolarmente grandi, frequenti tra i Neanderthal ed altri primi ominidi.

"Tali differenze sollevano questioni importanti circa la storia evolutiva degli esseri umani moderni" ha dichiarato il co-autore Joao Zilhao dell'Università di Bristol, Inghilterra.

“Potrebbe riflettere un caso in cui le caratteristiche antiche riappaiono in un essere umano moderno, o potrebbe indicare un incrocio delle popolazioni” ha spiegato Zilhao. Semplicemente, potrebbe anche essere che la scienza non sia ancora stata in grado di studiare un numero sufficiente dei primi umani moderni per comprendere le loro diversità.

Il Dott. Richard Potts dello Smithsonian National Museum di Storia Naturale ha notato che il cranio rappresenta il primo moderno umano mai trovato in Europa.

È un elemento notevole, da questo punto di vista, ma la combinazione di caratteristiche non indica necessariamente l'incrocio fra le popolazioni.

In generale non vi sono evidenze assolute dell’incrocio tra Neanderthal e popolazioni umane moderne e "questa non ne aggiunge alcuna" ha dichiarato Potts, che non faceva parte del gruppo di ricerca.

Nessuna delle caratteristiche citate come insolite per gli esseri umani moderni è esclusiva dei Neanderthal, ha illustrato Potts. Piuttosto, potrebbe trattarsi di caratteristiche derivanti da popolazioni vissute in Africa in tempi anteriori.

Il lavoro di campo che ha scoperto il cranio è stato condotto nel 2004 e nel 2005.

Nel frattempo, un gruppo di ricerca condotto da Svante Paabo dell'Istituto Max di Planck per l'antropologia evolutiva a Leipzig, Germania, sta provando a ricostruire il genoma dei Neanderthal nella speranza di capire i possibili rapporti con gli umani moderni.

La ricerca è stata finanziata dal Fondo Nazionale per la Scienza degli Stati Uniti, dalla Wenner-Green Foundation, dall'Università de Washington, dalla fondazione Leakey, dall'Istituto Portoghese di Archeologia, dall'Istituto Reale Belga di scienze naturali, dal Consiglio nazionale rumeno per la Ricerca Accademica e dalla Fondazione Fyssen.

Fonte: www.cnn.com

Data: 15.01.07








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varie, scoperte, preistoria

venerdì, 29 dicembre 2006
Una risposta al dilemma di Darwin

L'ossigeno può essere la chiave per l'apparizione dei grandi animali

L’apparizione improvvisa di fossili di grandi animali risalenti a più di 500 milioni di anni fa – un problema che lasciò perplesso perfino Charles Darwin ed è comunemente conosciuto come “il dilemma di Darwin” – può essere dovuto ad un aumento enorme di ossigeno negli oceani del mondo, ha dichiarato il paleontologo della Queen’s University Guy Narbonne, un esperto in evoluzione in materia di prima evoluzione degli animali e dei loro ecosistemi.


Postato da: Storiarchea a 09:13 | link | commenti
varie, scoperte, preistoria

Sosia del mostro di Loch Ness scoperto al Polo Sud

(ANSA) - NEW YORK - Le ossa di un baby plesiosauro vecchio di 70 milioni di anni sono state recuperate su un'isola dell'Antartide.

In vita, secondo gli scienziati, la creatura dal lungo collo doveva somigliare a Nessie, il misterioso animale che una tradizione vuole abitare le acque del lago Loch Ness in Scozia.

Il nuovo scheletro fossile è uno dei più completi del suo tipo e sarà esposto mercoledì presso il museo di geologia della South Dakota School of Mines and Technology.(ANSA) RED
Fonte: www.ansa.it

Data: 12/12/2006 14:21


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varie, curiosita, scoperte

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