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Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...
Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.
L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.
Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura
Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.
Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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Mi è capitato diverse volte di trovarmi in luoghi che, stranamente, e senza che riesca a tutt’oggi a spiegarmene il motivo, hanno un “effetto” strano su di me, anche solo a sentirne parlare, o a coglierne immagini su libri, giornali, riviste.
In passato è stato il caso della Cattedrale di Trani (provincia di Bari), o della Piramide di Cheope (piana di Giza, Egitto), e ancora dell’ingresso al porto di Rodi (le colonne con in cima due cervi), il Pantheon a Roma, dove quando ho varcato la soglia sono svenuta di colpo, e non voglio più neanche sentirne parlare (ultimamente c’è una pubblicità in televisione dove la prima immagine è il colonnato anteriore del Pantheon, l’ho guardato di sfuggita ma mi dà un senso di fastidio).
Tra queste “amene località”, che comunque reputo importantissime dal punto di vista storico e soprattutto antropologico, ce n’è una che ultimamente mi sta facendo venire un po’ troppo spesso nausea e pelle d’oca.
Giorni fa ero a Milano per alcuni servizi, sono scesa alla metro Sant’Ambrogio e ho riconosciuto subito la zona per aver visitato l’Università Cattolica qualche mese fa per una ricerca in biblioteca. Anche in quella circostanza non ero “perfettamente” a mio agio, dato che proprio non sopporto quel monumento che credo sia ai caduti di qualche guerra che si trova a destra dell’entrata all’università.
Proseguendo invece prima per Via San Vittore (esattamente dal lato opposto della Cattolica) fino a Via di Porta Vercellina, e poi tornando indietro e dalla Metro Sant’Ambrogio proseguendo per Via De Amicis, io che ero alla disperata ricerca di un ufficio postale che non ho trovato, ho scoperto alcune cose interessanti. Che, ovviamente, prima non sapevo.
BRINDISI - Una tomba di origine messapica, risalente al IV secolo avanti Cristo, e' stata scoperta a Ceglie Messapica, nel Brindisino. La tomba si trovava all'interno del cortile di un edificio scolastico dove erano in corso lavori per la realizzazione dell'impianto antincendio. Nella tomba sono stati trovati scheletri e reperti archeologici vari. Del ritrovamento e' stata avvisata la sovrintendenza per i beni archeologici della Puglia, che ha gia' compiuto un sopralluogo.
Fonte: www.laportadeltempo.com
del 12 settembre 2006
WASHINGTON (Reuters) – Gli Afro-Americani che speravano di usare il DNA per rintracciare le loro radici Africane, potrebbero rimanere delusi dai risultati, hanno dichiarato i ricercatori. Un nuovo studio evidenzia infatti come gli Africani siano troppo geneticamente complessi perchè si possa risalire con certezza alle loro prime origini.
Parecchie aziende Statunitensi, recentemente, si sono offerte di aiutare gli Americani a rintracciare le loro ascendenze africane usando il DNA mitocondriale, quello che viene trasmesso di madre in figlia virtualmente inalterato. "Qual è la vostra tribù?" si legge in un annuncio pubblicitario. "Seguite le vostre radici indietro nel tempo," propone un altro.
Ma il biologo Bert Ely dell'Università della Carolina del Sud ha scoperto che meno del 10 per cento delle sequenze mitocondriali di DNA Afro-Americano analizzate, possono offrire un risultato certo nel loro abbinamento ad un gruppo etnico africano d’origine.
La notizia potrebbe deludere chi sperava di leggere l’albero genealogico dei propri antenati. Più di 11 milioni Africani furono forzatamente condotti nelle Americhe nel periodo della tratta degli schiavi tra XVII e XVIII secolo.
"È giusto che si sappia che i risultati ottenuti non sono necessariamente esatti… sono solo quanto di più vicino al vero si possa ottenere” ha spiegato Ely, che ha esaminato con i colleghi dell'Università del Massachusetts e dell'Università del Maryland, qualcosa come 3.700 sequenze di DNA mitocondriale di persone proveniente dall’Africa sub-Sahariana.
Hanno inoltre sottoposto a test numerosi individui Afro-Americani, compresi quelli che si identificano come "Gullah" o "Geechee" e vivono lungo i litorali di Carolina del Sud e della Georgia. Questi gruppi etnici hanno legami culturali più stretti con la Sierra Leone, che si evidenziano nella lingua, nella storia e nei mestieri.
Essendovi maggiore diversità genetica fra gli Africani che fra la gente da qualunque altro continente ed essendo l'umanità stata in Africa più a lungo che in qualsiasi altro luogo, Ely ha dichiarato che l'idea di associare il DNA ad una specifica tribù o ad uno specifico luogo, suona logica.
"E sarebbe verificabile se ciascuno fosse, nel tempo, rimasto nel suo luogo d’origine… ma come sappiamo, le cose non vanno esattamente così" ha aggiunto.
Con i Gullahs ed i Geechees dovrebbe essere possibile individuare collegamenti genetici più puri, ma la squadra di Ely, ancora una volta, non ha ottenuto dati assoluti.
"L'analisi non mostra che il loro DNA mitocondriale sia differente da un campione scelto a caso tra altri Africani" ha dichiarato. "Ed era improbabile lo fosse, perché gli schiavi sono stati portati a Charleston da qualsiasi zona occidentale dell'Africa".
"I dati storici indicano che virtualmente tutti gli schiavi Africani portati in America del Nord provenivano dall'Africa centrale o centro-occidentale; per questo non è possibile determinare con una certezza superiore al 10% gli esatti etnia e luogo d’origine.”
Fonte: http://news.yahoo.com/
Data: 13.10.06
Lucca, 16 ott . - (Adnkronos) - La “Pompei di fango” continua a riservare sorprese agli archeologi. Nell'area situata nei pressi del nuovo casello autostradale di Capannori (Lucca), dove gli studiosi hanno scoperto un villaggio romano sommerso da un'alluvione, è emersa nei giorni scorsi una casa di epoca romana, risalente al 180 a.C. All'interno della casa sono visibili le travi.
Gli scavi hanno portato alla luce anfore, vasellame, una fibula bronzea, granaglie e sementi, uno scarabeo e cinque coleotteri.
Nelle settimane scorse la “Pompei di fango” aveva restituito gli scheletri di due neonati e di un cane, oltre a botti, anfore e un ampio contenitore per il vino.
Fonte: www.adnkronos.com via http://it.news.yahoo.com/
Data: 16.10.06
Roma, 11 ott. - (Adnkronos) - Dopo trent'anni di infiniti dibattiti e ricerche arriva una scoperta scientifica sensazionale, che costringerà a riscrivere un pezzo della storia archeologica: l'eruzione del vulcano Santorini avvenne un secolo prima rispetto a quando si è sempre creduto, cioè intorno al 1.600 a.C. Tutti i particolari su una delle controversie accademiche più importanti della storia del Mediterraneo sono pubblicati nel nuovo fascicolo della rivista “Archeologia Viva” (Giunti editore).
Tutto è cominciato dal ritrovamento di un ramo di olivo seppellito sotto le ceneri eruttive del vulcano dell'isola greca di Santorini. Un reperto prezioso in grado di riscrivere, insieme ad altri rinvenimenti, una delle storie più affascinanti dell'archeologia egea. La datazione al radiocarbonio ottenuta dall'analisi dell'albero sommerso dai materiali vulcanici, nell'ambito delle ricerche condotte da Sturt Manning della Cornell University (Usa), ha permesso infatti di arrivare a un'indicazione cronologica diretta dell'eruzione (ora 1627-1600 a.C., in precedenza 1525-1500 a.C.): esattamente un secolo prima rispetto a quando si è sempre pensato.
Fonte: http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Cultura&loid=1.0.563047856
Data: 11.10.06
"Una piccola Pompei funerari" ricca di tesori
Città del Vaticano, 9 ott. (Ap) - Il Vaticano rivela i suoi tesori sotterranei. Sarà presto visitabile la necropoli di epoca romana riemersa tre anni fa durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio.
Sul luogo di sepoltura, che si trova lungo l'antica via Triumphalis, sono stati rinvenute urne di terracotta con ancora le ceneri, sarcofagi dell'epoca di Augusto (dal 23 a.C. al 14 d.C.) e di quella di Costantino, del IV secolo dopo Cristo. Sono visibili anche alcuni scheletri, tra cui quello di un bambino, con un uovo di gallina dietro il corpo, simbolo di rinascita. Le persone sepolte appartenevano a vari ceti sociali, dai ricchi agli artigiani, con i simboli del loro settore commerciale. Tra i sepolti, il progettista del teatro di Pompei. Nella sua tomba sono incisi un compasso e una squadra.
"Abbiamo trovato una piccola Pompei funeraria", ha dichiarato il capo del dipartimento delle antichità classiche del museo, Giandomenico Spinola. "Abbiamo i mausolei di Adriano e di Augusto - ha spiegato - ma ci mancano sepolture di classi basse".
Ci sono anche mosaici, come quello a tessere bianche e nere che rappresenta scene di satiri e Dioniso durante la raccolta dell'uva. Numerose le statue, come quella paleocristiana di un cavaliere ritratto nella posizione dell'orante, con le braccia aperte. Mancano comunque simboli chiari della religione cristiana, perché durante l'impero era perseguita.
La necropoli si potrà visitare il venerdì e il sabato in gruppi da 25, dopo aver ottenuto un permesso dal museo.
Fonte: http://notizie.alice.it/notizie/search/index.html?filter=foglia&nsid=12067621&mod=foglia&pmk=rss
Data: 09-10-2006 19:12
Si apprende, dal sito web del Dipartimento di Scienze Umane dell'Università di Foggia, ripreso dalla stampa pugliese, che nel corso delle ricerche archeologiche in svolgimento da parte dell'Università di Foggia, sotto la direzione del Prof. Giuliano Volpe, ordinario di archeologia tardo-antica e Direttore del Dipartimento di Scienze Umane, e del Prof. Pasquale Favia, Docente di Archeologia medievale, è stato possibile localizzare il sito della celebre "domus pantani", la casa di caccia preferita dall’Imperatore Federico II di Svevia per le sue battute di caccia.
L'area è quella di San Lorenzo in Carmignano. La localizzazione è stata resa possibile grazie a prospezioni aerofotografiche e ad una ricognizione archeologica sistematica.
Posta non lontano da Masseria Pantano (che conserva significativamente il toponimo della residenza federiciana), ora in stato di abbandono, l'area occupata dalla domus di caccia dell’Imperatore è attestata dalla presenza in superficie di numerosi di materiali archeologici di età medievale, tra cui pregevoli elementi marmorei decorati di età sveva e frammenti ceramici medievali. Le fotografie aeree documentano la presenza di un grande abitato di età medievale, sovrappostosi a fattorie di età romana ed anche ad un grande villaggio neolitico.
Secondo gli studiosi si tratta di una residenza di grande lusso, dotata di veri e propri giardini, zone umide create artificialmente, recinti per le belve feroci, boschi ideali per la caccia con il falcone.
Fonte: http://www.agensu.it/
Data: 08.10.06
Una canoa dell’Età del Bronzo scoperta durante lavori su un gasdotto, ha compiuto il suo primo viaggio dopo più di 3.000 anni, quando è stata spostata dall’est del Galles verso Newport per lavori di restauro. Stonehenge era ancora in via di realizzazione, quando il manufatto del peso di una tonnellata, formato da un singolo tronco di quercia e creduto una canoa intagliata nel legno - ma che potrebbe essere altrettanto bene un contenitore usato per scopi di cottura - vide per l'ultima volta la luce del giorno.
È stata individuata da un archeologo del National Grid che controllava i lavori di costruzione di un gasdotto nazionale fra il porto di Milford ed Aberdulais. Le indagini avevano indicato la zona vicino al porto di Milford come un sito abitato fin dall’Età del Bronzo.
Il manufatto è stato sigillato in una cassa su misura, e caricato su un camion per essere trasportato a Newport, dove è stato immerso in una vasca piena d’acqua per proteggere il legno antico dall’azione dell’ossigeno. Neil Fairburn, un archeologo del National Grid, spera che la canoa sia esposta al pubblico presso Milford.
"È un ritrovamento straordinario" ha dichiarato.
Fonte: http://www.timesonline.co.uk/article/0,,2-2389056,00.html
Data: 05.10.06
I ricercatori hanno dichiarato giovedì di aver riportato alla luce quello che potrebbe essere uno dei primi calendari della storia del Meso-America, una scultura monolitica che conferma il ruolo centrale della donna nella cultura pre-ispanica.
La voluminosa scultura di pietra ritrae due donne decapitate con flussi di sangue o acqua che scorrono dai loro colli in tutte le direzioni e verso l’ombelico di una terza figura centrale rappresentata quasi scheletrica, né maschio né femmina.
I segni sulla sommità delle figure sembrano descrivere l’inizio – o parte – di un calendario lunare di 13 mesi, ha spiegato l’archeologo Guillermo Ahuja, che ha condotto lo scavo del monumento.
“Si tratterebbe della prima raffigurazione di un calendario o di elementi di un calendario risalenti ad un periodo così remoto” ha aggiunto Ahuja.
Il monolito, che misura più di 8 metri e pesa circa 20 tonnellate, è stato trovato nel mese di marzo del 2005 presso le rovine di Tantoc nello Stato di San Luis Potosi, presso la costa settentrionale del golfo del Messico, dagli operai di un cantiere edile.
Le iscrizioni simili a petroglifi sono state incise in un periodo stimato attorno al 700 a.C., probabilmente dalla coltura di Huasteco e potrebbe precedere di centinaia di anni gli altri calendari, ha aggiunto Ahuja.
La teoria non è ancora stata dimostrata né riportata sulle riviste scientifiche; la relativa possibilità dipende dal fatto che i segni siano realmente rappresentazione di un calendario e realmente risalgano a quel periodo.
“Le più antiche iscrizioni di un calendario note per certo provengono da Oaxaca e si datano a non prima del 500 a.C.” ha dichiarato E. Wyllys Andrews, professore di archeologia all'Università di Tulane. “Un reperto risalente al 700 a.C. nella regione degli Huasteca sarebbe una scoperta sensazionale.”
Il calendario lunare è stato associato frequentemente alle figure femminili. Il luogo in cui la pietra è stata trovata era una zona sacra e terra di sepoltura occupata dalle tombe di 14 donne, i cui nomi si trovano iscritti nelle terraglie offerte a scopi votivi.
“Questo suggerisce che le donne svolgessero ruoli importanti, non soltanto come sacerdotesse, ma anche dal punto di vista politico” ha dichiarato Ahuja.
In molte culture pre-ispaniche, i prigionieri di guerra o le vittime sacrificali venivano spesso decapitate o scorticate vive. La maggior parte delle raffigurazioni mostra individui di sesso maschile, ma alcune culture usavano decapitare le femmine come simbolo di fertilità.
La notizia di questa scoperta arriva a breve distanza dal ritrovamento, anch’esso di gran pregio, di un altare e di una lapide nel centro di Città del Messico, probabilmente appartenuti ad un antico tempio.
Fonte: http://www.topix.net/content/ap/1376843245373213900209989808141066084761
Data: 05.10.06
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