Cultura Storia Archeologia Medioevo
Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...
Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.
L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.
Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura
Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.
Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

LINKS ARCHEO
*Archeomedia
*Archeologia
*ArcheologiaViva
*Archeologia Sperimentale
*Direzione Generale per i Beni Archeologici
*Portale italiano di archeologia
*Archeologia subacquea
*Archeologhia
*Gruppi Archeologici d'Italia
*Storia Medioevale
LINKS MEDIOEVO
*Medioevo
*Medioevo Italiano
*Reti Medioevali
| CURRENT MOON lunar phases |
visitato *loading* volte
Alcuni titanici monoliti di 20.000 anni fa, location esclusive di una pellicola da girarsi tutta in Calabria
“Sacro Codice” è il titolo del nuovo film diretto da Franco Gramisci, che sarà girato tra bellezze naturalistiche mediterranee della Calabria mai apparse sul grande schermo.
Ma non è tutto. La società cinematografica calabrese produttrice del lungometraggio, la Corbec production, ci anticipa che tra le location previste per il film ci saranno anche alcune imponenti opere di scultura risalenti addirittura alla preistoria (si pensa nientemeno che a ventimila anni fa!). Un mammifero, i resti di una divinità guerriera, un rettile e persino una grossa balena di oltre 50 metri sfidano ormai da millenni il tempo e le intemperie. La recente scoperta è sotto la massima e riservata cura di esperti d’archeologia, che ancora stanno analizzando la sensazionale testimonianza per definire con precisione la giusta collocazione storica (per ovvie questioni di riservatezza non possiamo aggiungere altro). Al momento, gli studiosi già definiscono comunque tali ritrovamenti preistorici come i più grandi d’Europa.
Tra le location naturali del film non mancheranno spettacolari Monasteri del XV secolo (a pochi chilometri da Castrovillari, in provincia di Cosenza), probabilmente un tempo luogo dei monaci Templari e Torri utilizzate dai Saraceni, ma anche la natura incontaminata della Sila e del Parco Nazionale del Pollino con i suoi fiumi, laghi, cascate ed uno dei più affascinanti canyon del mondo. Il film - al momento in fase di sviluppo e organizzazione - si presenta come una vera novità “made in Italy” nello scenario cinematografico internazionale. La pellicola sarà diretta dal giovane ed eclettico regista calabrese Franco Gramisci (reduce da un soggiorno–studio a Los Angeles fra gli imponenti studi hollywoodiani). Il regista, con questo film, si trova alla sua opera prima di fiction cinematografica di respiro internazionale, ma ha già alle spalle due premi per la regia (uno a Roma nel 2002 e uno in Calabria nel 2004 “
Per l’immagine della forza di un’idea di cinema limpida e coinvolgente”), mentre due dei suoi film sono già stati trasmessi sui canali satellitari di Sky. Il “Sacro Codice” si presenta con un particolare stile narrativo e racconta di una ragazza bloccata fra gli angoli remoti del tempo nella dimensione dello spirito; uno straordinario percorso interiore e (sur)reale tra le memorie più ancestrali ed affascinanti che resero grandi le innumerevoli civiltà della Magna Grecia in Calabria, vissute e scomparse nel corso dei secoli. La storia del film si muove così quasi tracciando la linea del tempo percorso dall’uomo, persino dalla protostoria ad oggi. «Già in fase di sceneggiatura - afferma il regista - prevediamo un apporto di effetti speciali visivi e ricostruzioni 3D, a cura di un team di esperti coinvolto già sul set e coordinato da un supervisor agli effetti speciali. Parte di tali interventi (che agiranno tra attori e location reali e set virtuali, processo inconsueto per la cinematografia italiana, ma che all’estero invece è considerato ormai moderno) - continua Gramisci - andranno a ricostruire i resti di luoghi e situazioni com’erano già realmente molti secoli fa; ogni location - conclude - servirà a portare in luce atmosfere e ambientazioni ancora disperse fra gli angoli remoti del tempo, cosa che accade anche alla stessa protagonista del film». Il regista non intende però basarsi sui soliti paesaggi virtuali creati ex novo con il computer, come succede spesso al cinema, ma ambientare le scene all’interno di paesaggi reali grazie all’apporto delle nuove tecnologie per sottolineare la forza e la memoria di luoghi che hanno contribuito alla civiltà dell’uomo. Le ultime scoperte archeologiche faranno quindi da scenografia a questo film senza eguali ed alle immagini cinematografiche digitali del terzo millennio, nonostante la loro storia reale, secondo gli esperti, risalirebbe alle prime civiltà di questo pianeta (parliamo di parecchi millenni). Un caso che forse metterà in discussione addirittura la storiografia firmata dall’uomo.
Newsletter Archeologica www.laportadeltempo.com Fonte: Ufficio Stampa CORBEC Data: 23.04.06
| La mostra - Riflessi di Pietra | ||
|
Riflessi di pietra |
||
Fossili sorprendentemente dettagliati, estratti dall’antica roccia a qualche migliaio di chilometri dal Polo Nord, stanno aiutando gli studiosi a capire come, a poco a poco, i pesci dal mare si spostarono sulla terra, evolvendo nelle miriadi di specie che hanno vissuto, hanno mangiato o che sono state mangiate, che hanno combattuto e sono morte sulla terraferma per più di 300 milioni di anni.
Sepolti nei sedimenti del fiume dell’Isola di Ellesmere, nel Nunavut del Canada, sono stati trovati i resti ben preservati di quel che è descritto come “l’anello evoluzionistico mancante” tra pesci e tetrapodi, gli animali a quattro zampe che emersero dall’acqua. La nuova specie, battezzata Tiktaalik (pesce di acque poco profonde nell’antica lingua Inuktikuk) rosae, sembra superficialmente simile ad un coccodrillo, con un cranio di circa 20 cm di lunghezza.
Il suo corpo schiacciato, che probabilmente poteva crescere fino a 1.24-2.75 metri, era coperto di scaglie ossee a forma di diamante. Era come un pesce, con le sue primitive mandibole e pinne, ma aveva un collo e arti da tetrapode.
Ciò che sta generando la maggiore emozione riguardo questa scoperta, sono le giunture nelle pinne pettorali del pesce, con ossa che possono essere paragonate al braccio, avambraccio e parti primitive delle zampe degli animali di terraferma.
“La maggior parte delle giunture principali della pinna sono funzionali in questo pesce” ha dichiarato Neil Shubin, un professore di biologia degli organismi all’Università di Chicago, e co-direttore della spedizione, le cui scoperte appariranno sul prossimo numero della rivista Nature. “Le spalle, i gomiti e perfino parti del polso sono già lì e lavorano in modo molto simile ai primi animali di terra” ha dichiarato.
Il sedimento in cui è stato trovato il Tiktaalik è stato datato attorno a 375 milioni di anni or sono: l’era paludosa, precedente l’avvento dei Dinosauri, conosciuta come Devoniano.
A quel tempo, quel che è l’inospitale Canada Artico, aveva un clima sub tropicale in quanto parte del mega-continente attraversato dall’equatore.
Shubin ritiene che la dimensione del Tiktaalik e la sua forma indichino che fosse adatto per vivere in piccole correnti presso una foce, un ambiente che probabilmente lo incoraggiava alla pesca nelle acque basse, o persino a compiere brevi puntate a terra, alla ricerca di cibo o rifugio da parte dei predatori.
“Lo scheletro del Tiktaalik potrebbe sopportare il corpo sotto forza di gravità, sebbene in acque molto superficiali o sulla terra” ha dichiarato il co-autore Farish Jenkins, professore di biologia organica ed evoluzionistica all’Università di Harvard.
Il Tiktaalik riempie un vuoto relativo al periodo transizionale cruciale che si estende per oltre 20 milioni di anni nell’era Devoniana, tra i pesci ed i primi tetrapodi. Il Tiktaalik si colloca tra un pesce a forma di torpedine, chiamato Panderichthys, che visse attorno a 385 milioni di anni or sono, e le cui pinne pettorali e scheletro delle spalle suggeriscono potesse camminare in acque poco profonde ma non sulla terra; ed i primi tetrapodi non ambigui, l’Acanthostega e l’Ichthyostega, che vissero attorno a 365 milioni di anni or sono, e che, pur con code di pesce, avevano zampe dotate di dita.
EC© 2004-2006 Newsletter Archeologica Fonte: www.dsc.discovery.com Data : 05.04.06
I popoli dell’Età della Pietra in Pakistan usavano trapani da dentista di selce circa 9,000 anni or sono, secondo i ricercatori.
Denti riportati alla luce da un cimitero neolitico a Merhgarh nella provincia del Baluchistan, hanno mostrato chiari segni di trapanatura.
Analisi dei denti mostrano che i dentisti preistorici usavano curare il mal di denti con trapani fatti di selce.
Il team che conduce la ricerca ha dichiarato che esami ravvicinati dei denti mostrano che lo strumento era “sorprendentemente efficace” nel rimuovere il tessuto dentale affetto da carie.
E’ stato trovato un totale di undici corone trapanate, con un esemplare che mostra evidenze di una complessa procedura comprendente la rimozione dello smalto del dente, seguita dall’incisione nella parete della cavità.
Quattro dei denti mostrano segni di decadimento associati al foro trapanato.
“In tutti i casi, arrotondamenti del margine confermano che la trapanatura era stata condotta su individui vivi, che continuarono a masticare anche in seguito sulla superficie trapanata” hanno aggiunto i ricercatori.
La forma di trattamento dentale scoperta a Mehrgarh continuò per circa 1,500 anni, prima che la pratica venisse meno.
Punte di trapano di selce si trovano in abbondanza al sito di Mehrgarh, tra gruppi di perle di osso, conchiglie e turchesi. Nell’articolo di Nature, gli autori suggeriscono che l’abilità sviluppata dagli artigiani nella creazione delle perle potesse essere efficace anche per i trattamenti dentali.
Mehrgarh si trova lungo la rotta tra l’Afghanistan e la valle dell’Indo verso sud.
I ricercatori, diretti da Roberto Macchiarelli dell’Università di Poitiers, Francia, hanno dichiarato trattarsi di un sito antico anche per l’agricoltura, dove si coltivavano frumento, orzo e cotone.
Fonte: www.bbc.co.uk Data : 06.04.06
Un team di archeologi al lavoro presso l’antico sito di Jiroft ha recentemente scoperto, allo Ziggurat di Konar Sandal, una seconda iscrizione reale, che sembra offrire nuove evidenze che Jirof si dati al III millennio a.C.
L’iscrizione si trova su un pezzo di mattone che misura 11x7, ed è formata di 5 righe di 12 parole ciascuna.
Il primo esemplare era stato trovato durante scavi precedenti, ed era stato definito dall’archeologo francese Jean Perrot, un editto reale. Considerando la somiglianza della nuova iscrizione alla precedente, gli esperti ritengono che si potrebbe trattare di un altro decreto reale.
L’iscrizione è stata trovata presso la scala della sezione superiore dello Ziggurat di Konar Sandal, che è di un secolo precedente del più celebre ziggurat di Ur.
Lo ziggurat di Konar Sandal è una delle antiche rovine di Jiroft, situato nella provincia meridionale iraniana di Kerman.
Analisi dei pezzi di carbone scoperti durante l’ultimo anno di scavi a Jiroft, hanno indicato che il più antico livello della regione si data al 2800 a.C.
Molti esperti iraniani e stranieri considerano le scoperte a Jiroft tracce di civiltà importanti come i Sumeri e gli antichi Mesopotamici. L’esperto iraniano Yusef Majidzadeh ritiene che Jiroft corrisponda all’antica città di Aratta, che viene descritta diffusamente in un’antica iscrizione d’argilla sumera.
EC© 2004-2006 Newsletter Archeologica www.laportadeltempo.com
Fonte: www.iranmania.com Data: 08.04.06
E’ uno degli uomini più disprezzati della storia. Ma se invece avesse solo obbedito al desiderio del suo Maestro, quando tradì Gesù con un bacio?
Questo è quel che dice un antico testo cristiano appena rivelato.
Dopo essere stato perduto per circa 1,700 anni, il cosiddetto “Vangelo di Giuda” è stato recentemente restaurato, autenticato e tradotto. Il manoscritto Copto è stato mostrato al pubblico oggi al quartier generale della National Geographic Society di Washington, e alcuni archeologi parlano già della più significativa scoperta archeologica degli ultimi 60 anni. La sola copia sopravvissuta del documento è stata trovata in un codice che si data tra il III ed il IV secolo d.C.
Si ritiene che il testo – composto in lingua copta – sia una traduzione dell’originale testo greco scritto da una delle prime sette cristiane, in un momento imprecisato anteriore al 180 d.C.
I Vangeli del Nuovo Testamento della Bibbia – Matteo, Marco, Luca e Giovanni – ritraggono Giuda Iscariota, uno dei dodici Apostoli di Gesù, come un traditore. Nel racconto biblico è Giuda a consegnare Gesù Cristo ai suoi oppositori, che in seguito crocifiggeranno il fondatore della Cristianità.
Il Vangelo di Giuda, invece, spiega che il cosiddetto “traditore” non fece che acconsentire ad una precisa richiesta di Gesù.
“Questo Vangelo perduto, offre informazioni su Giuda Iscariota - ed una visione sulla sua persona - completamente differenti da quella che siamo abituati a conoscere” ha spiegato Rodeolphe Kasser, ecclesiastico ed ex professore nella Facoltà d’Arte dell’Università di Ginevra. Kasser, uno dei più eminenti studiosi di lingua Copta al mondo, ha guidato lo sforzo di rimettere insieme i pezzi e tradurre il Vangelo di Giuda.
Il progetto è stato finanziato dalla National Geographic Society e dall’Istituto Waitt per le Scoperte storiche, hanno finanziato il progetto. >>> CONTINUA
Leggi l’intero articolo su: http://www.laportadeltempo.com/Archeologia%20Biblica/archbibl_040604.htm
Fonte: http://news.nationalgeographic.com/news/2006/04/0406_060406_judas.html Data: 06.04.06
Gli studiosi hanno reso nota una nuova teoria, secondo la quale gli uomini di Neanderthal che trovavano rifugio 50,000 anni or sono attorno alle grotte di Le Moustier, in quella che è ora la Dordogna in Francia, macellavano carcasse, raschiavano le pelli, modellavano teste d’ascia – e cantavano.
Uno dei nostri antenati coperti di pelliccia iniziava con un suono ritmico in crescendo, e gli altri seguivano, adeguandosi e partecipando. La musica promuoveva “un senso di benessere, di unione davanti al pericolo, di solidarietà” suggerisce il Prof. Mithen, archeologo dell’Università inglese di Reading. La musica, sostiene, creava “un’identità sociale piuttosto che individuale”. E potrebbe risolvere una questione annosa.
La musica ha risvolti sulla biologia. La sua ubiquità nella cultura umana, e le forti evidenze che il cervello contenga in sé alcuni circuiti musicali, suggeriscono che la musica sia un prodotto dell’evoluzione umana, e sollevano questioni sul suo ruolo. Nel 1871, Darwin ipotizzava che la musica umana, come il canto degli uccelli, attraesse i compagni. E che, in epoca pre-linguistica, gli antenati umani tentassero di “accattivarsi le simpatie dell’altro con note e ritmi melodiosi”.
Alcuni scienziati oggi condividono questa visione. “La musica era modellata dalla selezione sessuale come un terreno di sfida” sostiene Geoffrey Miller, dell’Università del Nuovo Messico, in un articolo del 2001. Ma come Darwin, egli basa le sue conclusioni sulla convinzione che la musica non avesse “identificabili benefici per la sopravvivenza della specie”.
Ma se un carattere non aiuta le creature a sopravvivere, allora può persistere di generazione dopo generazione solo se aiuta alla riproduzione.
Studi in neuroscienze ed antropologia, ad ogni modo, hanno suggerito che invece la musica aiutava anche a sopravvivere, in particolare prima dell’avvento del linguaggio. Secondo il professor Mithen “il linguaggio potrebbe essere stato costruito proprio a partire dallo sviluppo neurale della musica”.
CONTINUA su>>> http://www.laportadeltempo.com/Paleontologia/paleo_310306.htm
Fonte: http://www.post-gazette.com/
Data: 31.03.06
Un incisione di 2,000 anni or sono del cosiddetto “Dio del nord” adottato dai romani per protezione e buon auspicio, sono state scoperte in Northumberland.
La figura di 40 cm di altezza, che regge uno scudo in una mano ed una lancia o spada nell’altra, è stato scoperto presso il Forte di Chester lungo le Mura di Adriano.
Gli esperti hanno dichiarato che la scoperta è eccitante ed offre nuovi elementi sul culto degli idoli per ottenere protezione.
L’incisione si ritiene appartenere a Cocidius, un dio guerriero romano-britannico. L’esperta di arte rupestre Termia Barnett, ha dichiarato: “E’ una scoperta del tutto inattesa. Mostra quanto vi sia ancora da scoprire sull’antico passato del Northumberland.”
L’incisione è stata scoperta da un team di volontari che cercava incisioni rupestri, in seno ad un progetto in Northumberland e Durham.
La roccia è stata ricoperta a scopi di protezione. Le ricerche sono ancora in corso.
Fonte: www.laportadeltempo.com dell'11 marzo 2006
ROMA - Oltre cinquecento epigrafi databili tra il 2600 a.C. e il 2100 a.C. con testi letterari e storici, che fanno ipotizzare la presenza di una vera e propria biblioteca. È la straordinaria scoperta fatta in Iraq, nel sito dell'antica città sumerica di Ur, da un team di studiosi italiani diretto dal CNR (Consiglio nazionale delle ricerche).
Le tavole, tutte di argilla e pece, sono state scoperte nel sito di Eridu durante una ricognizione archeologica fatta dal team diretto dalla ricercatrice del CNR Silvia Chiodi. Un ritrovamento eccezionale, ha commentato l'archeologa, "non solo per la tipologia dei manufatti ma anche per il luogo di ritrovamento che era noto per essere di epoca esclusivamente preistorica".
Le tavole sono state esaminate sul posto dall'assirologo Giovanni Pettinato, tra i massimi esperti di questa civiltà: "La presenza di numerose tavolette in superficie - ha sottolineato - fa ipotizzare che siano conservati documenti appartenenti ad una vera e propria biblioteca, la qual cosa fa presumere l'esistenza di migliaia di testi".
Fonte: www.swissinfo.org Data: 27 marzo 2006
ADDIS ABEBA - Sarebbe celata in un cranio la lacuna evolutiva della specie umana nel passaggio dall'homo erectus all'uomo moderno. Il teschio ritrovato da alcuni archeologi in Etiopia, nella regione di Afar, potrebbe infatti colmare il vuoto della documentazione fossile umana fino ad ora disponibile. Si tratterebbe di una scatola cranica di 250mila anni fa, ma alcuni studiosi ritengono sia databile addirittura a 500mila anni fa. (Agr)
Fonte: www.corriere.it Data : 25.03.06
alessandria
amazzoni
archeo spazio
archeoegitto
archeoest
archeoeuropa
archeogermania
archeogranbretagna
archeogrecia
archeoitalia
archeolombardia
archeonord
archeoriente
archeoroma
archeosudamerica
archeotoscana
architetturamedioevale
arte
atlantide
bibliografia
cinema
cleopatra
creature fantastiche
cristianesimo
cultiecultura
culture preistoriche italiane
curiosita
dea madre
domande
donnemedioevo
enigmimisteri
etniepopoli
eventi
federicoii
filologia
folklore
francia
gotico
graal
gran bretagna
india
indoeuropeo
insediamenti
keltoi
letteratura
lingue
lombardia
meraviglie
mostre
musei
papato
parolechiave
personaggi
poesia
preistoria
puglia
recensionilibri
religione
richieste storiche
roma
rune
scandinavia
scoperte
storia
storia dellarte
storia delle lingue
varie