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mercoledì, 03 agosto 2005
Lingue Germaniche

Le lingue germaniche sono solitamente suddivise in tre gruppi:
a) germanico orientale, attualmente estinto, al quale appartennero, oltre al gotico, le lingue dei Vandali, Burgundi, Bastarni, Eruli, Gepidi, popolazioni germaniche che scomparvero dopo il periodo delle invasioni; delle loro parlate non restano che nomi propri in testi greci e latini e scarsi prestiti nelle lingue romanze;
b) germanico settentrionale, che comprende attualmente islandese, norvegese, danese e svedese. La prima documentazione di una lingua unitaria si ha in iscrizioni runiche a partire dal III secolo (nordico primitivo); i primi documenti letterari in antico islandese sono redatti intorno al XII secolo.
c) germanico occidentale, suddiviso a sua volta in tedesco e anglo-frisio. Il tedesco si suddivide in alto tedesco, attualmente rappresentato dal tedesco propriamente detto (prima documentazione letteraria in antico alto tedesco intorno all'VIII secolo) e basso tedesco, comprendente l'olandese o nederlandese e l'afrikaans. La prima documentazione letteraria del basso tedesco è in antico sassone, lingua che ha la sua continuazione attuale nei dialetti basso-tedeschi della Germania settentrionale (Plattdeutsch), mentre il nederlandese rappresenta la continuazione del basso franco.
L'anglo-frisio comprende l'inglese (prima documentazione in anglosassone intorno all'VIII secolo) e il frisone (prima documentazione in antico frisone, nel XIV secolo).

GERMANICO E INDOEUROPEO

Le evidenti circostanze sia di tipo lessicale sia morfologico che è possibile individuare tra le lingue germaniche indicano senza possibilità di dubbio la comune origine di esse; così come le trasparenti affinità tra le lingue romanze (italiano, francese, spagnolo, ecc.) si spiegano nella comune filiazione dal latino. Se però per queste ultime il latino si pone come un punto di partenza reale e concretamente documentato, per le lingue germaniche tale punto di partenza non si può che ricostituire induttivamente, ponendo cioè in evidenza e rannodando in una serie di formule i tratti comuni ricavabili dal confronto di esse sul piano fonetico, lessicale e morfologico. Così ad esempio, come
italiano
padre
spagnolo
padre
francese
père
sono derivazioni del termine latino
pater, -tris
così sulla base del gotico fadar, dell'anglosassone faeder, dell'antico alto tedesco fater, dell'antico islandese
faðir è possibile restituire una forma protogermanica *faðer, padre (con l'asterisco si contrassegnano le forme ricostruite mediante comparazione, ad esempio dell'indoeuropeo e del germanico. Per il gotico la presenza dell'asterisco indica che la forma non appare nei documenti gotici, ed è ricavata con procedimento analogico).

Appare tuttavia evidente come la ricostruzione del protogermanico non possa essere che sommaria e largamente approssimativa, ove si consideri che per le stesse lingue romanze, le quali si trovano come si è detto nella posizione privilegiata di possedere una documentazione assai ampia della lingua da cui derivano, sussistono notevoli problemi: un numero considerevole di confronti tra termini delle lingue romanze rinvia a forme non attestate nei documenti latini, mentre per contro di molti tratti del latino non si ha più traccia nelle lingue romanze, sicché una protolingua che fosse ricavata dal confronto di queste ultime non renderebbe che una immagine assai parziale e incompleta di quello che è il latino.
Ad esempio il futuro sintetico del tipo amabo è sostituito nelle  lingue romanze dal futuro perifrastico risultante dalla combinazione dell'infinito e del vero avere: amare ho > amerò; il passivo sintetico amor è sostituito dalla perifrasi sono amato; ecc.

Il protogermanico a sua volta rientra nel gruppo linguistico indoeuropeo che include una serie di lingue dell'Europa e dell'Asia, estinte o tuttora esistenti (lingue celtiche, latino e lingue italiche, albanese, greco, traco-frigio, armeno, ittito, lingue baltiche, lingue slave, iranico, indiano, tocario). I tratti di carattere lessicale e morfologico comuni a queste lingue consentono di ricondurle tutte a un'unica origine, di considerarle cioè come evoluzioni differenti di uno stadio linguistico precedente, e di restituire, analogamente a quanto si è visto per il protogermanico, un sistema di corrispondenze cui si dà il nome di indoeuropeo comune.
Dati ad esempio i termini germanico *faðer, latino pater, antico irlandese athir, greco patēr, antico indiano pitár-, ecc., comportanti tutti il significato di 'padre', è possibile riconoscere, al di là delle particolarità fonetiche proprie a ciascuna lingua, la stessa entità lessicale ed evidenziare quindi una formula di corrispondenza indoeuropeo *pətér-.

Data la tendenza delle lingue a mutare il patrimonio lessicale in seguito al variare delle condizioni culturali (contatti con altri gruppi linguistici, insediamento in diverso ambiente naturale, ecc.), accanto a quella parte del lessico che tende a rimanere più stabile (lessico di base: numerali, nomi di parentela, termini relativi all'attività agricola, alla flora, ecc.) assume particolare rilievo nell'accertamento della parentela linguistica il riconoscimento di elementi e procedimenti morfologici comuni (pronome, verbo 'essere', flessione nominale e verbale, ecc.).

La ricostruzione dell'indoeuropeo implica difficoltà ancora maggiori di quella del protogermanico: i confronti infatti vertono su lingue fortemente differenziate tra loro, la cui prima documentazione risale a epoche assai diverse (tra il 1600/1200 a.C. per l'ittito ed il reco miceneo ed il 1500 d.C. per le lingue baltiche).
Il risultato è un sistema di corrispondenze includente, nella maggior parte dei casi, più che vocaboli veri e propri, come il citato *pətér-, radici, formanti, prefissi, suffissi, morfemi, oltre alle modalità secondo cui tali elementi tendono a organizzarsi (es. i termini latini flōs, -is e gotico bloma, dall'identico significato di 'fiore', rinviano entrambi alla radice indoeuropea *bhlō- con diverso ampliamento; così come latino sēmen e gotico -seths 'seme' derivano dall'indoeuropeo *sē-).


Postato da: Storiarchea a 16:50 | link | commenti (1)
lingue, filologia, storia delle lingue


Commenti
#1    10 Giugno 2009 - 18:53
 
Spiegazione ammirevole!
utente anonimo

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