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Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...

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Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.

L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.

Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura

Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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venerdì, 13 luglio 2007
Turkmenistan: tremila anni sotto la sabbia: italiano cerca e trova i segreti del deserto

(ANSA) - AGI KUI (TURKMENISTAN) - Lo scheletro del cane è perfettamente conservato, adagiato su un fianco sul fondo della tomba. “È la grande scoperta di quest'anno perchè è il primo molosso ritrovato finora sepolto con una tomba tutta sua, completa delle offerte rituali. Possiamo datarlo tra il 2300 e il 2200 a.C.”

Gabriele Rossi Osmida, archeologo del Centro Studi Ligabue di Venezia, è entusiasta, mentre spiega, sotto il sole torrido del deserto turkmeno, che, “in epoca sumera i molossi venivano usati come cani da combattimento” ed è probabilmente per questo che questo esemplare è stato sepolto con tutti gli onori.

Siamo a 550 km ad est di Ashgabat, capitale del Turkmenistan, nel luogo di un insediamento urbano dal nome suggestivo, Agi Kui (Acqua Amara) che, alla luce delle scoperte fatte, si è sviluppato dal 3200 a.C. fino all'epoca della “via della seta” (1200 d.C.). “Con i dati che stanno emergendo possiamo riscrivere l'intera cronologia storica del Turkmenistan e delle civilta' che si sono sviluppate nell'Asia Centrale”, sostiene Rossi Osmida.

È nell'area dal 1989 e scava in questa specifica località, quella della civiltà margiana, dal 2001. Sta qui tre mesi l'anno, il resto del tempo lo passa a Venezia, a studiare i dati. La pelle è bruciata dal sole, nonostante il cappello che non si toglie mai, e ha l'entusiasmo di un pioniere. Oggi è felice perchè è arrivato fin quaggiù il sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti, in visita ufficiale nel Paese e che ha voluto vedere da vicino gli scavi dell'archeologo, che lavora con una trentina di operai locali, l'aiuto della moglie e pochi mezzi.

Il professore racconta di aver avuto, anni fa, in epoca sovietica, segnalazioni di piccoli ritrovamenti e di essere poi andato avanti partendo dalle foto satellitari fornite dal Cnr.

“L'insediamento portato alla luce finora copre 8 ettari, e ho aperto 500 tombe. In totale, nella necropoli, ce ne dovrebbero essere almeno 5.000”, spiega, mentre mostra una tomba aperta per metà: “Questa l'ho scoperta stamattina”. È una donna di piccola statura, in posizione fetale, un lungo orecchino è scivolato per terra all'altezza dell'orecchio. Datazione della necropoli, tra il 2700 e il 1800 a.C., età del bronzo. Ma la particolarita' dell'area è il lungo arco di tempo durante il quale si è sviluppata.

“I ritrovamenti ci dicono che originariamente esisteva un villaggio di epoca eneolitica (dal 3200 al 3000 a.C.), e questa è una scoperta assolutamente nuova, perchè in precedenza non si avevano notizie su insediamenti di questo tipo - sottolinea il professore, spostandosi verso un'area adiacente alla necropoli -, successivamente i Sumeri, quando cominciarono ad espandersi verso l'Afganistan, fortificarono l'area e costruirono una cittadella per proteggere l'impianto commerciale. Nel momento della crisi del mondo sumero, intorno al 1800 a.C., la cittadella fu abbandonata. Ne sopravvisse una parte, che andò avanti fino al 1200 d.C., all'epoca della via della seta”.

A un'estremità dell'area archeologica, un grosso tendone ripara dalla sabbia vasi, piccole sculture, punte di lancia e una quantità di altri reperti recuperati dalle tombe.

“Queste - spiega Rossi Osmida indicando alcune figure - sono statuette di argilla cruda che rappresentano la dea madre, e sembra proprio che siano di epoca eneolitica”.

Il punto sui ritrovamenti sarà fatto in un libro che uscirà in settembre. Intanto, l'uomo sotto il sole che sembra davvero venire da un altro tempo, anticipa: “Dovremo rivedere la storia dei rapporti tra Occidente e Oriente. Quest'ultimo era molto piu' vicino all'Occidente di quanto noi immaginiamo”.

E racconta il suo sogno: trasformare questa missione in una scuola sperimentale per gli studenti turkmeni di architettura e archeologia. (ANSA).

(comunicato ANSA dell'inviata Eloisa Gallinaro)


Postato da: Storiarchea a 08:55 | link | commenti
scoperte, archeoriente

Un campo da bowling dell'era tolemaica

La missione italiana al lavoro nell’area di Kom Mady, Governatorato del Fayoum, ha scoperto la prima “sala da bowling” della storia.

La scoperta è stata effettuata presso un edificio aperto databile all’era Tolemaica, il cui pavimento appare ricoperto da imponenti blocchi di calcare e reca una pista della profondità di 10 cm ed un’ampiezza di 20. La pista ha nel mezzo un foro di forma quadrata della dimensione di 12 centimetri che si apre su un grande raccoglitore di ceramica fissato al di sotto. Un portavoce della missione italiana ha annunciato il ritrovamento di due “palle” di calcare levigato, una con lo stesso diametro della pista - l’altra della stessa misura del foro quadrato.

Lo studio della struttura architettonica ha dimostrato che nessun altro edificio simile era mai stato trovato nel mondo antico, e si ritiene che si sia effettivamente trattato del primo tentativo di praticare un gioco simile al bowling. La missione ha effettuato questa scoperta durante i lavori di scavo presso uno dei due edifici all’interno dell’antica città residenziale nell’area di Kom Mady. La città comprende abitazioni composte di due stanze ed un’ampia sala. All’interno della sala, la missione ha trovato rotoli di papiro, oggetti di ceramica, contenitori di vetro, ed alcuni strumenti di rame.

L’area monumentale di Kom Madi è considerata uno dei siti chiave ancora in buono stato di conservazione risalente alla XII Dinastia faraonica.

Si tratta di un tempio dedicato alla venerazione della dea Iside e del dio Sobek.

Un rapporto dettagliato sulla scoperta è stato preparato per la presentazione al Ministero della Cultura Farouq Hosni che si spera potrà stanziare le risorse necessarie al completamento degli scavi ed al restauro di alcuni pezzi, in vista dell’inserimento dell’area sulla mappa turistica.

Fonte: http://www.elmasla.com/
Data: 28.05.07



Postato da: Storiarchea a 08:54 | link | commenti
curiosita, archeoegitto, archeoriente

I cinesi mangiavano ossa di dinosauro come medicina

Abitanti di villaggi nella Cina centrale hanno trascorso decenni a scavare ossa ritenute appartenere a dinosauri volanti per utilizzarle nella medicina tradizionale.

Si è scoperto che le ossa appartenevano effettivamente a dinosauri e ora gli scienziati stanno si stanno occupando degli scavi nelle aree indicate.

Fino all’ultimo anno, i fossili venivano venduti nella provincia di Henan, come “ossa di drago” a circa 25 centesimi il grammo, ha spiegato lo scienziato Dong Zhiming.

Le ossa ricche di calcio venivano bollite talvolta con altri ingredienti per nutrire i bambini rachitici e con crampi alle gambe. In altre occasioni venivano macinate e trasformate in una pasta da applicarsi direttamente alle fratture ed altre ferite, ha aggiunto.

Dong era parte del team che ha recentemente scavato nella Contea di Ruyang nell’Henan, un dinosauro erbivoro di 60 piedi di lunghezza, che visse da 85 a 100 milioni di anni or sono. La scoperta è stata esposta al pubblico martedì.

Dong ha dichiarato che gli abitanti dei villaggi devono avere scavato negli ultimi due decenni una stima di 1 tonnellata di ossa.

“Sono convinti che le ossa di drago appartenessero davvero a draghi volanti” spiega ancora Dong, professore di Paleontologia e Paleoantropologia dell’Accademia Cinese delle Scienze.

Fonte: http://www.forbes.com/feeds/ap/2007/07/05/ap3884847.html
Data: 05.07.07




Postato da: Storiarchea a 08:50 | link | commenti
curiosita, archeoriente

lunedì, 26 marzo 2007
Gli acari svelano dettagli sull’antica civiltà Inca

Gli acari che si nutrono degli escrementi del lama stanno offrendo agli scienziati nuovi indizi cruciali sul sorgere e tramontare dell’impero Inca e delle civiltà che lo precedettero.

Gli invertebrati nel terreno stanno permettendo ai ricercatori di seguire la crescita ed il declino dei popoli delle Ande, diversi secoli prima che la conquista Spagnola del 1532 portasse la pratica della documentazione scritta degli avvenimenti.

Le evidenze ricavate da acari fossilizzati, preservati in sedimenti presso un lago a circa 50 km dalla capitale Inca di Cuzco, hanno mostrato come il grande impero si accrebbe in dimensione e complessità all’inizio del XV secolo.

L’abbondanza di acari fossili è collegata direttamente al numero degli escrementi del lama che si depositarono nei pascoli attorno al lago Maracocha in periodi particolari, e può essere quindi usata per la stima degli armenti per un periodo per il quale non esistono dati scritti.

La nuova ricerca suggerisce che dopo un periodo di rapida crescita, il potere della civiltà Inca avesse iniziato a declinare, già prima dell’arrivo dei conquistadores di Francesco Pizzarro. La situazione sarebbe poi stata aggravata dall’avvento delle malattie europee contro le quali i popoli indigeni e le loro scorte vive non avevano resistenze. Persino più indietro nella storia, i dati tratti dagli acari testimoniano come due civiltà precedenti, i Whari ed i Tiwanaku, si spostarono più in alto sulle Ande, quando la temperatura crebbe durante l’XI secolo; e quindi come iniziò il loro declino, in parte a causa di siccità prolungate.

Fonte: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/us_and_americas/article1567478.ece

Data: 26.03.07




Postato da: Storiarchea a 18:45 | link | commenti
india, scoperte, archeoriente

lunedì, 29 gennaio 2007
428 dopo Cristo - Storia di un anno

"Il nostro sarà un vero e proprio viaggio attraverso il mondo tardoromano, in un anno importante per la sua evoluzione politica.
Ci muoveremo lungo uno di quei percorsi circolari cari ai compilatori degli 'inventari del mondo' tardoantichi.
Partendo dall'evento politicamente più rilevante del 428 dopo Cristo - la caduta del regno d'Armenia - attraverseremo il Mediterraneo e l'Europa, per poi ripiegare verso Oriente, fino al primo tratto della Via della Seta, ai confini di altri mondi.
Durante il viaggio incontreremo città e deserti, palazzi e monasteri, scuole pagane e santuari cristiani.
E soprattutto vivremo insieme alle
dramatis personae
di questo lungo anno: gli imperatori Teodosio II, Valentiniano III e Vahrâm V; generali romani come Flavio Dionisio; capi barbari come Genserico o signori della guerra come il saraceno al-Mundhir.
E poi religiosi come Simeone Stilita, Paolino di Nola e Agostino; donne di potere come Galla Placidia e Pulcheria; intellettuali pagani come Macrobio o Plutarco di Atene; vescovi potenti come il siro Rabbula o il copto Scenute.
Lo sfondo è il tramonto dell'impero romano.
O, se si preferisce, l'alba del medioevo."

(Giusto Traina - 428 dopo Cristo - Storia di un anno - Editori Laterza, 2007)

Giusto Traina è professore ordinario presso l'Università di Lecce, dove insegna Storia romana ed Armenistica. Attualmente insegna anche all'Université de Paris 8 e all'Université Catholique de Louvain.
Per Laterza ha pubblicato anche La tecnica in Grecia e a Roma (2000) e Marco Antonio (2003).


Postato da: Storiarchea a 22:02 | link | commenti (5)
varie, religione, storia, bibliografia, recensionilibri, insediamenti, archeoroma, archeoitalia, archeoeuropa, archeoest, archeoriente

giovedì, 07 dicembre 2006
Reperti militari nel Sahara: tra mito e realtà tracce dell'armata di Cambise

Reperti militari nel Sahara: tra mito e realtà tracce dell'armata di Cambise

di Aristide Malnati

Uno dei più intricati misteri dell’archeologia e della lunghissima civiltà egizia potrebbe presto venire risolto. Un’equipe internazionale a direzione egiziana, incaricata nel 2000 dell’esplorazione sistematica della zona del deserto bianco tra l’Oasi di Siwa e quella più a sud di Kharga (la Grande Oasi di epoca faraonica), ha riportato alla luce tracce di presenza umana e forse militare. In un’area scandagliata di più di 50 kmq sono emersi resti di vestiti (mantelli e turbanti per ripararsi il volto dal sole e dalla polvere), di coperte e persino di armature, che rivelerebbero la presenza di un esercito; è presto per proporre la datazione dell’epoca, a cui risalgono i reperti ed è anche azzardato tentare di stabilire l’entità numerica dell’armata in questione.

Come però non pensare che finalmente potremmo essere in presenza di evidenze archeologiche del famoso esercito dei medi?


Postato da: Storiarchea a 18:29 | link | commenti (1)
archeoriente

sabato, 25 novembre 2006
PIÙ DI 100 ANTICHI INSEDIAMENTI SCOPERTI NELL’EST DELL’ANATOLIA

I ricercatori del progetto TAY (Insediamenti Archeologici in Turchia) hanno scoperto 120 antichi insediamenti precedentemente sconosciuti, stimati dagli studiosi risalire all’Età del Ferro.

Il progetto ha fino ad ora individuato circa 480 aree anticamente abitate, attraverso 7,500 chilometri nell’est dell’Anatolia.

I risultati della ricerca saranno presto disponibili on-line.

Tra i più significativi siti scoperti, una fortezza dell’età del Ferro ed un sito chiamato Agababa, situato nel distretto di Tercan (regione di Erzincan), una fortezza ed un tempio con altari ancora intatti nello stesso distretto.

Fonte: http://www.turkishdailynews.com.tr/article.php?enewsid=59897
Data: 23.11.06


Postato da: Storiarchea a 12:37 | link | commenti
archeoriente

venerdì, 10 novembre 2006
Manufatti del Primo Tempio tra i detriti del Monte del Tempio

Il progetto di setacciare gli strati dei detriti prelevati dal Monte del Tempio sta restituendo migliaia di nuovi manufatti databili al periodo del Primo Tempio. I detriti erano stati rimossi nel 1999 dal Fondo Religioso Islamico (Waqf) dalla zona delle scuderie di Salomone e trasportate alla Valle del Kidron. Le operazioni di esame dei detriti si svolgono al Parco Nazionale della valle di Tzurim, ai piedi del Monte Scopus e sono finanziate dalla Ir David Foundation. Gabriel Barkai e Tzachi Zweig, gli archeologi che dirigono il progetto, che conta sull'aiuto di centinaia di volontari, si accingono a pubblicare le fotografie e le informazioni sulle nuove scoperte.


Postato da: Storiarchea a 17:19 | link | commenti
cristianesimo, archeoriente

Concluso lo scavo alla “Città delle Statuette”

Si è appena concluso lo scavo archeologico della “Città delle Statuette” (III-II mill. a.C.) scoperta tre anni fa da una nostra missione nel deserto del Karakum (Turkmenistan). Si tratta di una cittadella di 5600 mq, cinta da spesse mura munite di 18 torri quadrate e con un massiccio “palazzo” centrale provvisto di altre quattro torri agli angoli che ha presentato l’insolita caratteristica di restituire un numero incredibile di statuette in terracotta e in argilla cruda: circa 200, in media almeno due per ogni abitazione.

Le statuette sono evidentemente legate al culto di una Grande Dea cui, in epoca tarda (inizi del II mill.) sembra sostituirsi la figura di un eroe o di un dio maschile, rappresentato nudo, con scarpe e cintura alla vita: simboli di grande dignità.

Tutte le abitazioni erano munite di un raffinato caminetto che assicurava il riscaldamento nei mesi invernali e piccole funzioni di cucina, dal momento che il pane e i pasti principali si preparavano nei cortili in comune. Con l’occasione è stata rinvenuta anche la più antica mappa del Turkmenistan incisa su di un frammento in terracotta: cosa che ha destato molta emozione nella stampa e nelle TV locali.

I numerosi reperti in bronzo e in pietra, testimoniano gli stretti contatti con l’Anatolia, l’Iran, l’Afghanistan e la Valle dell’Indo confermando che gli abitanti dell’oasi praticavano un intenso traffico commerciale per via carovaniera.

La Missione, condotta in collaborazione con il Ministero della Cultura del Turkmenistan, è patrocinata dal Ministero Affari Esteri italiano ed è diretta da Gabriele Rossi-Osmida.



Si ringrazia il Presidente del Centro Studi Ricerche Ligabue – Giancarlo Ligabue.

Fonte: Centro Studi Ricerche Ligabue

Data: 17.10.06


Postato da: Storiarchea a 17:15 | link | commenti
archeoriente

TOMBA DI FAMIGLIA DI 2,700 ANNI IN IRAN

Un team di archeologi del Centro Ricerche Iraniano, nel riportare alla luce i resti di un’antica costruzione sulla collina di Abu-Fondova, ha scoperto una tomba di famiglia risalente al Nuovo periodo Elamita (attorno al 750 a.C.)

“Resti di un soffitto di mattoni appartenenti al Nuovo Periodo Elamita sono stati scoperti nelle parti settentrionali della collina. Vi sono anche i resti di alcuni seppellimenti in questa tomba, che sono andati distrutti col tempo” ha dichiarato Leili Niakan, direttore dello scavo.

I mattoni usati nella costruzione misurano 31x32x5 cm e l’altezza attuale del soffitto rimanente è di 80 cm. La tomba in sé misura 1.13 metri in ampiezza e 2.26 in altezza.

Secondo Niakan, 6 crani umani sono stati dissotterrati dalla tomba. “Gli scheletri erano sparsi. La tomba si data a circa 2,700 anni or sono.”

I frammenti di ossa e i crani sono stati trasferiti al Museo di Haft Tepe. Scavi archeologici al sito storico di Abu-Fondova nella Piana di Susa, Iran sud-occidentale, sono iniziati la scorsa settimana per opera di un team congiunto di archeologi dell’Organizzazione Iraniana per il Turismo ed il Patrimonio Artistico e l’Istituto di Studi Orientali dell’Università di Chicago, sotto la supervisione di Leili Niakan e Abbas Alizadeh.

La collina storia di Ab-Fondova è situata sul lato occidentale della Piana di Susa, 11 km a sud della città. Fu uno dei principali insediamenti residenziali della Piana nel V millennio a.C.

Fonte: http://www.iranmania.com/News/ArticleView/Default.asp?NewsCode=46658&NewsKind=Current%20Affairs

Data: 23.10.06



Postato da: Storiarchea a 17:08 | link | commenti
scoperte, archeoriente

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