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Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...

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Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.

L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.

Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura

Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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lunedì, 28 agosto 2006
Montevecchia (LC) - (2)

A Montevecchia, in provincia di Lecco, ci sono tre piramidi, simili a quelle egizie della piana di Gizah. Solo che, mentre quest'ultime sono composte da pesanti blocchi di pietra, per il quale trasporto occorsero numerosissimi schiavi, quelle di Montevecchia sono direttamente scavate nelle colline. Ma ignoto è il periodo in cui queste vennero modellate e ignoto è l'artefice di tale opera.
La zona di Montevecchia era già abitata nella preistoria, infatti gli archeologi hanno qui rinvenuto reperti risalenti all'età dell'uomo di Neanderthal. Sempre nel passato, la zona fu sotto influenza celtica e poi romana, ma a nessuna di queste civiltà, secondo gli studiosi, sono da attribuire le piramidi. Sono molto più antiche dei Celti, ma più recenti dell'uomo di Neanderthal (perchè se così non fosse, ciò darebbe grossi grattacapi alla scienza!). Probabilmente risalgono allo stesso periodo in cui furono costruite le piramidi in Egitto, quindi si parla del III millannio a.C. Ma di certo non furono gli Egizi a costruirle. Tuttavia, il dato più sconcertante è che queste tre piramidi sono posizionate esattamente come le tre piramidi della piana di Gizah: Cheope, Chefren e Micerino, rispecchiando così il disegno delle tre stelle della costellazione di Orione in terra. Sarà un caso che gli antichi abitanti della zona adorassero il dio Orione? Non credo. C'è un altro particolare interessante. Quando ci siamo recati sul posto, non ho potuto fare a meno di notare, in vetta alla prima piramide (quella corrispondente a Micerino) 12 cipressi disposti a cerchio. Secondo me, una specie di Stonehenge in miniatura. Magari una sorta di primitivo osservatorio astronomico. Ma non solo, il numero 12 ha un alto valore simbolico e ne parlò ampliamente anche in questo sito, nella sezione Clipeologia. Chissà che non ci sia un collegamento tra le piramidi e la perduta mitica civiltà di Atlantide.

Analisi fino ad ora effettuate
(fonte: http://www.egittologia.it/content/scheda_art.aspx?id_art=24)

Per 2/3 anni vi sono state diverse discussioni sulla natura "artificiale" dei manufatti...ma recenti misurazioni "professionali" fatti da due astrofisici di Milano ( gentilmente prestatisi ) con strumentazioni "satellitari" sono riusciti a DIMOSTRARE che le tre piramidi sono chiaramente artificiali per i seguenti motivi.

1 - Sono orientate tutte e tre col lato "migliore" ad EST con una precisione inferiore al MEZZO GRADO.

2 - Tutte le facce delle TRE piramidi sono inclinate CON LA STESSA INCLINAZIONE.

3 - Sono orientate seguendo le proporzioni delle tre stelle della cintura di Orione

4 - L'inclinazione delle pareti è di 42/43 gradi LA STESSA DELLE DUE PIRAMIDI EGIZIE più grandi ( quella Rossa e quella Romboidale ) che secondo l'egittologia "classica" sono attribuite a Snefru ( padre di Keope).

Ma la cosa ancora più, diciamo, strana, è che si proporziona la costellazione di Orione ( con TUTTE le sue stelle ) e si orienta in modo da far COINCIDERE le tre stelle della cintura con le "nostre" tre piramidi... le altre stelle ( 11 su 15 ) vanno a coincidere con i CENTRI STORICI di alcuni paesi della nostra zona.

Premesso che tra un paese e l'altro vi sono chilometri di boschi e di campi arati..la coincidenza ci sembra quantomeno strana.

[Proloco Montevecchia]

http://www.croponline.org/nostresperienze.htm#LE%20PIRAMIDI%20DI%20MONTEVECCHIA%20(LECCO) )


Postato da: Storiarchea a 12:57 | link | commenti (1)
curiosita, scoperte, lombardia, enigmimisteri, insediamenti, archeoitalia

Montevecchia (LC) - (1)

Considerazioni su Montevecchia.

12 marzo 2006 (© Tutti i diritti riservati)

Nell’ultimo periodo, su svariati siti internet, si è fatto un gran parlare dei “misteri di Montevecchia”.
All’incirca due settimane fa, a seguito della stesura di una poesia intitolata appunto Montevecchia, mi era venuto in mente di “scoprirne” di più di questa località, che dall’alto domina la Brianza e non solo.
Così, quella che era stata una piacevolissima gita della scorsa estate, e che per me ha significato molto dal punto di vista spirituale pur non sapendone assolutamente nulla, si è trasformata in una ricerca di “altro”.
Ho letto su internet che recentemente in località Montevecchia sono state “ritrovate” delle piramidi, il che mi è sembrato abbastanza assurdo considerando che siamo ben lontani dalla piana di Giza!
Tuttavia, persino il sito Lombardia in rete ha dedicato un articoletto alla questione.

Pare che vicino la chiesa di Montevecchia, che risale a tempi decisamente recenti, esistano due o più piramidi che hanno dell’incredibile.

Allora ho cercato di fare mente locale.
Montevecchia è il nome della località che si trova su un’altura che domina, per così dire, tutta la pianura padana, e in giorni di sereno l’occhio si può spingere ben oltre le terre dell’Adda, si riescono a vedere persino le centrali di Cassano e Trezzo sulla sinistra, e Monza guardando oltre, diritto.
Già il toponimo Montevecchia fa pensare ad un monte, ovviamente, com’è giusto che sia, e “vecchia” a qualcosa che si collega con i tempi remoti, la storia prima di noi.
Il Santuario di Montevecchia è una chiesa in cima a questo monte, che fa parte di una sorta di “catena” di colline che sono le prime alture che si incontrano dopo la piana della Brianza, a mo’ di rialzo che anticipa le montagne, le Alpi, della Grigna e altre, che sono subito dietro.
Per arrivare al santuario bisogna parcheggiare l’auto in un punto che già offre alla vista un paesaggio splendido, dove vi è il parcheggio appunto, e poi incominciare a salire in quella che per fortuna diventa solo zona pedonale.
Vi è una lunga scalinata, all’incirca una sessantina di scalini, abbastanza ripida, che porta allo spiazzale antistante la chiesa. Ma per guardare il panorama è necessario spostarsi sulla sinistra, e tra gli alberi, il bosco che incornicia le falde della collina, si può guardare tutto intorno; o ancor meglio sulla destra, dove si apre un paesaggio a perdita d’occhio, e si possono anche ammirare le colline accanto.
La particolarità della zona è che le colline sono tutte “a terrazzamenti”. Ora, va detto che i terrazzamenti sono stati, il più delle volte, realizzati dall’uomo per scopi agricoli, ovvero per coltivare specie da orto o per vigneti.
Qui a Montevecchia si produce il vino, ma ormai (che io almeno abbia visto) i terrazzamenti e sulla collina che porta al santuario, e sulle quattro colline accanto (due a destra e due a sinistra) sono assolutamente prive di quello che a tutti gli effetti può essere definito un vigneto.
Si tratta di terrazzamenti senza dubbio realizzati dall’uomo, come dimostra la parte in pietra (a mo’ di scaglie) posta sotto ogni gradino, su cui poi poggia il terreno. Il terreno è di tipo friabile, abbastanza chiaro (intendo, non ferroso) e soprattutto pieno di sassolini, pietrisco. E’ ricoperto da un fitto prato, erba campestre a tratti secca, abbastanza lunga, che ricorda in un certo qual modo l’erba presente sulle spiagge delle isole Ebridi, ha un che di nordico, soprattutto quando tira vento e si muove e da lontano sembra un mare in tempesta con colori che sfiorano il grigio e il beige.

La strada per giungere a Montevecchia è abbastanza agevole e trafficata, parlo di quella per giungere al santuario.

Ma se si pensa alle “piramidi”, la situazione cambia sensibilmente.
Innanzitutto, le piramidi “certificate”, per così dire, sono due, e si trovano non vicino Montevecchia, ma di fronte. Poi, la località non è più Montevecchia, bensì (per la piramide che ho visitato) Cereda. Che a malapena è citata sulle mappe e il navigatore GPS fa fatica a trovare, nel senso che non esiste una strada ampia e trafficata per giungerci.
Cereda è una frazione che si trova appunto su un’altra altura, sensibilmente più piccola e più bassa della collina sulla cui cima si trova il santuario. E’ una frazione piccolissima, e forse non c’è nessuna abitazione in “località Cereda”. La località più vicina dove ci sono delle abitazioni, e una chiesa, e un ristorante, è località Monte. Il caso mi è parso strano perché qui i nomi sono tutti così semplici, banali quasi, e comunque fortemente legati alla natura. Montevecchia sarebbe “il monte vecchio”, quasi a dimostrare fosse il più “antico”, o magari quello conosciuto da più tempo.
Monte è semplicemente il nome della collina, forse un po’ esagerato visto che è una collina piccolissima, però forse un motivo c’è. Nulla nasce per caso. Nulla si nomina per caso.
Alla fine, voglio dire, un nome comunque l’ha avuto, per “differenziarlo” dagli altri “monti” lì vicino, e forse un motivo c’è.
La stradina che porta in località Monte si chiama “Via Sant’Ambrogio al Monte”. Ovviamente, come nella maggior parte dei casi in Italia soprattutto (ma anche all’estero), si dà il nome di un santo ad una zona, e così i toponimi diventano strettamente legati, riferiti, a santi o comunque alla religione cristiana.
La mia teoria è che la località fosse effettivamente stata abitata in tempi antichi, come del resto dimostrano i ritrovamenti (mi rifaccio a quanto scritto finora, anche se a tutt’oggi non ho visto ancora nulla di concreto, quindi diciamo che “mi fido sulla parola”) risalenti addirittura al Neolitico della zona, e come tale avesse denominazioni semplici (Monte, Monte-vecchio > Montevecchia). Però ad un dato momento la religione cristiana ha posto il suo “veto” su qualcosa che doveva necessariamente essere pagano.
In questo mi riferisco ad un fatto strano, che mi ha fatto notare R.V. e che nella mia mente ha avuto uno sviluppo inaspettato: quando, ad esempio, in Irlanda e in generale nei paesi celtici, vi erano località “druidiche”, sacre alla religione della Grande Madre, esse avevano nomi strettamente legati al ciclo naturale (un esempio per tutti, banale forse, ma che rende l’idea: l’antico nome di Dublino (oltre ad Baile Átha Cliath o semplicemente Áth Cliath in gaelico, è Dubh Linn - nel X secolo avvenne la fusione tra le due), Dubh Linn, significa in antico celtico “il lago oscuro”; però a seguito della cristianizzazione si è chiamata appunto Dublin, e tanti scritti vogliono far credere che il nome derivi da un certo Dub, eroe leggendario. Quando qualunque filologo sa che persino Dub, per non andare troppo lontano, ha una valenza remota, legata a significati naturali, e significa “polla, pozzo”). Tutte queste località, dico tutte, in particolare quelle legate a culti o momenti storici pagani più significativi a livello di culto, hanno visto il sorgere di una chiesa, un chiostro, un qualcosa che ponesse il cristianesimo a “controllo” della vecchia religione, una sorta di monito qualora a qualcuno fosse venuta l’idea di proseguire, continuando a credere e adorare la Grande Madre.

Però il caso è strano, perché effettivamente quando si parla di “misteri di Montevecchia” ne vengono parecchi in mente al primo sguardo. Innanzitutto, il fatto che si tratti di “piramidi”: va bene, potrebbero essere delle colline naturali e poi l’uomo ha dato loro la forma di piramidi, ma chi, e perché?
Non solo: da quanto tempo esistono i terrazzamenti? Nel senso, va bene come ho detto poc’anzi che i terrazzamenti sono qualcosa che occorre per l’agricoltura, ma mi viene da chiedere quanto tempo fa in questa zona hanno pensato di realizzarli? Lo penso perché mi vengono in mente gli ziqqurat, voglio dire quelle “piramidi” erano prettamente votive, i terrazzamenti agricoli all’epoca esistevano ma non avevano nulla a che vedere con la funzione degli ziqqurat.

Inoltre, cosa ancora più importante: ho notato che in quella zona i nomi delle strade, si faccia eccezione per quelli tipo “Sant’Ambrogio al Monte”, hanno tutti nomi naturali: “Via Cipresso”, ad esempio.
E’ una via certo piccola e stretta rispetto quelle cui noi siamo abituati nelle grandi città, però in località Monte è la più lunga. Ed è quella che porta alla piramide in cima alla quale ci sono dei cipressi.
Ora, va da sé che per i Celti gli alberi erano sacri e facevano parte integrante della propria religione dedicata alla Grande Madre Terra. Va da sé anche, per chi non lo sapesse, che il cipresso, che la religione cattolica ha voluto relegare alla funzione di “albero dei cimiteri”, in realtà nel culto celtico, basato sugli alberi come si può leggere in buona parte di letteratura, era un albero importantissimo.


Postato da: Storiarchea a 12:52 | link | commenti
lombardia, insediamenti, archeoitalia

Piramidi in Europa

Tempo fa scrissi qui che avevano scoperto una piramide in Bosnia.
Oggi, a seguito del commento di Brian, ho effettuato una ricerca in rete, scoprendo qui quanto segue:

L’avesse sospettato, Ieoh Ming Pei, nel 1989, magari per l’ingresso del Louvre avrebbe pensato a qualcosa di diverso da una piramide, che non sarebbe apparsa così “unica”. Sì, perché la piccola cittadina bosniaca di Visoko - 30 chilometri circa da Sarajevo – pare che conservi il segreto della prima piramide europea, costruita da un’antica civiltà scomparsa. Questo almeno garantisce Semir Osmanagic, un ricercatore bosniaco residente ora negli USA, che ha dato il via in questi giorni a una campagna di scavi per cercare conferme alla sua ipotesi. Abbiamo prove, confermate da fotografie prese da satelliti, che la montagna Visocica nasconde effettivamente una colossale piramide di pietra, la prima d'Europa, ed anche di altre quattro costruzioni piramidali nella valle, spiega Osmanagic. Costruzioni triangolari, dai lati uguali, con terrazzamenti nella sommità, ed orientate verso i quattro punti cardinali. Le fotografie mostrerebbero anche l'esistenza di corridoi rettangolari nella piramide principale, oltre a un complesso di tunnel sotterranei che collegano tutte le piramidi tra loro, come in Egitto, o in Messico. Gli scavi a Visoko dureranno fino al prossimo ottobre. Osmanagic ha promosso una fondazione che si occuperà degli scavi e garantirà la protezione della valle delle piramidi bosniache. Il monumento archeologico più importante d'Europa, assicura il ricercatore…

Non solo! Leggo il commento di Goran (antovicg@gmail.com):

Per informazioni sulla piramide: www.piramidasunca.ba  
Abito di fronte alla piramide. In questi giorni è stato eseguito lo scavo che ha rivelato la presenza di blocchi di pietra sovrapposti e lavorati dalla mano dell' uomo. Inoltre le analisi avevano già confermato la presenza di materiale pietroso lavorato a mano su tutta l'area della collina. La collina è perfettamente regolare. Ha quattro lati di 350 metri. Le fotografie aereospaziali hanno dimostrato la presenza di altre due piramidi nella zona e sono dati scientifici che vi è tutt'una costruzione di pietra. Vedo che qualcuno ha voglia di scherzare ma è una cosa seria. Allora di che cosa si tratta? E' sicuro che non si tratta di una parte romana nè di quella antica della città di Visoko (Visoki) che è presente nella parte alta della collina. Io sono pronto a fare una scommessa con chi ha il corraggio di smentire tale cosa. Ci troviamo di fronte a persone che negano senza neanche aver visto i risultati del lavoro fino ad ora svolto, una massa di persone gelose delle loro conoscenze, non pronte a vedere le cose in una maniera diversa. Questa sarà una scoperta che per importanza può anche superare quella di Troia.

E anche Roberta Reali (robertareali@hotmail.com), che commenta:

(ce n'è almeno anche un'altra, a gradoni)
Gli archeologi la chiamano con ipocrisia "santuario prenuragico", si trova a Monte d'Accodi, in provincia di Sassari. Non mi stupisce, ma mi auguro che finalmente emerga la vera impronta della storia dalla marea di fregnacce che ci hanno dato da bere per millenni.


E mi viene da pensare che forse ci stiamo sbagliando tutti, che dovremmo rivedere le nostre conoscenze, e soprattutto la storia.

Approfitto per sottolineare che la grandissima archeologa/antropologa/storica Marija Gimbutas, di cui io sono una grande ammiratrice, ha scritto splendidi testi dedicati alle "Dee", ovvero alla Dea, la Grande Madre, fulcro del culto dei nostri antenati. E al di là della sua nazionalità, la Gimbutas ha approfonditamente studiato la zona Bosnia-Serbia-Montenegro-Macedonia-Lituania ecc. e dintorni (giungendo tra l'altro anche in Italia meridionale, nello specifico sul Gargano, dove ha portato avanti un'importante campagna di scavo), le cui testimonianze dimostrano come la presenza dell'uomo ed i suoi frutti siano nell'area molto atavici e di grande importanza.
A mio avviso queste scoperte sarebbero da "linkare" per avere un quadro della situazione più completo.

A tal proposito consiglio:
Marija Gimbutas, "Il linguaggio della dea"
Marco Merlini, "La scrittura è nata in Europa? Caccia a uno script sacro andato perduto"

E pensavo... magari anche le piramidi di Montevecchia nascondono qualche verità ancora nascosta?


Postato da: Storiarchea a 11:16 | link | commenti
bibliografia, scoperte, meraviglie, enigmimisteri, insediamenti, archeoitalia, dea madre, archeoest

martedì, 22 agosto 2006
IL DOMESDAY BOOK DISPONIBILE ONLINE

Readers worldwide can now browse the Domesday Book, Britain's oldest public record, at the website of the country's National Archives.Il Medio Evo ha incontrato l’era di Internet la settimana scorsa, quando il Domesday Book, la prima registrazione catastale della storia inglese compilata nel 1086, è finalmente approdato online. Il Domesday Book – il più antico documento custodito dagli Archivi Nazionali Inglesi ed uno dei documenti di maggior pregio del paese – descrive nel dettaglio le terre in beneficio e le prestazioni dovute al sovrano Guglielmo il Conquistatore, oltre a tutti i suoi possedimenti, all’anno 1085. Offre una documentazione minuta delle ricchezze d’Inghilterra e delle famiglie che popolavano il territorio a quel tempo.


Postato da: Storiarchea a 08:53 | link | commenti (2)
curiosita, lingue, gran bretagna, filologia, archeoeuropa, archeogranbretagna

Archeologia: scoperta preziosa daga tracia del 3000 AC

Nel cuore della Bulgaria, all'interno di una tomba tracia, è stata ritrovata una daga in perfette condizioni datata 3000 a.C.. Gli archeologi ritengono che sia stata costruita in una lega oro-platino, che la rende molto dura e che pone i costruttori dell'arma al vertice delle conoscenze tecnologiche dell'epoca. Insieme alla daga sono stati rinvenuti anche 500 oggetti ornamentali, tutti in oro. Il ritrovamento è avvenuto in una tomba scoperta nel villaggio di Dubovo.

Fonte: www.ansa.it - Data: 07.08.06


Postato da: Storiarchea a 08:51 | link | commenti (1)
scoperte, archeoeuropa

12 mummie del “Popolo delle nuvole” a Bolzano

BOLZANO - Da oggi Oetzi, la mummia dei ghiacci di 5mila anni fa ospitata al Museo Archeologico di Bolzano, avrà compagnia: dal Perù sono arrivate 12 mummie dell'antica e misteriosa civiltà dei Chachapoya che saranno messe in mostra a partire dall'11 agosto. Si tratta di un'esposizione dedicata al "Popolo delle nuvole" che visse tra l'800 e il 1500 dopo Cristo nel cuore del Perù, per poi essere conquistato dagli Incas e per scomparire poi definitivamente in seguito alle malattie portate dai conquistadores spagnoli.

Le 12 mummie - accompagnate da un centinaio di altri reperti archeologici - fanno parte delle 219 ritrovate a cinquemila metri di quota nel 1996, sopra la laguna des Condores, su una parete rocciosa, dentro la quale erano state scavate delle nicchie funerarie.

Gli Incas descrissero i Chachapoya come "guerrieri alti dalla pelle e dai capelli chiari". È un popolo misterioso di cui si sa poco, che sembra non conoscesse un vero e proprio sistema di scrittura. Il sito archeologico più famoso è quello delle rovine fortificate di Kuelap.

I Chachapoya erigevano i loro insediamenti, in pietra e a pianta circolare, su alture di montagna avvolte dalle nebbie: per questo erano chiamati il "Popolo delle nuvole".

Fonte: http://www.tio.ch/
Data: 04.08.06











Postato da: Storiarchea a 08:49 | link | commenti
mostre, archeoitalia, archeosudamerica

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