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Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...
Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.
L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.
Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura
Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.
Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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A riferirlo è il Circolo culturale telematico per la Natura e la Storia
E' in ottime condizioni di conservazione
La scoperta è del team di paleontologi del Gruppo Mineralogia e Paleontologia di Scandicci (Fi). Gli scienziati, al lavoro da oltre un mese, sono quasi sicuri di recuperare tutto lo scheletro e continuano a scavare con molta cura ed attenzione. “Lo stato di conservazione è ottimo”, dichiara Simone Casati, paleontologo, che, insieme a Franco Gasparri del Gruppo Mineralogia e Paleontologia di Scandicci hanno effettuato la scoperta e che lavorano sotto il controllo della Sovrintendenza archeologica regionale della Toscana. “Questa scoperta, parlando di terroir, è significativa - ha dichiarato Cristina Mariani, proprietaria della Castello Banfi, l'azienda leader del territorio di Montalcino - e ci ricorda ancora una volta che i minerali e i nutrienti depositati in milioni di anni costituiscono una grossa parte della composizione del suolo.
Una zona costiera collocata ad una latitudine compresa tra il Tropico del Cancro e l’Equatore. Acque calde, clima monsonico: un ambiente molto simile a quello degli attuali Carabi. E poi specie animali rarissime: vertebrati di cinque metri di lunghezza, sauri marini e pesci tra cui esemplari spesso unici. Non è la sceneggiatura di un nuovo film di Steven Spielberg, ma qualcosa di simile a come doveva essere il nostro territorio circa 250 milioni di anni fa.
Una ricostruzione resa possibile dall’eccezionale stato di conservazione dei reperti fossili presenti in un’area a cavallo tra Italia e Svizzera che interessa cinque comuni della Provincia di Varese e nove del Mendrisiotto. Un punto di riferimento importantissimo per chi si occupa di paleontologia tanto che la parte svizzera del Monte San Giorgio è dal 2003 Patrimonio dell’UNESCO. Fatto da spingere l’Amministrazione di Porto Ceresio, di concerto con quella di Viggiù, ente capofila, e con i Comuni di Besano, Clivio e Saltrio a mettersi in lizza per entrare a far parte della prestigiosa lista.
Le motivazioni della candidatura sono state presentate questa mattina a Porto Ceresio nell’ambito di un’affollata conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre che i Sindaci e diversi rappresentanti istituzionali dei Comuni coinvolti, i senatori Maria Agostina Pellegatta e Carlo Fontana, rispettivamente vicepresidente e membro della 7° Commissione del Senato per i Beni culturali, e Roberto Aragno, prefetto della Provincia di Varese.
«A differenza di altri siti paleontologici noti a livello mondiale che presentano un unico livello fossilifero principale - ha sottolineato Silvio Renesto, docente di Paleontologia all’Università degli Studi dell’Insubria - sui monti insubri affiorano almeno cinque livelli fossiliferi distinti, ognuno contenente più di una associazione fossile. Questo permette di studiare, sull’arco di 15 milioni di anni, l’evoluzione di determinati gruppi di organismi, tra cui pesci, rettili marini e affascinati invertebrati». Si tratta di una continuità temporale tale da non esistere altrove e da giustificare lo sforzo delle Amministrazioni varesine per far annoverare l’area tra i siti patrimonio mondiale dell’Umanità.
(..)
L'Italia è al primo posto per numero di siti nominati nella classifica mondiale dell'UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura. Si tratta di luoghi specifici eletti dopo un lungo iter che vengono sottoposti ad un particolare programma di tutela e conservazione. Il programma è stato fondato con la Convenzione per la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, adottata dalla Conferenza generale dell'UNESCO il 16 novembre 1972.
Ad oggi la lista comprende un totale di 830 siti (644 beni culturali, 162 naturali e 24 misti) presenti in 138 Nazioni del mondo. E' l'Italia la nazione a detenere il maggior numero di patrimoni dell'umanità. In particolare, sono 41 le località del Bel Paese che ne fanno parte. 40 per motivazioni di carattere culturale e 1, le Isole Eolie, per ragioni di tipo naturalistico. Dal 2003 anche il Sacro Monte di Varese, insieme agli altri otto Sacri Monti di Piemonte e Lombardia (Varallo, Crea, Orta-San Giulio, Oropa, Biella, Griffa, Belmonte, Domodossola e Ossuccio) ha ottenuto l’importante riconoscimento. Per quanto riguarda il Canton Ticino sono due i siti UNESCO: i tre Castelli e la cinta muraria di Bellinzona e il Monte San Giorgio. Quest’ultimo è iscritto dal 2003, mentre i vicini Monti Orsa e Pravello sono in attesa del prestigioso riconoscimento.
Fonte: http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=64041
Data: 20.01.07
Sorgerà in corrispondenza del casello autostradale Frizzone-Capannori, lungo la Firenze-mare, il più grande e importante museo archeologico sotterraneo d’Italia: a dare la notizia all’ADNKRONOS CULTURA l’archeologo Michelangelo Zecchini che lavora, dal giugno del 2006, agli scavi nella zona condotti dalla sovrintendenza archeologica della Toscana, sotto la direzione di Giulio Ciampoltrini. Proprio in corrispondenza del casello, infatti, in occasione dei sondaggi avviati in vista dei lavori autostradali, gli archeologi rinvennero lo scheletro di un bambino di epoca romana. Oggi, gli scheletri di bambini sono diventati sei e quello che è stato rinvenuto con loro rappresenta una scoperta così importante da essere ritenuta inamovibile. Da qui la decisione di proteggere il rinvenimento con un apposito museo-contenitore che verrà costruito sotto il livello autostradale.
Gli scavi, infatti, hanno riportato alla luce, sebbene ancora parzialmente, una grande area sacrale con tre templi, uno ligneo e due di pietra, nella quale venivano praticati riti bacchici: a far comprendere agli archeologi la destinazione della zona, il rinvenimento di fosse cultuali rivestite in legno di quercia, di centinaia di anfore e vasellame per contenere il vino (una di queste fosse, di poco più di sei metri quadrati, ha restituito una tonnellata di anfore), il più grande calcatorium mai ritrovato in Italia (una vasca per la produzione del vino rituale, una sorta di fonte sacra dalla quale attingevano i presenti usando i recipienti dell’epoca) e, infine, una splendida terracotta architettonica decorata con la figura di Bacco a cavallo di un delfino.
“Questa rappresentazione di bacco, che tiene in mano la cetra, riconduce al celebre mito di Dioniso e i pirati – ha spiegato all’ADNKRONOS CULTURA Michelangelo Zecchini – secondo il quale Dioniso, rapito dai pirati, si divertì a usare i suoi poteri divini trasformando l’albero maestro della nave in una vite e i pirati in delfini. Finì poi per cavalcarli mentre, accompagnandosi con la cetra, intonava il canto di vittoria”. Una zona dedicata al dio Bacco e ai riti a lui dedicati, dunque, che aiuterà a capire qualcosa in più dei misteriosi riti bacchici. “Uno degli autori che ci fornisce qualche notizia riguardo questi riti è Tito Livio – ha aggiunto l’archeologo Zecchini - riportando di un console che raccoglie le confidenze di una schiava iniziata al culto, la quale racconta di processioni di invasati durante le quali si compivano atti senza freno e orgiastici”. Quel poco che si sa dei riti bacchici, non aiuta a capire la presenza degli scheletri di bambini, “e ho modo di ritenete che ne troveremo anche degli altri”, ha sottolineato Zecchini.
Infatti, sul lato occidentale del tempio di pietra sono stati rinvenuti i resti di quattro neonati, tutti di età inferiore a sei mesi; uno è stato rinvenuto ai piedi della vasca rituale, posizione che fa pensare a un’offerta al dio; un altro ai piedi di un’enorme vite ancora intatta, nonostante i suoi 2.100 anni. “Potrebbe trattarsi di sepolture rituali o di sacrifici umani in onore di Bacco – ha spiegato l’archeologo Zecchini - ma la religione romana rifuggiva dalla pratica del sacrificio umano, se non in occasione delle guerre, per cui a mio avviso, si tratta semplicemente di un’offerta al dio di bimbi già morti per cause naturali. Una sorta di offerta propiziatoria affinché potessero avere, nell’aldilà, una vita migliore di quella terrena”.
Per quanto riguarda i templi rinvenuti, senza dubbio è il tempio di quercia, datato al 200 a.C. e perfettamente conservato, a rappresentare la scoperta più importante, “anche se non lo abbiamo scavato completamente, per proteggere il legno dagli effetti del tempo e delle gelate – ha precisato Zecchini - Si tratta di un ritrovamento eccezionale anche perché, nel sedimento al suo interno, si sono conservate perfino le mosche e i coleotteri del tempo e vari tipi di semi”. I lavori riprenderanno appena passato il rischio delle gelate che comprometterebbero la conservazione delle strutture lignee, intanto si continua a lavorare al progetto del museo sotterraneo che sarà possibile anche grazie al contributo della società Autostrade.
Fonte: http://www.adnkronos.com
"Il nostro sarà un vero e proprio viaggio attraverso il mondo tardoromano, in un anno importante per la sua evoluzione politica.
Ci muoveremo lungo uno di quei percorsi circolari cari ai compilatori degli 'inventari del mondo' tardoantichi.
Partendo dall'evento politicamente più rilevante del 428 dopo Cristo - la caduta del regno d'Armenia - attraverseremo il Mediterraneo e l'Europa, per poi ripiegare verso Oriente, fino al primo tratto della Via della Seta, ai confini di altri mondi.
Durante il viaggio incontreremo città e deserti, palazzi e monasteri, scuole pagane e santuari cristiani.
E soprattutto vivremo insieme alle dramatis personae di questo lungo anno: gli imperatori Teodosio II, Valentiniano III e Vahrâm V; generali romani come Flavio Dionisio; capi barbari come Genserico o signori della guerra come il saraceno al-Mundhir.
E poi religiosi come Simeone Stilita, Paolino di Nola e Agostino; donne di potere come Galla Placidia e Pulcheria; intellettuali pagani come Macrobio o Plutarco di Atene; vescovi potenti come il siro Rabbula o il copto Scenute.
Lo sfondo è il tramonto dell'impero romano.
O, se si preferisce, l'alba del medioevo."
(Giusto Traina - 428 dopo Cristo - Storia di un anno - Editori Laterza, 2007)
Giusto Traina è professore ordinario presso l'Università di Lecce, dove insegna Storia romana ed Armenistica. Attualmente insegna anche all'Université de Paris 8 e all'Université Catholique de Louvain.
Per Laterza ha pubblicato anche La tecnica in Grecia e a Roma (2000) e Marco Antonio (2003).
La Lombardia occidentale faceva parte dell’area della civiltà di Golasecca.
Il nome deriva dalle importanti scoperte effettuate, fin dagli inizi del XIX secolo, nelle necropoli di Golasecca, che rivelarono un peculiare aspetto culturale della prima età del Ferro.
Questa civiltà era diffusa non solo nella Lombardia occidentale, ma anche nella provincia di Novara ed in parte in quella di Vercelli, in tutto il Canton Ticino e nella Val Mesolcina nei Grigioni.
Le sue radici affondano nella precedente età del bronzo e, a differenza della maggior parte delle regioni italiane, in queste zone è possibile seguire lungo l’arco di più di un millennio uno sviluppo culturale continuo ed ininterrotto, che ha dato a questo territorio le caratteristiche di un ben definito spazio storico-culturale destinato a permanere ben oltre l’inizio dei tempi storici.
Il cuore di quest’area culturale è stato quasi sempre nelle zone prealpine e subalpine: qui vi erano i centri principali nei dintorni di Como, a Golasecca-Castelletto Ticino-Sesto Calende, e nei dintorni di Bellinzona, qui il popolamento era più denso e più stabile. Nella pianura e nelle valli alpine, invece, la documentazione archeologica mostra un alternarsi di periodi di diffuso insediamento ad altri in cui il popolamento sembra essersi notevolmente contratto, fenomeno imputabile a volte a fattori climatici, a volte a motivi di carattere storico (come guerre ed invasioni).
Il patrimonio archeologico della Valle d'Aosta si è arricchito di una tomba per incinerazione risalente al primo secolo dopo Cristo. Il ritrovamento è avvenuto nella zona nord del cantiere del Parco archeologico di Saint-Martin-de-Corleans. Nella tomba delle dimensioni di 2 metri per uno sono stati trovati quaranta oggetti, definiti dagli archeologi “di grande valore per la qualità e lo stato di conservazione”.
Si tratta di bottiglie in vetro, vasi, piatti e coppette in ceramica, cinque lucerne e una moneta appartenenti ad un unico soggetto. Il ritrovamento è stato presentato, sul luogo degli scavi, dall'assessore regionale alla Cultura, Laurent Vierin, dal Soprintendente per i Beni e le Attività culturali, Roberto Domaine e da Gaetano de Gattis, della Direzione restauro e valorizzazione.
"Troppo spesso - ha detto l'assessore - a scavi e ritrovamenti archeologici non viene dato il giusto risalto, e per questo motivo intendiamo d'ora in poi pubblicizzare il lavoro degli esperti nei cantieri, dimostrando alla popolazione che i disagi che devono patire sono compensati dal grande valore storico e artistico dei manufatti rinvenuti, anche tenendo presente che il ritrovamento attuale non ha comportato alcun ritardo rispetto ai tempi previsti nel programma dei lavori".
Il corredo funerario è stato ritrovato lungo l'asse viario di epoca romana (in quel tempo era comune eseguire le sepolture lungo la strada) con, a fianco, anche una sepoltura più piccola, probabilmente destinata ad un bambino. "Si tratta di un tipo di sepoltura comune nella zona - ha spiegato De Gattis - e coeva di quelle ritrovate nell'area della vicina chiesa a pagoda di Saint-Martin".
Gli oggetti ritrovati non hanno per ora permesso di risalire al sesso del defunto, "ma dalla quantità e qualità del corredo funerario - ha affermato l'archeologa della Soprintendenza Patrizia Framarin - è lecito ipotizzare che si trattasse di un personaggio importante, probabilmente il membro di una famiglia di possidenti della zona".
I reperti, dopo il restauro, verranno temporaneamente esposti in un'apposita sezione del Museo archeologico regionale. (ANSA).
Fonte: www.ansa.it
Data: 20.12.06
Cinque secoli per svelare uno dei più grandi misteri della storia fiorentina: Francesco I e Bianca Cappello furono uccisi con l'arsenico: è l'eccezionale scoperta della più ambiziosa indagine paleopatologica mai effettuata
Firenze, 28 dicembre 2006. - La storia della famiglia Medici dovrà essere riscritta. In particolare per quanto riguarda la morte di Francesco I, succeduto a Cosimo I nel 1564, e la moglie Bianca Cappello.
La versione ufficiale, e fino ad ora letta sui libri di storia, diceva che i due fossero morti a causa della malaria il 19 ottobre 1587. Ebbene da oggi si dovrà parlare della morte dei due coniugi per assassinio. Morte violenta causata da dosi di arsenico.
FINALE LIGURE, Savona - Una nuova campagna di scavi nella Caverna delle Arene Candide. È quanto intendono attuare il Comune di Finale Ligure, la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Liguria, la Soprintendenza per i Beni archeologici regionali e la società Antiche Cave Spa, nell’ampia cavità in cui fu rinvenuta nel 1942 l’eccezionale sepoltura di un giovane, il “Principe delle Arene Candide”, risalente a 24 mila anni fa, che, per la ricchezza del corredo e le straordinarie condizioni di conservazione, rappresenta forse la più importante sepoltura del paleolitico superiore europeo. La Caverna si trova a circa 90 metri sul livello del mare, sul versante occidentale del promontorio della Caprazoppa, sul margine superiore dell’ex cava Ghigliazza. Le Arene Candide erano una duna di sabbia quarzosa, bianca (candida), che i venti dell’ultima glaciazione avevano addossato al promontorio. Ritratta in alcune fotografie dei primi anni ’20, la duna è stata poi completamente rimossa dalle attività di estrazione della cava. La celebrità internazionale delle Arene Candide deriva dai fortunatissimi scavi archeologici che furono effettuati negli anni 1940-42 e 1948-50 e che portarono alla scoperta di 19 sepolture paleolitiche, fra cui quella del “Principe”, conservata nel Museo Archeologico di Genova Pegli. Gli scavi finora condotti non hanno mai raggiunto il fondo della caverna, che alcune prospezioni geoelettriche pongono alcuni metri più in basso della massima profondità raggiunta. E’ perciò possibile che si conservino intatti gli strati che contengono la registrazione del cruciale passaggio/sostituzione fra l’Uomo di Neanderthal e la nostra specie, l’Homo Sapiens, avvenuto attorno a 35 mila anni fa. Visti i risultati conseguiti in precedenza, si può presumere che la ripresa degli scavi produrrebbe ulteriori ritrovamenti di rilevanza internazionale, comprese sepolture paleolitiche analoghe a quella del “Principe”. La chiusura della cava alcuni anni or sono ed il successivo progetto di recupero ed urbanizzazione attualmente in corso di approvazione, pongono la questione della ripresa degli scavi nel quadro di un intervento strategico più ampio. (PRIMA)
Fonte: http://primapress.it/
Data: 28.11.06
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