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Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...

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Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.

L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.

Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura

Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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venerdì, 13 luglio 2007
Nuovo circolo di pietre in Scozia

Gli archeologi al lavoro sull’isola scozzese di Foula (arcipelago delle Shetland) hanno scoperto un antico circolo di pietre cerimoniale perfettamente allineato con i solstizi d’inverno e d’estate.

Le pietre sono state trovate nel corso dell’ultimo giorno di un’estensiva survey geofisica di un’area chiamata Da Heights. Il gruppo di ricerca ha trovato pietre erette sul suolo che non sembravano essere disposte naturalmente. Approfondite ricerche hanno poi mostrato che le pietre erano parte di un circolo cerimoniale della prima Età del Bronzo. La struttura potrebbe essere stata costruita in un periodo compreso tra il 3,500 ed il 2,000 a.C.

Jayne Lawes, direttore degli scavi, ha dichiarato: “Lo scavo ha provato in maniera definitiva che il circolo di pietre è opera dell’uomo e simile nella struttura ad altri monumenti risalenti al tardo Neolitico, e la prima Età del Bronzo.

“La reale data di costruzione deve essere ancora provata; ma un coccio di ceramica trovato sepolto sotto 60 cm di fango presso il circolo, potrebbe aiutare a trovare una datazione precisa del periodo in cui il sito era in uso.”

“L’allineamento del circolo di pietre al solstizio invernale ha un significato reale” sostengono gli esperti. “Mentre in estate l’isola illuminata dal sole per la maggior parte del giorno e della notte, d’inverno la luce del giorno dura solo poche ore.

“La consapevolezza che i giorni si sarebbero allungati e che la temperatura si sarebbe addolcita doveva essere molto consolante per gli uomini di quei tempi.”

Isobel Holbourn, che possiede il terreno di Foula ove è stata effettuata la scoperta, ha dichiarato: “Sapevamo che c’era qualcosa qui, e gli archeologi hanno trovato un circolo di pietre di forma ovale.

“Si è rivelato che il sorgere del sole in inverno si verifica alla metà del circolo, mentre il solstizio d’estate all’angolo destro, rispetto ad esso.

“Il circolo ha forma ovale, ed al centro era stato scavato un fosso; sono state trovate tracce di un’area pavimentata ed un pezzo di ceramica nera tra le pietre.

“Tutto il materiale è stato inviato ai laboratori per la datazione. Il team di ricerca ha guardato qui il sorgere del sole al solstizio d’estate, il 21 giugno. Dal punto centrale il sole sale sul lato di Ronas Hill – la più alta delle colline dello Shetland, dall’altra parte del mare.”

Fonte: http://news.scotsman.com/scotland.cfm?id=1046352007
Data: 05.07.07






Postato da: Storiarchea a 08:51 | link | commenti
scoperte, archeonord, archeogranbretagna

giovedì, 11 gennaio 2007
La civiltà golasecchiana

La Lombardia occidentale faceva parte dell’area della civiltà di Golasecca.

Il nome deriva dalle importanti scoperte effettuate, fin dagli inizi del XIX secolo, nelle necropoli di Golasecca, che rivelarono un peculiare aspetto culturale della prima età del Ferro.

Questa civiltà era diffusa non solo nella Lombardia occidentale, ma anche nella provincia di Novara ed in parte in quella di Vercelli, in tutto il Canton Ticino e nella Val Mesolcina nei Grigioni.

Le sue radici affondano nella precedente età del bronzo e, a differenza della maggior parte delle regioni italiane, in queste zone è possibile seguire lungo l’arco di più di un millennio uno sviluppo culturale continuo ed ininterrotto, che ha dato a questo territorio le caratteristiche di un ben definito spazio storico-culturale destinato a permanere ben oltre l’inizio dei tempi storici.

Il cuore di quest’area culturale è stato quasi sempre nelle zone prealpine e subalpine: qui vi erano i centri principali nei dintorni di Como, a Golasecca-Castelletto Ticino-Sesto Calende, e nei dintorni di Bellinzona, qui il popolamento era più denso e più stabile. Nella pianura e nelle valli alpine, invece, la documentazione archeologica mostra un alternarsi di periodi di diffuso insediamento ad altri in cui il popolamento sembra essersi notevolmente contratto, fenomeno imputabile a volte a fattori climatici, a volte a motivi di carattere storico (come guerre ed invasioni).


Postato da: Storiarchea a 16:56 | link | commenti (1)
cultiecultura, archeonord, archeoitalia, archeolombardia

martedì, 31 ottobre 2006
Ossa, teschi, scheletri, colonne, misteri...

Mi è capitato diverse volte di trovarmi in luoghi che, stranamente, e senza che riesca a tutt’oggi a spiegarmene il motivo, hanno un “effetto” strano su di me, anche solo a sentirne parlare, o a coglierne immagini su libri, giornali, riviste.

In passato è stato il caso della Cattedrale di Trani (provincia di Bari), o della Piramide di Cheope (piana di Giza, Egitto), e ancora dell’ingresso al porto di Rodi (le colonne con in cima due cervi), il Pantheon a Roma, dove quando ho varcato la soglia sono svenuta di colpo, e non voglio più neanche sentirne parlare (ultimamente c’è una pubblicità in televisione dove la prima immagine è il colonnato anteriore del Pantheon, l’ho guardato di sfuggita ma mi dà un senso di fastidio).

 

Tra queste “amene località”, che comunque reputo importantissime dal punto di vista storico e soprattutto antropologico, ce n’è una che ultimamente mi sta facendo venire un po’ troppo spesso nausea e pelle d’oca.

Giorni fa ero a Milano per alcuni servizi, sono scesa alla metro Sant’Ambrogio e ho riconosciuto subito la zona per aver visitato l’Università Cattolica qualche mese fa per una ricerca in biblioteca. Anche in quella circostanza non ero “perfettamente” a mio agio, dato che proprio non sopporto quel monumento che credo sia ai caduti di qualche guerra che si trova a destra dell’entrata all’università.

Proseguendo invece prima per Via San Vittore (esattamente dal lato opposto della Cattolica) fino a Via di Porta Vercellina, e poi tornando indietro e dalla Metro Sant’Ambrogio proseguendo per Via De Amicis, io che ero alla disperata ricerca di un ufficio postale che non ho trovato, ho scoperto alcune cose interessanti. Che, ovviamente, prima non sapevo.


Postato da: Storiarchea a 15:26 | link | commenti
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domenica, 21 maggio 2006
L’UOMO POTREBBE AVER CAUSATO LE ESTINZIONI PREISTORICHE

Una nuova ricerca mostra che i cavalli preistorici in Alaska potrebbero essersi estinti in quanto predati dall’uomo, piuttosto che per i cambiamenti climatici come si era precedentemente creduto.

La scoperta (di Andrew Solow dell’Istituo Oceanografico di Woods Hole, David Roberts del Giardino Botanico Reale, Kew e Karen Robbirt dell’Università del West Anglia) è pubblicata sul numero di questa settimana di Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

La visione accettata comunemente sosteneva che i cavalli selvatici si estinsero molto prima dei mammut e comunque prima dell’arrivo degli umani dall’Asia, escludendo la possibilità che fossero stati sterminati da pratiche di caccia incontrollate da parte dell’uomo. Una teoria aveva sostenuto che l’estinzione fosse sopravvenuta per problemi climatici.

Ad ogni modo, i ricercatori hanno scoperto che le incertezze nella datazione dei resti fossili e l’incompletezza dei dati fossili indicano che la sopravvivenza dei cavalli fino ad oltre l’arrivo dell’uomo non può essere messa in discussione.

L’articolo del PNAS sviluppa un nuovo metodo statistico per aiutare a risolvere i problemi associati alla datazione dei fossili dal Pleistocene. Lo scopo è offrire una tabella cronologica molto più accurata per l’estinzione dei cavalli, dei mammut ed in ultimo, scoprirne la causa.

Il Pleistocene si colloca tra 1.64 milioni e 10,000 anni or sono. Fu caratterizzato da estensive glaciazioni sull’emisfero settentrionale, e dall’evoluzione dell’uomo attorno a 100,000 anni or sono.

E’ noto che la fine del Pleistocene fu un periodo di estinzioni su larga scala di animali e piante in Nord America ed altrove, ma la questione sul fattore responsabile rimane aperta.

Fonte: http://comm.uea.ac.uk/press via Eurekalert


Postato da: Storiarchea a 12:51 | link | commenti
curiosita, preistoria, archeonord

venerdì, 14 aprile 2006
Incisione del "Dio del Nord"

Un incisione di 2,000 anni or sono del cosiddetto “Dio del nord” adottato dai romani per protezione e buon auspicio, sono state scoperte in Northumberland.
La figura di 40 cm di altezza, che regge uno scudo in una mano ed una lancia o spada nell’altra, è stato scoperto presso il Forte di Chester lungo le Mura di Adriano.
Gli esperti hanno dichiarato che la scoperta è eccitante ed offre nuovi elementi sul culto degli idoli per ottenere protezione.
L’incisione si ritiene appartenere a Cocidius, un dio guerriero romano-britannico. L’esperta di arte rupestre Termia Barnett, ha dichiarato: “E’ una scoperta del tutto inattesa. Mostra quanto vi sia ancora da scoprire sull’antico passato del Northumberland.”
L’incisione è stata scoperta da un team di volontari che cercava incisioni rupestri, in seno ad un progetto in Northumberland e Durham.
La roccia è stata ricoperta a scopi di protezione. Le ricerche sono ancora in corso.

Fonte: www.laportadeltempo.com dell'11 marzo 2006


Postato da: Storiarchea a 08:58 | link | commenti
roma, archeonord, gran bretagna

lunedì, 27 marzo 2006
Le civiltà dell'Italia antica (continua...)

La fase neolitica dell’Europa occidentale termina bruscamente con il grande cambiamento della vita e dei rapporti sociali fra i gruppi umani, determinato dalla scoperta e dall’utilizzo dei primi metalli. L’umanità entra in un nuovo stadio di sviluppo, l’eneolitico o età del rame, il quale dà avvio a concezioni esistenziali radicalmente opposte al periodo precedente che era caratterizzato da un completo interesse dell’uomo verso la natura e dalla adattabilità ad un ambiente difficile se non proprio ostile. Nasce la figura sociale del guerriero che possiede nuove e più efficaci armi di offesa, utilizzate non per vincere la quotidiana battaglia della sopravvivenza, ma per inseguire nuovi sogni di potenza e di dominio sopra i suoi simili.

A questa nuova concezione di vita va ad aggiungersi una vasta esplosione demografica, unita a continui cambiamenti climatici, che favorisce i grandi movimenti migratori del II millennio a.C. dei quali la nostra penisola sarà il punto di arrivo grazie alla sua felice posizione geografica al centro del bacino mediterraneo ed alla sua fertilità ampiamente riconosciuta anche nei tempi più antichi dalle grandi civiltà orientali. Poiché queste ultime avevano saturato i propri mercati interni, andavano cercando sbocchi commerciali verso l’Occidente per poter collocare la produzione dei loro manufatti e reperire le materie prime necessarie allo sviluppo delle nascenti industrie dei metalli. La via più breve per reperire lo stagno, utilizzato dalla metà del II millennio a.C. per la produzione del bronzo, era quella di costeggiare la penisola italiana fino alle rive della Francia meridionale, dove i Celti, consapevoli dell’importanza di tale materia prima, la estraevano da miniere disseminate un po’ ovunque nell’Europa occidentale fra cui quelle importantissime site in Cornovaglia ed in Spagna.

Per opera dei Micenei e dei Fenici ebbe inizio un continuo processo di contatti fra il mondo medio-orientale e quello europeo che non si esaurì nel semplice scambio di prodotti e di materie prime, ma produsse un autentico, rapido decollo di civiltà: nuove concezioni di vita portarono alla graduale acculturazione degli arretrati popoli dell’Occidente europeo. I primi ad usufruire di questi benèfici influssi furono gli antichi Italici che ebbero la possibilità di avere continui contatti con il Vicino Oriente antico poiché i nuovi venuti avevano la necessità di possedere approdi stabili per superare i lunghi e difficili percorsi marittimi verso i mercati del nord. Nascono così i primi importanti empori commerciali che svolgono una vitale opera di diffusione delle più avanzate concezioni sia nel campo tecnologico sia nei settori più specifici del pensiero umano.

La successiva età del ferro è caratterizzata da un’ulteriore espansione demografica da parte dei popoli migratori che vedrà una continua opera colonizzatrice del Mediterraneo occidentale con la nascita di importanti centri civili e la sovrapposizione di nuove razze sui popoli autoctoni della nostra penisola. A nord e nel centro dell’Italia, intanto, le antiche culture formatesi nell’età eneolitica andranno costituendosi in nazionalità ben precise che daranno avvio all’età storica in senso compiuto. Fra queste, emergerà prorompente la civiltà etrusca che rappresenterà il più imponente baluardo alla pressione ellenistica tesa alla conquista della penisola italiana e soprattutto al possesso delle ricche miniere dell’isola d’Elba.

Il complesso intersecarsi degli interessi e dei conflitti fra Etruschi, Greci e Cartaginesi favorirà il formarsi della civiltà romana che saprà inserirsi lentamente nel contesto delle grandi culture mediterranee fino a dominarle, spostando così l’asse della storia umana dal Vicino Oriente verso l’Europa Occidentale.


Postato da: Storiarchea a 21:03 | link | commenti (1)
preistoria, etniepopoli, insediamenti, archeonord, archeoitalia, culture preistoriche italiane

Le civiltà dell'Italia antica

Chi furono i popoli che vissero nella nostra penisola prima di Roma? E come arrivarono in Italia, quali furono i rapporti tra loro, come si trasformarono in autentiche nazionalità storiche?
Popoli invasori, provenienti dall’Asia, dall’Europa e dal bacino mediterraneo invasero il fertile suolo italiano portando con sé le loro tradizioni civili e culturali e divennero essi stessi italiani, fondendosi con le genti che vivevano in questa terra da migliaia di anni.
All’inizio dell’era dei metalli, dopo i millenni “oscuri” della preistoria, l’uomo emerse come animato dal desiderio di guardarsi intorno: il suo pressante desiderio di conoscenza sviluppò anche il bisogno di possesso perché in tutta la sua lunga storia l’umanità aveva sempre e soltanto dovuto combattere per la sopravvivenza, assorbita a piegare le forze della natura. Quando progredirono a ritmo incalzante le conquiste tecnologiche e gli uomini si sentirono protetti di fronte al mondo circostante, essi ritrovarono la propria individualità e cominciarono a riconoscersi come appartenenti a vari clan, a gruppi sociali distinti. L’uso dei metalli dette avvio ad una nuova era che pose termine ad un periodo pacifico dell’umanità per dare inizio a secoli in cui gli uomini si divisero in gruppi e combatterono tra loro.

Tutto questo accadeva in Italia quando le grandi civiltà mediterranee avevano già raggiunto l’apice della loro grandezza.
Agli antichi invasori neolitici si aggiunsero i nuovi invasori, agguerriti e desiderosi di crearsi una nuova patria su una terra ancora da sfruttare. Ruppero così la quiete delle nostre contrade ed imposero agli Italici il pressante problema di difendersi. Sorsero così le prime città fortificate, proprio lì dove era fiorito l’umile e tranquillo villaggio preistorico, mentre gli artigiani iniziarono a costruire armi sempre più sofisticate per difendersi dagli invasori. Stringendosi tra loro, per opporsi al nemico, gli uomini s’accorsero di avere molte cose in comune: origini, civiltà e cultura.
Proprio da questo humus prenderanno avvio le prime grandi civiltà italiche tra cui quella etrusca, la quale favorirà il decollo di Roma creando quelle premesse che determineranno un cambiamento radicale nell’evoluzione dell’umanità.


Postato da: Storiarchea a 21:02 | link | commenti
preistoria, etniepopoli, archeonord, archeoitalia, culture preistoriche italiane

lunedì, 20 marzo 2006
RESTI DI UN UOMO DI 6000 ANNI FA

Eccezionale rinvenimento archeologico in provincia di Bolzano; nella zona di Castel Firmiano, tra il capoluogo altoatesino e il comune di Appiano, sono stati ritrovati i resti di un uomo che potrebbe risale a circa 6 mila anni fa, quindi, in epoca assai precedente di Oetzi. La conferma a questa ipotesi la si potrà avere tra 5-6 settimane, dopo l'esame al carbonio 14; ma tutto lascia supporre che l'ipotesi sia fondata.

Newsletter Archeologica www.laportadeltempo.com


Postato da: Storiarchea a 10:44 | link | commenti
scoperte, preistoria, archeonord, archeoitalia, archeoeuropa

domenica, 05 marzo 2006
Il sito della Brughiera del Vigano

Il recinto era situato in una grande piana chiamata "Brughiera del Vigano" posta tra Somma Lombardo e Golasecca, in provincia di Varese.
Il luogo e' attualmente ritenuto un probabile luogo di culto attivo durante il periodo coperto dalla Cultura di Golasecca e forse anche in epoca precedente.
Gli unici dati disponibili, relativi alla struttura del recinto tombale, sono quelli ottenuti da Pompeo Castelfranco che lo scopri', lo scavo' e per primo esegui' la rilevazione planimetrica, durante il secolo scorso.
Attualmente il circolo non e' piu' visibile in quanto i massi che lo componevano sono stati asportati durante l'esecuzione di lavori agricoli.
L'anello litico era formato da un grande cerchio di pietre fitte di 16.8 metri di diametro che si apriva su un corridoio (detto allee) di 30 metri di lunghezza, un po' piu' largo nella sua parte meridionale.
Un piccolo cerchio di pietre di 4.5 metri di diametro occupava il centro del recinto tombale.
Il recinto risultava complessivamente formato da circa 300 blocchi di pietra distribuiti su una superficie di circa 450 metri quadrati.
All'interno di esso furono scoperte quattro sepolture di cui una posta entro il piccolo recinto interno, altre due poste all'interno del recinto grande e l'ultima posta al limite del recinto esterno proprio all'imbocco del corridoio.
La sepoltura posta grosso modo in corrispondenza del centro del recinto interno dovrebbe presumibilmente essere quella per il quale il complesso fu edificato, le altre sepolture potrebbero essere state poste in loco in epoche successive.
All'interno del recinto maggiore erano presenti due file di monoliti con andamento rettilineo, una ad est ed una ad ovest di esso, le quali sono allineate ciascuno con un monolito posto a circa meta' del corridoio.
Questi due monoliti erano connessi con una linea di pietre posta parallelamente alla linea equinoziale con un errore di circa 1.5 gradi.
Il complesso risale alla fase I B-C di Golasecca, grosso modo dalla fine del VIII secolo a tutto il VII a.C.
Poiche' il complesso non e' piu' rilevabile, non sono possibili accurate misure di orientazione eseguite con tecniche moderne, nonostante cio' il Castelfranco esegui' un'accurata mappatura misurando altresi' l'orientazione di tutto il complesso.
Non e' noto l'errore con cui il Caselfranco misuro' tale orientazione, ma e' ragionevole ritenere che la deviazione, rispetto alla corretta orientazione, sia di qualche grado al massimo.
In ogni caso, in fase di analisi, e' possibile tenere conto di questa incertezza inerente (fuzziness) applicando appropriate tecniche matematiche e statistiche.
L'asse del recinto tombale e' orientato grosso modo parallelamente alla linea meridiana.
L'asse del corridoio risulta allineato lungo la direzione di culminazione superiore degli astri, a sud, e verso il polo celeste, a nord.
Il Polo Nord Celeste, durante la fase I B-C, di Golasecca era posto presso la stella Kochab, (Beta Ursae minoris) di magnitudine 2.24, nella costellazione dell'Orsa Minore, ma piuttosto distante dalla stella polare attuale.
Alri alineamenti astronomicamente significativi avevano come obbiettivo le stelle Vega, stella di prima grandezza nella costellazione della Lyra, le stelle della coda della costellazione dello Scorpione, quelle delle costellazioni del Cigno, dell'Auriga e di Orione.


Postato da: Storiarchea a 10:49 | link | commenti (1)
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La Cultura di Golasecca

I RECINTI TOMBALI DELLA CULTURA DI GOLASECCA

di Adriano Gaspani



Il termine cromlech e' di origine gallese e letteralmente si traduce in "pietra curva".
Il termine indica un recinto di pietre fitte disposte in circolo che racchiude una o piu sepolture.
I cromlech, definiti piu' correttamente anche "tombe a circolo", sono diffusi in tutta Europa, e sono presenti anche nel comprensorio del Ticino dove durante il primo millennio a.C. si sviluppo' la Cultura di Golasecca.
Le sepolture poste al centro di un circolo di pietre, risalenti al VII e al VI secolo a.C. sono un fenomeno prettamente italico.
L'archeologo P. Castelfranco, alla fine del secolo scorso, ne riconobbe 43 lungo la riva lombarda del fiume e 4 su quella piemontese.
Tra questi, alcuni dei piu' caratteristici fanno parte del sito del Monsorino.
Oltre che al Monsorino alcune tombe a circolo sono state scoperte nella brughiera della Garzonera a Vergiate, in quella del Vigano a Somma Lombardo, nella zona di Sesto Calende e, relativi alla fase II-III di Golasecca, vale a dire dal VI al IV secolo a.C, nel Canton Ticino a Minusio presso Locarno.
I recinti tombali, collocati sia sulla cima delle colline come nel caso del Monsorino sia in pianura come a Vigano e a Vergiate, presentano dimensioni variabili grosso modo tra i 3 e i 10 metri di diametro.
Il circolo del Vigano, oggi scomparso, era quello di maggiori dimensioni con il suo diametro di ben 17 metri e con un corridoio di circa 30 metri.
L'uso di questi recinti funebri inizia, nel comprensorio del Ticino, con l'ottavo secolo a.C. come a Sesto Calende in localita' Carera e prosegue per tutto il VII e il VI secolo a.C.
I recinti tombali risalenti alla cultura di Golasecca e collocati cronologicamente al VII secolo a.C. racchiudono al centro del cerchio di pietre una sepoltura il cui corredo risulta generalmente povero.
Le tombe di guerriero, quindi di esponenti di rilievo all'interno della societa' golasecchiana risultano ricche dal punto di vista del corredo, ma generalmente sono prive del circolo di pietre che ne delimita l'ubicazione.
Ad esempio nel caso della necropoli del Presualdo rileviamo la presenza di decine di tombe, ma solo due di esse, poste in mezzo alle sepolture ordinarie, sono circondate da un circolo di pietre.
Una possibile spiegazione potrebbe essere che i recinti tombali delimitassero lo spazio sacro riservato a due particolari sepolture nelle quali furono poste le ceneri di persone di rango sociale elevato, tanto da meritare il circolo litico, ma non dal punto di vista aristocratico in quanto la relativa poverta' del corredo rinvenuto nelle due sepolture non parla a favore del fatto che i due personaggi sepolti fossero persone ricche e altolocate.
La presenza di una segnacolo cosi' impegnativo per marcare una tomba tutto sommato modesta potrebbe essere spiegabile con l'ipotesi che il personaggio sepolto possa essere stato un uomo di culto e non un uomo di potere.
E' noto che le popolazioni preistoriche che costruirono i cromlech nelle regioni del nord Europa intendevano delimitare lo spazio sacro destinato alla sepoltura, ma anche rappresentare nella forma circolare un ben determianto genere di simbologia cosmica. Cosi' potrebbe essere stato anche per le popolazioni appartenenti alla cultura di Golasecca.
La forma circolare era ovviamente in relazione con la forma dei due corpi celesti piu' luminosi e facilmente visibili nel cielo, cioe' il Sole e la Luna, ma non solo.
Il profilo dell'orizzonte se osservato da un'altura appare circolare centrato nell'osservatore, il moto apparente dei corpi celesti si compie lungo traiettorie circolari e cosi' appare anche la forma della sfera celeste ad un osservatore che scruta il cielo durante la notte.


Postato da: Storiarchea a 10:44 | link | commenti
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