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Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

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venerdì, 13 luglio 2007
Turkmenistan: tremila anni sotto la sabbia: italiano cerca e trova i segreti del deserto

(ANSA) - AGI KUI (TURKMENISTAN) - Lo scheletro del cane è perfettamente conservato, adagiato su un fianco sul fondo della tomba. “È la grande scoperta di quest'anno perchè è il primo molosso ritrovato finora sepolto con una tomba tutta sua, completa delle offerte rituali. Possiamo datarlo tra il 2300 e il 2200 a.C.”

Gabriele Rossi Osmida, archeologo del Centro Studi Ligabue di Venezia, è entusiasta, mentre spiega, sotto il sole torrido del deserto turkmeno, che, “in epoca sumera i molossi venivano usati come cani da combattimento” ed è probabilmente per questo che questo esemplare è stato sepolto con tutti gli onori.

Siamo a 550 km ad est di Ashgabat, capitale del Turkmenistan, nel luogo di un insediamento urbano dal nome suggestivo, Agi Kui (Acqua Amara) che, alla luce delle scoperte fatte, si è sviluppato dal 3200 a.C. fino all'epoca della “via della seta” (1200 d.C.). “Con i dati che stanno emergendo possiamo riscrivere l'intera cronologia storica del Turkmenistan e delle civilta' che si sono sviluppate nell'Asia Centrale”, sostiene Rossi Osmida.

È nell'area dal 1989 e scava in questa specifica località, quella della civiltà margiana, dal 2001. Sta qui tre mesi l'anno, il resto del tempo lo passa a Venezia, a studiare i dati. La pelle è bruciata dal sole, nonostante il cappello che non si toglie mai, e ha l'entusiasmo di un pioniere. Oggi è felice perchè è arrivato fin quaggiù il sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti, in visita ufficiale nel Paese e che ha voluto vedere da vicino gli scavi dell'archeologo, che lavora con una trentina di operai locali, l'aiuto della moglie e pochi mezzi.

Il professore racconta di aver avuto, anni fa, in epoca sovietica, segnalazioni di piccoli ritrovamenti e di essere poi andato avanti partendo dalle foto satellitari fornite dal Cnr.

“L'insediamento portato alla luce finora copre 8 ettari, e ho aperto 500 tombe. In totale, nella necropoli, ce ne dovrebbero essere almeno 5.000”, spiega, mentre mostra una tomba aperta per metà: “Questa l'ho scoperta stamattina”. È una donna di piccola statura, in posizione fetale, un lungo orecchino è scivolato per terra all'altezza dell'orecchio. Datazione della necropoli, tra il 2700 e il 1800 a.C., età del bronzo. Ma la particolarita' dell'area è il lungo arco di tempo durante il quale si è sviluppata.

“I ritrovamenti ci dicono che originariamente esisteva un villaggio di epoca eneolitica (dal 3200 al 3000 a.C.), e questa è una scoperta assolutamente nuova, perchè in precedenza non si avevano notizie su insediamenti di questo tipo - sottolinea il professore, spostandosi verso un'area adiacente alla necropoli -, successivamente i Sumeri, quando cominciarono ad espandersi verso l'Afganistan, fortificarono l'area e costruirono una cittadella per proteggere l'impianto commerciale. Nel momento della crisi del mondo sumero, intorno al 1800 a.C., la cittadella fu abbandonata. Ne sopravvisse una parte, che andò avanti fino al 1200 d.C., all'epoca della via della seta”.

A un'estremità dell'area archeologica, un grosso tendone ripara dalla sabbia vasi, piccole sculture, punte di lancia e una quantità di altri reperti recuperati dalle tombe.

“Queste - spiega Rossi Osmida indicando alcune figure - sono statuette di argilla cruda che rappresentano la dea madre, e sembra proprio che siano di epoca eneolitica”.

Il punto sui ritrovamenti sarà fatto in un libro che uscirà in settembre. Intanto, l'uomo sotto il sole che sembra davvero venire da un altro tempo, anticipa: “Dovremo rivedere la storia dei rapporti tra Occidente e Oriente. Quest'ultimo era molto piu' vicino all'Occidente di quanto noi immaginiamo”.

E racconta il suo sogno: trasformare questa missione in una scuola sperimentale per gli studenti turkmeni di architettura e archeologia. (ANSA).

(comunicato ANSA dell'inviata Eloisa Gallinaro)


Postato da: Storiarchea a 08:55 | link | commenti
scoperte, archeoriente


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