Cultura Storia Archeologia Medioevo

Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...

Eccomi

Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.

L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.

Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura

Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

LINKS ARCHEO

*Archeomedia
*Archeologia
*ArcheologiaViva
*Archeologia Sperimentale
*Direzione Generale per i Beni Archeologici
*Portale italiano di archeologia
*Archeologia subacquea
*Archeologhia
*Gruppi Archeologici d'Italia
*Storia Medioevale

LINKS MEDIOEVO

*Medioevo
*Medioevo Italiano
*Reti Medioevali

CURRENT MOON
lunar phases

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 13 luglio 2007
Un campo da bowling dell'era tolemaica

La missione italiana al lavoro nell’area di Kom Mady, Governatorato del Fayoum, ha scoperto la prima “sala da bowling” della storia.

La scoperta è stata effettuata presso un edificio aperto databile all’era Tolemaica, il cui pavimento appare ricoperto da imponenti blocchi di calcare e reca una pista della profondità di 10 cm ed un’ampiezza di 20. La pista ha nel mezzo un foro di forma quadrata della dimensione di 12 centimetri che si apre su un grande raccoglitore di ceramica fissato al di sotto. Un portavoce della missione italiana ha annunciato il ritrovamento di due “palle” di calcare levigato, una con lo stesso diametro della pista - l’altra della stessa misura del foro quadrato.

Lo studio della struttura architettonica ha dimostrato che nessun altro edificio simile era mai stato trovato nel mondo antico, e si ritiene che si sia effettivamente trattato del primo tentativo di praticare un gioco simile al bowling. La missione ha effettuato questa scoperta durante i lavori di scavo presso uno dei due edifici all’interno dell’antica città residenziale nell’area di Kom Mady. La città comprende abitazioni composte di due stanze ed un’ampia sala. All’interno della sala, la missione ha trovato rotoli di papiro, oggetti di ceramica, contenitori di vetro, ed alcuni strumenti di rame.

L’area monumentale di Kom Madi è considerata uno dei siti chiave ancora in buono stato di conservazione risalente alla XII Dinastia faraonica.

Si tratta di un tempio dedicato alla venerazione della dea Iside e del dio Sobek.

Un rapporto dettagliato sulla scoperta è stato preparato per la presentazione al Ministero della Cultura Farouq Hosni che si spera potrà stanziare le risorse necessarie al completamento degli scavi ed al restauro di alcuni pezzi, in vista dell’inserimento dell’area sulla mappa turistica.

Fonte: http://www.elmasla.com/
Data: 28.05.07



Postato da: Storiarchea a 08:54 | link | commenti
curiosita, archeoegitto, archeoriente

I cinesi mangiavano ossa di dinosauro come medicina

Abitanti di villaggi nella Cina centrale hanno trascorso decenni a scavare ossa ritenute appartenere a dinosauri volanti per utilizzarle nella medicina tradizionale.

Si è scoperto che le ossa appartenevano effettivamente a dinosauri e ora gli scienziati stanno si stanno occupando degli scavi nelle aree indicate.

Fino all’ultimo anno, i fossili venivano venduti nella provincia di Henan, come “ossa di drago” a circa 25 centesimi il grammo, ha spiegato lo scienziato Dong Zhiming.

Le ossa ricche di calcio venivano bollite talvolta con altri ingredienti per nutrire i bambini rachitici e con crampi alle gambe. In altre occasioni venivano macinate e trasformate in una pasta da applicarsi direttamente alle fratture ed altre ferite, ha aggiunto.

Dong era parte del team che ha recentemente scavato nella Contea di Ruyang nell’Henan, un dinosauro erbivoro di 60 piedi di lunghezza, che visse da 85 a 100 milioni di anni or sono. La scoperta è stata esposta al pubblico martedì.

Dong ha dichiarato che gli abitanti dei villaggi devono avere scavato negli ultimi due decenni una stima di 1 tonnellata di ossa.

“Sono convinti che le ossa di drago appartenessero davvero a draghi volanti” spiega ancora Dong, professore di Paleontologia e Paleoantropologia dell’Accademia Cinese delle Scienze.

Fonte: http://www.forbes.com/feeds/ap/2007/07/05/ap3884847.html
Data: 05.07.07




Postato da: Storiarchea a 08:50 | link | commenti
curiosita, archeoriente

venerdì, 02 marzo 2007
Scoperto villaggio neolitico costruttori di Stonehenge

 

Durrington Walls excavation  Image: National GeographicScoperto villaggio neolitico costruttori di Stonehenge

 

Un ampio insediamento antico usato dai popoli che costruirono Stonehenge, è stato trovato a seguito di scavi a Durrington Walls, presso il leggendario monumento della Piana di Salisbury.

Sembra che il sito sia stato occupato a livello stagionale, per cerimonie rituali e funerarie. Nei tempi antichi l’insediamento potrebbe avere ospitato centinaia di persone, divenendo pertanto il più grande villaggio Neolitico mai trovato in Inghilterra. Le abitazioni si datano al 2600-2500 a.C., lo stesso periodo in cui fu eretto il complesso di Stonehenge, secondo alcuni archeologi. Ma altri sottolineano come vi siano delle incertezze nella datazione della stessa Stonehenge perché il circolo di pietre fu ricostruito più e più volte e di conseguenza, il materiale archeologico è stato scavato e sotterrato in numerose occasioni, rendendo difficile assegnare una data precisa alla costruzione originale.

Ma Mike Parker Pearson ed i suoi colleghi confidano nell’esistenza di un collegamento.

Il ricercatore dell’Università di Sheffield ha dichiarato di basarsi sul fatto che queste abitazioni avessero esattamente la stessa conformazione e struttura delle case neolitiche di Skara Brae, Orkney, che sono sopravvissute intatte – a differenza di queste ultime – in quanto costruite di pietra.

Gli archeologi  hanno scavato otto case in totale a Durrington, ma hanno identificato molti altri probabili rifugi usando strumenti di ricognizione geofisica.

Excavation at Durrington Walls  Image: National GeographicDi fatto, ritengono potessero esservi almeno un centinaio di case.

Ognuna misura circa 5 metri quadrati, era fatta di tronchi di legno, con pavimento d’argilla ed un focolaio centrale. Gli archeologi hanno trovato resti di rifiuti di 4,600 anni or sono sul pavimento delle case.  “Ma – spiega Parker Pearson - non si tratta di rifiuti domestici tipici. Mancano strumenti per lavorazione artigianale, per la pulizia delle carni degli animali, e nessuna evidenza di procedure per la raccolta di prodotti agricoli. Le ossa animali sono state gettate via mangiate solo per metà. Sono chiaramente i resti di un banchetto o di una celebrazione. I neolitici si recavano al sito soltanto per festeggiare, probabilmente in massa per particolari ricorrenze in alcuni periodi dell’anno”

Infographic, BBCDurringon ha il suo circolo di tronchi di legno, sorprendentemente simile a quello di Stonehenge. Fu scoperto nel 1967, molto prima delle case. Entrambi i circoli si allineano con eventi del calendario astronomico – ma non allo stesso evento.

Stonehenge è allineato con il tramonto del solstizio d’inverno, mentre il circolo di tronchi di Durrington è allineato con il sorgere del sole del solstizio d’inverno – erano complementari.

Anche questo particolare sembra corrispondere all’idea di un festival invernale, come testimoniano le analisi dei denti di maiale trovati al sito.

“Una delle cose che possiamo dedurre dai denti dei maiali che abbiamo esaminato, è che la maggior parte di essi furono macellati al nono mese. E riteniamo che fossero stati partoriti in primavera” ha aggiunto.

Il Professor Parker Pearson ritiene che lo scopo di Durrington fosse celebrare la vita e deporre i defunti nel fiume perché fossero trasportati nell’aldilà. Stonehenge era un memoriale ed il luogo dell’ultimo riposo per alcuni defunti.  “Dopo i festeggiamenti – ipotizza - le persone si spostavano lungo la “via principale” dei circoli di tronchi, per depositare i defunti lungo il Fiume Avon che scorreva verso Stonehenge. Quindi si spostavano lungo la via di Stonehenge verso il circolo, dove cremavano e seppellivano solo alcuni dei defunti precedentemente scelti.”

Secondo Parker Pearson, Stonehenge era dunque un luogo di preghiera e di adorazione per gli spiriti degli antenati, ma non tutti gli studiosi concordano su questa lettura in chiave “funeraria” della struttura.

 

Fonte: www.bbc.co.uk

Data: 30.01.07


Postato da: Storiarchea a 17:08 | link | commenti (4)
curiosita, enigmimisteri, etniepopoli, keltoi, insediamenti, gran bretagna, archeoeuropa, archeogranbretagna

TRAFFICO DI REPERTI, INDAGINI SU CASE D'ASTE INGLESI

GELA - Un traffico internazionale di reperti archeologici è stato scoperto dai carabinieri tra la Sicilia, l'Europa e gli Stati Uniti. E' quanto emerge dall'inchiesta che stamani ha portato all'arresto di 35 persone, a provvedimenti cautelari per altri 17 e all'emissione di 25 avvisi di garanzia. I provvedimenti vengono eseguiti in Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio, Abruzzo, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.

Nell'inchiesta sono coinvolti professionisti, imprenditori, collezionisti e antiquari.

(…)

I reperti archeologici rubati dai tombaroli in Sicilia venivano acquistati dalle società d'aste "Gorny e Mosch" di Monaco di Baviera e dalla Lennox Gallery di Londra. I carabinieri hanno accertato che il disoccupato di Gela, Orazio Pellegrino, ha anche venduto numerosi oggetti preziosi alla ditta Athena di Monaco di Baviera. La rogatoria svolta in Spagna ha messo in evidenza i collegamenti fra alcuni degli arrestati e l'antiquario Bea Felix Cervera di Barcellona, al quale sono stati trovati dagli investigatori beni provenienti da siti dall'area della Magna Grecia, soprattutto oggetti in ceramica a figure rosse, che secondo i consulenti della procura di Gela circolavano esclusivamente in Sicilia. A Zurigo è emerso dalla rogatoria che i trafficanti di opere erano in collegamento con Francesco Davoli e Oliver Daniel Martinez, secondo gli inquirenti attivi nel territorio svizzero nel campo dell'antiquariato. Le indagini hanno portato a recuperare circa duemila reperti tra le tipologie più comuni come vasi, statuette, monete, oggetti in bronzo, tutti ricollegabili ad ambiti siciliani e di epoca e civiltà greca, punica, romana e bizantina.

Reperti archeologici provenienti da scavi abusivi effettuati in alcune zone della Sicilia, sono stati recuperati dai carabinieri nel magazzino di un antiquario di Barcellona e nell'abitazione di un privato che abita a Zurigo. Si tratta di monete antiche e anfore. Gli inquirenti hanno richiesto ed ottenuto nei mesi scorsi rogatorie internazionali, che si sono svolte in Germania, in Svizzera e Inghilterra. Le indagini, che si basano in particolare su intercettazioni telefoniche, hanno preso il via lavorando su tre squadre di tombaroli delle zone di Aidone (Enna), Gela (Caltanissetta) e Vittoria (Ragusa), collegate, secondo gli inquirenti, ad un disoccupato di Gela, Orazio Pellegrino, di 43 anni, arrestato stamani, ritenuto uno dei capi dell'organizzazione.

Pellegrino, secondo gli investigatori, aveva contatti con collezionisti e antiquari esteri, che gli consentivano di smerciare i reperti in diversi Paesi. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale hanno ricostruito lo schema sul quale si muoveva l'organizzazione, che era divisa in tre figure di riferimento: i "tombaroli", che si occupavano di reperire il "pezzo" attraverso scavi clandestini, furti o contraffazioni; i "ricettatori" che trafficavano il bene archeologico che veniva piazzato in Italia se si trattava di un bene di valore medio-basso, mentre andavano venduti all'estero quelli di valore medio-alto; i "committenti-ricettatori" cui era affidato il compito di rivendere gli oggetti a case d'asta e a noti antiquari di tutto il mondo, così come è emerso durante le rogatorie internazionali.

Fonte: www.ansa.it

Data: 31.01.07



Postato da: Storiarchea a 17:06 | link | commenti
varie, curiosita

martedì, 16 gennaio 2007
L'Indonesia come terra di mezzo?

In anteprima mondiale è stato presentato ad Armidale (Nuovo Galles del Sud, Australia) il libro che racconta nel dettaglio la scoperta di un popolo simile agli hobbit che visse su un'isola tropicale indonesiana attorno a 20.000 anni fa.

Secondo la ricerca completata dal professore della New England University, Mike Moorwood, i manufatti che il suo gruppo ha riportato alla luce durante lo scavo archeologico del 2003 sull'isola di Flores, suggeriscono l’esistenza di una sorta di "terra di mezzo", con esseri umani alti un metro che cacciavano elefanti in miniatura, roditori giganti e draghi di Komodo.

Il professor Moorwood ha scritto "La scoperta degli Hobbit" per documentare le ricerche effettuate presso le caverne di calcare di Liang Bua sull'isola di Flores, in collaborazione con il suo collega Penny Van Oosterzee. Il progetto di Armidale, ha visto la partecipazione di una squadra di esperti australiani ed indonesiani ed è stato reso possibile dalla cooperazione della locale Comunità di Flores.

Il libro illustra nel dettaglio l'esistenza di un antico gruppo di persone "una specie umana del tutto sconosciuta e molto piccola che viveva su un'isola remota nell’est dell’Indonesia" e spiega le politiche moderne che hanno circondato la sorprendente scoperta.

Lo scheletro quasi completo e ottimamente preservato trovato dalla squadra è stato ribattezzato affettuosamente "l’Hobbit" per la notevole somiglianza ai personaggi di fantasia descritti da JRR Tolkien nel suo capolavoro, “Il signore degli anelli”.

Si pensa che le ossa possano essere appartenute ad un esemplare femminile di Homo Floresiensis: un metro di altezza circa, la testa della dimensione di un pompelmo, collo e braccia lunghe naso piatto, grandi denti e mento molto poco definito, una specie umana precedentemente sconosciuta.

Nel libro, la scoperta dell’Homo Floresiensis viene indicata come fondamentale per lo studio dell’evoluzione della specie, in grado di trasmettere un’ondata di eccitazione a tutta la Comunità scientifica per le molte implicazioni storiche, religiose, sociali e biologiche.

Nel libro si affronta anche la risposta internazionale dei mezzi di informazione ad una simile sconvolgente possibilità. Si descrive il turbine di interviste, articoli, servizi giornalistici e pubblicazioni "per una scoperta scientifica di cui si parlava nei villaggi, nelle città, e perfino nei piccoli insediamenti umani vicini alle foreste. Era oggetto di conversazione nei saloni dei barbieri e di bellezza, nelle sale dell'università e a scuola, oltre che in qualsiasi posto di lavoro."

La rivelazione di un essere umano con cervello piccolo e ridotte dimensioni fisiche, è stata ancora più sensazionale in occasione del ritrovamento di attrezzi al sito dello scavo. L'esistenza di questi strumenti suggerisce che la specie cacciava, usava il fuoco e riuscì perfino a sviluppare una lingua, molti anni prima dell’avvento delle caratteristiche di civilizzazione umana moderna.

Il professor Moorwood sottolinea come le implicazioni possano essere di grande portata e piuttosto destabilizzanti, perché, se corrette, dimostrerebbero che il formato del cervello non è indice di intelligenza.

Il ritrovamento non è stato accolto senza polemiche e la legittimità delle nuove teorie è stata messa in discussione da numerosi scienziati intorno al mondo. Vi sono state critiche e accuse, addirittura quella di aver trafugato le ossa per svolgere ricerche private e forse alterarle.

"Lo scetticismo ed il rigore nel valutare nuovi risultati e teorie sono fondamentali nella scienza, ma lo deve essere similmente l'obiettività, una mente aperta e la capacità di accettare l’insospettabile" ha dichiarato il professor Moorwood.

Fonte: http://moora.yourguide.com.au/detail.asp?class=national%20news&subclass=general&story_id=547706&category=general

Data: 15.01.07




Postato da: Storiarchea a 15:49 | link | commenti
varie, curiosita, recensionilibri

venerdì, 29 dicembre 2006
Sosia del mostro di Loch Ness scoperto al Polo Sud

(ANSA) - NEW YORK - Le ossa di un baby plesiosauro vecchio di 70 milioni di anni sono state recuperate su un'isola dell'Antartide.

In vita, secondo gli scienziati, la creatura dal lungo collo doveva somigliare a Nessie, il misterioso animale che una tradizione vuole abitare le acque del lago Loch Ness in Scozia.

Il nuovo scheletro fossile è uno dei più completi del suo tipo e sarà esposto mercoledì presso il museo di geologia della South Dakota School of Mines and Technology.(ANSA) RED
Fonte: www.ansa.it

Data: 12/12/2006 14:21


Postato da: Storiarchea a 09:10 | link | commenti
varie, curiosita, scoperte

martedì, 31 ottobre 2006
Ossa, teschi, scheletri, colonne, misteri...

Mi è capitato diverse volte di trovarmi in luoghi che, stranamente, e senza che riesca a tutt’oggi a spiegarmene il motivo, hanno un “effetto” strano su di me, anche solo a sentirne parlare, o a coglierne immagini su libri, giornali, riviste.

In passato è stato il caso della Cattedrale di Trani (provincia di Bari), o della Piramide di Cheope (piana di Giza, Egitto), e ancora dell’ingresso al porto di Rodi (le colonne con in cima due cervi), il Pantheon a Roma, dove quando ho varcato la soglia sono svenuta di colpo, e non voglio più neanche sentirne parlare (ultimamente c’è una pubblicità in televisione dove la prima immagine è il colonnato anteriore del Pantheon, l’ho guardato di sfuggita ma mi dà un senso di fastidio).

 

Tra queste “amene località”, che comunque reputo importantissime dal punto di vista storico e soprattutto antropologico, ce n’è una che ultimamente mi sta facendo venire un po’ troppo spesso nausea e pelle d’oca.

Giorni fa ero a Milano per alcuni servizi, sono scesa alla metro Sant’Ambrogio e ho riconosciuto subito la zona per aver visitato l’Università Cattolica qualche mese fa per una ricerca in biblioteca. Anche in quella circostanza non ero “perfettamente” a mio agio, dato che proprio non sopporto quel monumento che credo sia ai caduti di qualche guerra che si trova a destra dell’entrata all’università.

Proseguendo invece prima per Via San Vittore (esattamente dal lato opposto della Cattolica) fino a Via di Porta Vercellina, e poi tornando indietro e dalla Metro Sant’Ambrogio proseguendo per Via De Amicis, io che ero alla disperata ricerca di un ufficio postale che non ho trovato, ho scoperto alcune cose interessanti. Che, ovviamente, prima non sapevo.


Postato da: Storiarchea a 15:26 | link | commenti
varie, personaggi, letteratura, eventi, roma, arte, religione, storia, domande, curiosita, scoperte, meraviglie, lombardia, enigmimisteri, cristianesimo, folklore, insediamenti, archeonord, archeoroma, archeoitalia, archeolombardia

HALLOWEEN!

La festa di Ognissanti e il Capodanno celtico
 
Il 1 novembre è lo spartiacque tra un anno agricolo e l’altro. Finita la stagione dei frutti della terra, che ha accolto i semi del frumento destinati a rinascere in primavera, entra nel periodo del letargo: “Per l’Ognissanti siano i grani seminati e i frutti rincasati” consiglia un proverbio.
 
Per i cristiani si celebrano in questi giorni due feste importanti, Ognissanti e la Commemorazione dei defunti. Ma un tempo, nelle terre abitate dai Celti, che si estendevano dall’Irlanda alla Spagna, dalla Francia all’Italia settentrionale, dalla Pannonia all’Asia Minore, questo periodo di passaggio era considerato un Capodanno: lo si chiamava in Irlanda Samain / Samhain (Samonos in gallico) ed era preceduto dalla notte conosciuta ancora oggi in Scozia come Nos Galan-gaeaf, notte delle calende d’inverno, durante la quale i morti entravano in comunicazione con i vivi in un generale rimescolamento cosmico, come già si è constatato in altri periodi critici dell’anno. Dell’antico Capodanno celtico sono tuttavia sopravvissuti fino a oggi proverbi e usanze: fra queste ultime la più celebre nei paesi inglesi e irlandesi è la cosiddetta notte di Halloween, tra il 31 ottobre ed il 1 novembre, durante la quale i ragazzi si mascherano da scheletri e fantasmi, mimando il ritorno dei morti sulla terra, e girano di casa in casa chiedendo piccoli tributi e minacciando, se non li ottengono, di giocare qualche scherzo. Purtroppo la festa si è degradata in un gioco profano che si è esteso anche all’Europa meridionale, specie in questo nostro paese dove si recepisce ogni usanza o moda straniera senza discernimento.


Postato da: Storiarchea a 15:14 | link | commenti
varie, religione, storia, domande, curiosita, enigmimisteri, cristianesimo, etniepopoli, keltoi, cultiecultura, folklore, gran bretagna, archeoitalia, archeogranbretagna

martedì, 17 ottobre 2006
La ricerca delle origini in Africa? Non così semplice!

WASHINGTON (Reuters) – Gli Afro-Americani che speravano di usare il DNA per rintracciare le loro radici Africane, potrebbero rimanere delusi dai risultati, hanno dichiarato i ricercatori. Un nuovo studio evidenzia infatti come gli Africani siano troppo geneticamente complessi perchè si possa risalire con certezza alle loro prime origini.

Parecchie aziende Statunitensi, recentemente, si sono offerte di aiutare gli Americani a rintracciare le loro ascendenze africane usando il DNA mitocondriale, quello che viene trasmesso di madre in figlia virtualmente inalterato. "Qual è la vostra tribù?" si legge in un annuncio pubblicitario. "Seguite le vostre radici indietro nel tempo," propone un altro.

Ma il biologo Bert Ely dell'Università della Carolina del Sud ha scoperto che meno del 10 per cento delle sequenze mitocondriali di DNA Afro-Americano analizzate, possono offrire un risultato certo nel loro abbinamento ad un gruppo etnico africano d’origine.

La notizia potrebbe deludere chi sperava di leggere l’albero genealogico dei propri antenati. Più di 11 milioni Africani furono forzatamente condotti nelle Americhe nel periodo della tratta degli schiavi tra XVII e XVIII secolo.

"È giusto che si sappia che i risultati ottenuti non sono necessariamente esatti… sono solo quanto di più vicino al vero si possa ottenere” ha spiegato Ely, che ha esaminato con i colleghi dell'Università del Massachusetts e dell'Università del Maryland, qualcosa come 3.700 sequenze di DNA mitocondriale di persone proveniente dall’Africa sub-Sahariana.

Hanno inoltre sottoposto a test numerosi individui Afro-Americani, compresi quelli che si identificano come "Gullah" o "Geechee" e vivono lungo i litorali di Carolina del Sud e della Georgia. Questi gruppi etnici hanno legami culturali più stretti con la Sierra Leone, che si evidenziano nella lingua, nella storia e nei mestieri.

Essendovi maggiore diversità genetica fra gli Africani che fra la gente da qualunque altro continente ed essendo l'umanità stata in Africa più a lungo che in qualsiasi altro luogo, Ely ha dichiarato che l'idea di associare il DNA ad una specifica tribù o ad uno specifico luogo, suona logica.

"E sarebbe verificabile se ciascuno fosse, nel tempo, rimasto nel suo luogo d’origine… ma come sappiamo, le cose non vanno esattamente così" ha aggiunto.

Con i Gullahs ed i Geechees dovrebbe essere possibile individuare collegamenti genetici più puri, ma la squadra di Ely, ancora una volta, non ha ottenuto dati assoluti.

"L'analisi non mostra che il loro DNA mitocondriale sia differente da un campione scelto a caso tra altri Africani" ha dichiarato. "Ed era improbabile lo fosse, perché gli schiavi sono stati portati a Charleston da qualsiasi zona occidentale dell'Africa".

"I dati storici indicano che virtualmente tutti gli schiavi Africani portati in America del Nord provenivano dall'Africa centrale o centro-occidentale; per questo non è possibile determinare con una certezza superiore al 10% gli esatti etnia e luogo d’origine.”

Fonte: http://news.yahoo.com/

Data: 13.10.06



Postato da: Storiarchea a 11:45 | link | commenti
curiosita, archeoriente

lunedì, 28 agosto 2006
Montevecchia (LC) - (2)

A Montevecchia, in provincia di Lecco, ci sono tre piramidi, simili a quelle egizie della piana di Gizah. Solo che, mentre quest'ultime sono composte da pesanti blocchi di pietra, per il quale trasporto occorsero numerosissimi schiavi, quelle di Montevecchia sono direttamente scavate nelle colline. Ma ignoto è il periodo in cui queste vennero modellate e ignoto è l'artefice di tale opera.
La zona di Montevecchia era già abitata nella preistoria, infatti gli archeologi hanno qui rinvenuto reperti risalenti all'età dell'uomo di Neanderthal. Sempre nel passato, la zona fu sotto influenza celtica e poi romana, ma a nessuna di queste civiltà, secondo gli studiosi, sono da attribuire le piramidi. Sono molto più antiche dei Celti, ma più recenti dell'uomo di Neanderthal (perchè se così non fosse, ciò darebbe grossi grattacapi alla scienza!). Probabilmente risalgono allo stesso periodo in cui furono costruite le piramidi in Egitto, quindi si parla del III millannio a.C. Ma di certo non furono gli Egizi a costruirle. Tuttavia, il dato più sconcertante è che queste tre piramidi sono posizionate esattamente come le tre piramidi della piana di Gizah: Cheope, Chefren e Micerino, rispecchiando così il disegno delle tre stelle della costellazione di Orione in terra. Sarà un caso che gli antichi abitanti della zona adorassero il dio Orione? Non credo. C'è un altro particolare interessante. Quando ci siamo recati sul posto, non ho potuto fare a meno di notare, in vetta alla prima piramide (quella corrispondente a Micerino) 12 cipressi disposti a cerchio. Secondo me, una specie di Stonehenge in miniatura. Magari una sorta di primitivo osservatorio astronomico. Ma non solo, il numero 12 ha un alto valore simbolico e ne parlò ampliamente anche in questo sito, nella sezione Clipeologia. Chissà che non ci sia un collegamento tra le piramidi e la perduta mitica civiltà di Atlantide.

Analisi fino ad ora effettuate
(fonte: http://www.egittologia.it/content/scheda_art.aspx?id_art=24)

Per 2/3 anni vi sono state diverse discussioni sulla natura "artificiale" dei manufatti...ma recenti misurazioni "professionali" fatti da due astrofisici di Milano ( gentilmente prestatisi ) con strumentazioni "satellitari" sono riusciti a DIMOSTRARE che le tre piramidi sono chiaramente artificiali per i seguenti motivi.

1 - Sono orientate tutte e tre col lato "migliore" ad EST con una precisione inferiore al MEZZO GRADO.

2 - Tutte le facce delle TRE piramidi sono inclinate CON LA STESSA INCLINAZIONE.

3 - Sono orientate seguendo le proporzioni delle tre stelle della cintura di Orione

4 - L'inclinazione delle pareti è di 42/43 gradi LA STESSA DELLE DUE PIRAMIDI EGIZIE più grandi ( quella Rossa e quella Romboidale ) che secondo l'egittologia "classica" sono attribuite a Snefru ( padre di Keope).

Ma la cosa ancora più, diciamo, strana, è che si proporziona la costellazione di Orione ( con TUTTE le sue stelle ) e si orienta in modo da far COINCIDERE le tre stelle della cintura con le "nostre" tre piramidi... le altre stelle ( 11 su 15 ) vanno a coincidere con i CENTRI STORICI di alcuni paesi della nostra zona.

Premesso che tra un paese e l'altro vi sono chilometri di boschi e di campi arati..la coincidenza ci sembra quantomeno strana.

[Proloco Montevecchia]

http://www.croponline.org/nostresperienze.htm#LE%20PIRAMIDI%20DI%20MONTEVECCHIA%20(LECCO) )


Postato da: Storiarchea a 12:57 | link | commenti (1)
curiosita, scoperte, lombardia, enigmimisteri, insediamenti, archeoitalia

Archivio

oggi
aprile 2009
luglio 2007
marzo 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
aprile 2005
marzo 2005

Foto Recenti



Heracleum blog & web tools