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Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.

L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.

Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura

Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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lunedì, 08 agosto 2005
Dinosauri


07.08.2005
Embrioni di dinosauri del Giurassico
Sono fra i più antichi reperti conosciuti di questo tipo


Alcuni ricercatori hanno identificato diversi embrioni di dinosauro all'interno di uova scoperte in Sud Africa, risalenti a circa 190 milioni di anni fa (periodo Giurassico). I reperti sono molto più vecchi della maggior parte degli altri embrioni fossili di dinosauro conosciuti, che risalgono generalmente al Cretaceo. La scoperta è stata descritta sul numero del 29 luglio della rivista "Science".
Secondo Robert Reisz dell'Università di Toronto di Mississauga e colleghi, le caratteristiche degli embrioni indicano che si tratta di dinosauri Massospondylus. Da adulti, questi "prosauropodi" primitivi erano lunghi circa cinque metri, con colli lunghi e teste corte, ed erano in grado di muoversi su due zampe e di stare eretti. Gli embrioni, tuttavia, presentano arti anteriori e teste relativamente grandi, colli orizzontali e code corte, caratteristiche che suggeriscono che nascessero come quadrupedi.
Questo implicherebbe che i successivi sauropodi, che avevano quattro zampe, si siano evoluti preservando questo primo stadio dello sviluppo. Le proporzioni corporee degli embrioni, compresa la testa larga, indicano che sarebbe stato difficile per i neonati muoversi in maniera efficiente. I ricercatori non hanno inoltre trovato tracce di denti. È dunque probabile che i neonati avessero bisogno di essere accuditi dai genitori per un determinato periodo di tempo.

© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A.


Postato da: Storiarchea a 11:18 | link | commenti
scoperte, preistoria

mercoledì, 03 agosto 2005
Rune

runa s.f. [dal nordico antico rūnar "scrittura (segreta)", plurale di rūn, gotico rūna "mistero, segreto"]. - Ciascuno dei caratteri grafici particolari al mondo germanico (in generale 24), che raggiungono la massima diffusione nei paesi scandinavi tra la fine dell'antichità e l'inizio del Medioevo (400-1100) e restano in uso, trasformati, sino alla fine dell'Ottocento in un paese isolato della campagna svedese, sopraffatti dal progressivo affermarsi dell'alfabeto latino.
I più antichi documenti runici provengono dalle parti meridionali del territorio scandinavo, frutto di una civiltà che da regioni più meridionali si è spinta intorno all'inizio dell'era cristiana verso l'Europa settentrionale. Dalla scrittura di cui si servì Wulfila per scrivere la sua traduzione della Bibbia alcuni hanno dedotto che egli conosceva le rune e da queste, oltre che dall'alfabeto greco, egli avrebbe tratto i suoi nuovi segni. Effettivamente iscrizioni runiche sono state trovate in Romania, Volinia e Brandeburgo. Se si esaminano le tre sole fonti possibili della scrittura runica, sembra doversi concludere che per ragioni storiche l'alfabeto greco debba essere eliminato, mentre è impossibile non mettere in relazione alcune rune con l'alfabeto latino; ma questo alfabeto non basta a spiegare tutto. Un alfabeto subalpino molto latinizzato probabilmente apparirebbe come il prototipo ideale, ma purtroppo ancora non è stato trovato: si può solo dire che alcuni studiosi, confrontando le rune con la forma dei caratteri delle iscrizioni norditaliche del territorio alpino (IV-I secolo a.C.), hanno notato che circa 20 caratteri runici trovano in quel sistema grafico una corrispondenza perfetta, tuttavia per le altre quattro restanti rune non è possibile trovare la fonte in nessun altro sistema grafico dell'Europa meridionale.
Secondo le prime sei rune (f, u, th, a, r, k) l'intera serie ha il nome di futhark.
E' caratteristica della scrittura runica la bivalenza di ogni segno, che può infatti essere usato con valore fonetico oppure ideografico, talvolta in una stessa iscrizione. Pertanto, documentato dal IX secolo, ogni runa ha il suo nome, la cui iniziale (per la runa che vale z, la finale) indica il valore fonetico mentre il significato è il valore ideografico. Per esempio la runa x ha il valore fonetico di o ed il valore ideografico di "possesso, patrimonio", che è appunto il significato del suo nome odhal. Come i simboli prerunici così anche le rune furono usate dapprima non come strumento di comunicazione ma come strumento di culto e (come dice Tacito) della profezia. E certamente la cosiddetta magia runica costituisce l'aspetto più caratteristico e alto delle pratiche magiche dei Germani settentrionali.
Un carme eddico racconta che il dio Freir s'innamorò di una giovane gigantessa, Gerdhr, e le inviò messaggero Skirnir, che, di fronte alle resistenze di Gerdhr, minacciò di ricorrere alla magia runica: risulta chiaro che le rune operano magicamente: una volta cancellate, il loro effetto cessa all'istante.
Egil Skallagrimsson visitò un giorno una ragazza ammalata: per guarirla erano state incise rune che, malamente applicate, avevano aggravato il male: Egil le cancellò, le gettò nel fuoco, ne incise di nuove che, poste sotto il cuscino della malata, provocarono la sua guarigione.
Ogni segno dell'alfabeto runico aveva un valore particolare, e così le varie combinazioni di rune (cfr. l'eddico Carme di Sigrdrifa).

Le iscrizioni runiche più antiche dovettero essere iscritte su legno, sicché per la deperibilità del materiale nulla ci resta dei documenti più antichi (100 a.C. - 200 d.C.). Successivamente i Germani orientali e settentrionali incisero su osso e metallo, e in Norvegia e in Svezia si cominciò anche ad incidere su pareti rocciose o su pietre tombali. Una tomba presso Kylver nell'isola svedese di Gotland; altre antiche su lame di spade, su fibbie, su pettini (una è d'argomento magico-amoroso, altre sono augurali); una "canzone dell'operaio" si trova incisa su una cote (VII secolo); dichiarazioni di fabbricazione, possesso, invio in regalo si trovano su oggetti di metallo prezioso (l'anello gotico di Petroasa del IV secolo), ma più frequenti di tutte sono le iscrizioni su pietre tombali. Il periodo più antico che giunge circa al IX secolo offre circa 200 documenti. Con il nome di rune tedesche si indica un gruppo di iscrizioni (27) del V-VII secolo, contenenti per lo più nomi di persona, trovate nei territori di lingua tedesca.
Le rune anglo-frisie o anglosassoni o d'Inghilterra presentano numerose innovazioni anche nel numero dei segni che deve adeguarsi al maggior numero di fonemi vocalici dell'anglosassone.
Le rune scandinave o neonordiche hanno una storia più lunga con trasformazioni più profonde perché nella Scandinavia la conoscenza e l'uso delle rune sopravvive più a lungo che in qualsiasi altra parte del mondo germanico. In Norvegia dopo il 600 l'alfabeto runico si trasformò profondamente riducendosi a 16 segni in seguito a particolari fenomeni fonologici della lingua. Parecchie migliaia d'iscrizioni, sparse in Norvegia, in Danimarca e soprattutto in Svezia, sono incise con queste rune seriori, che per caratteri differenziatori distinguiamo in rune danesi e rune norvego-svedesi. Queste ultime sono rappresentate da pochi monumenti, ma in compenso offrono l'iscrizione più lunga e certo più notevole dei tempi antichi, la pietra di Rok (della provincia dell'Östergötland), alta 3 metri e incisa da tutti i lati. Attraverso una riduzione straordinariamente forte dei tratti sorse da queste rune norvego-svedesi una specie di stenografia runica, le cosiddette rune svedesi (tuttavia in Svezia la maggior parte delle 200 iscrizioni sono redatte in rune danesi). Le iscrizioni svedesi (specie quelle dell'Opland) sono caratteristiche per una tipica ornamentazione.
Fra i più noti firmatari d'incisioni runiche è Asmund Kareson. Le rune in una forma particolare e arricchite di lettere latine, sono sopravvissute presso i contadini della Dalecarlia, a nord, fino verso i nostri tempi.


Postato da: Storiarchea a 16:51 | link | commenti
lingue, rune, filologia, storia delle lingue

Lingue Germaniche

Le lingue germaniche sono solitamente suddivise in tre gruppi:
a) germanico orientale, attualmente estinto, al quale appartennero, oltre al gotico, le lingue dei Vandali, Burgundi, Bastarni, Eruli, Gepidi, popolazioni germaniche che scomparvero dopo il periodo delle invasioni; delle loro parlate non restano che nomi propri in testi greci e latini e scarsi prestiti nelle lingue romanze;
b) germanico settentrionale, che comprende attualmente islandese, norvegese, danese e svedese. La prima documentazione di una lingua unitaria si ha in iscrizioni runiche a partire dal III secolo (nordico primitivo); i primi documenti letterari in antico islandese sono redatti intorno al XII secolo.
c) germanico occidentale, suddiviso a sua volta in tedesco e anglo-frisio. Il tedesco si suddivide in alto tedesco, attualmente rappresentato dal tedesco propriamente detto (prima documentazione letteraria in antico alto tedesco intorno all'VIII secolo) e basso tedesco, comprendente l'olandese o nederlandese e l'afrikaans. La prima documentazione letteraria del basso tedesco è in antico sassone, lingua che ha la sua continuazione attuale nei dialetti basso-tedeschi della Germania settentrionale (Plattdeutsch), mentre il nederlandese rappresenta la continuazione del basso franco.
L'anglo-frisio comprende l'inglese (prima documentazione in anglosassone intorno all'VIII secolo) e il frisone (prima documentazione in antico frisone, nel XIV secolo).

GERMANICO E INDOEUROPEO

Le evidenti circostanze sia di tipo lessicale sia morfologico che è possibile individuare tra le lingue germaniche indicano senza possibilità di dubbio la comune origine di esse; così come le trasparenti affinità tra le lingue romanze (italiano, francese, spagnolo, ecc.) si spiegano nella comune filiazione dal latino. Se però per queste ultime il latino si pone come un punto di partenza reale e concretamente documentato, per le lingue germaniche tale punto di partenza non si può che ricostituire induttivamente, ponendo cioè in evidenza e rannodando in una serie di formule i tratti comuni ricavabili dal confronto di esse sul piano fonetico, lessicale e morfologico. Così ad esempio, come
italiano
padre
spagnolo
padre
francese
père
sono derivazioni del termine latino
pater, -tris
così sulla base del gotico fadar, dell'anglosassone faeder, dell'antico alto tedesco fater, dell'antico islandese
faðir è possibile restituire una forma protogermanica *faðer, padre (con l'asterisco si contrassegnano le forme ricostruite mediante comparazione, ad esempio dell'indoeuropeo e del germanico. Per il gotico la presenza dell'asterisco indica che la forma non appare nei documenti gotici, ed è ricavata con procedimento analogico).


Postato da: Storiarchea a 16:50 | link | commenti (1)
lingue, filologia, storia delle lingue

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