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Blog culturale di storia, cultura, archeologia, in particolare dell'età medioevale. Aggiornamenti, recensioni, notizie, scoperte... di tutto un po'...

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Il fascino misterioso dell'archeologia ed il fascino misterioso del Medioevo.

L'età dei barbari, dei cavalieri, degli enigmi e delle fate.

Castelli, corti, cattedrali, guerre e crociate, vita quotidiana, amori e scoperte, musica e letteratura

Un'epoca di interminabili assedi, sanguinose battaglie, irraggiungibili dame e cavalieri senza macchia.

Tutti pensano di conoscere il Medioevo. Ma per gli storici e gli archeologi è ancor oggi un mistero ed un periodo di contraddizioni: un mondo di analfabeti, ma anche di sapienti; di superstizione, ma anche di svolte cruciali per la storia dell'Uomo, e dell'Europa in particolare.

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venerdì, 29 aprile 2005
Anomalie Craniche: Analisi ed Ipotesi

 

di Fabrizio Rognone gentilmente concesso da www.assmizar.org

 

Esistono nei cataloghi di anatomia umana e di antropologia nonché nell'ambito dell'archeologia di frontiera descrizioni di ossa, specialmente craniali, che differiscono notevolmente dalla norma. Per alcune di esse si è fatto richiamo alla vastissima patologia dello scheletro umano, per altre alla pratica della deformazione rituale, come i piedi delle geishe, in Giappone...

.… o per la fasciatura rituale del cranio dei neonati per favorirne lo sviluppo secondo canoni estetici e religiosi rispetto ad un modello che non e’ stato ancora definito precisamente ma sicuramente associato ad un grande cranio allungato o dolicocefalico.

Quest’ultimo tipo di pratica sembrerebbe diffusa in molti luoghi della Terra anche molto lontani fra loro ed in merito ritengo che ci sia un certo rischio nella deformazione sostanziale di un cranio infantile mediante la “fasciatura” cosiddetta rituale.

(Figura 1:un chiaro esempio di allungamento cranico in un teschio trovato a Paracas)

La mia obiezione sorge constatando che e’ necessario sia esercitare una discreta pressione esterna sul segmento osseo per ottenere la deformazione sia mantenerla per un lungo periodo di tempo, probabilmente degli anni.

Tutti conosciamo la delicatezza della cute di un bimbo o ancor piu’ di un neonato; questo tipo di pressioni applicate al cuoio capelluto per deformare il tavolato osseo sottostante provocherebbe, come conseguenza, uno stato ischemico cronico locale della cute con l’insorgenza di una piaga in tutto simile a quelle da decubito.

Questo tipo di lesioni sarebbero state molto rischiose per la vita del neonato poiché avrebbero causato un’infezione locale e delle delicatissime strutture vicine, come l’encefalo o le meningi, difficilmente risolvibile per la presumibile indisponibilita’ di antibiotici per curare l’infezione stessa.

Per rendere verosimile una tale teoria si dovrebbe ipotizzare che questo tipo di pratica prevedesse il sacrificio della salute di un certo numero di bambini per ottenerne alcuni con la testa molto allungata.

Per tale ragione ritengo che tale pratica non fosse molto diffusa e sono ragionevolmente propenso anche a ipotizzare l’esistenza, in passato, di un raro tipo di uomo che avesse un cranio piu’ allungato e capiente dei suoi coinquilini terrestri di tipo sapiens.

In quest’ottica recentemente il dott. Forgione, direttore del mensile Hera, ha pubblicato un bellissimo articolo sulla scoperta di alcuni crani anomali nelle cantine del museo Antropologico di Malta.

Di essi e in particolare di quello mostrato nelle foto, viene subito notata la forma molto allungata e le dimensioni maggiori del cranio umano normale.

Altra anomalia e’ data dalla apparente assenza della scissura cranica sagittale. Il fenomeno potrebbe essere associato a vari tipi di patologia delle ossa del cranio, in particolare alla scafocefalia. Nella tabella schematica riportata nella pagina seguente si possono vedere un cranio normale, del quale vengono indicate le ossa e le suture e crani che evidenziano alcune patologie.

Rimane il dubbio sulla apparente armonicita’ anatomica dei reperti e ritengo che una piu’ attenta analisi di questi crani potrebbe essere utile per indicare l’origine di tali anomalie.

Piu’ vicini alla possibilita’ di un “altro” tipo di uomo sono i reperti di Merida e Ica con il ritrovamento di alcuni crani decisamente anomali e studiati magistralmente dai professori Robert Connolly e Lumir Janku.

Tali reperti sono stati e sono oggetto di una furiosa bagarre scientifica e mostrano crani anomali per la loro forma e per la capacita’ volumetrica della scatola cranica.

Alcuni ricercatori ipotizzano che la morfologia di questi crani sia da mettere in relazione alla famosa fasciatura rituale.

Personalmente tendo a ripudiare tale ipotesi; la fasciatura rituale , se riesce, determina una deformazione del cranio in alcuni suoi diametri, mantenendo pero’ inalterato il rapporto fra essi in relazione al volume della scatola cranica. Insomma la fasciatura rituale deforma il cranio ma non ne aumenta la capacita’ volumetrica.

Questi crani potevano ospitare cervelli fino a 2000 ml e oltre, sono appartenuti a esemplari maturi, sani, di persone divenute adulte e decedute per ragioni apparentemente naturali.

Mediante i potentissimi mezzi offerti dai programmi di ritocco fotografico e morphing, disponibili attualmente, ho effettuato una ricostruzione delle fattezze del viso e della testa di uno di questi esemplari di uomo che verosimilmente tanto hanno influenzato il concetto estetico dell’antichita’ per cio’ che riguarda l’aspetto del viso umano.

L’esperimento e’ stato eseguito modificando la forma della testa di una sapiens secondo le proporzioni craniche di uno dei reperti in oggetto, raffigurato in basso a sinistra.Il risultato ottenuto e’ molto interessante.

Si segnala la presenza di grandi occhi, risultato della maggiore ampiezza del forame orbitario di quei crani, una fronte sfuggente che si prolunga in un naso piu’ lungo, il mento piu’ prominente per la presenza di una mascella piu’ sviluppata e cosi’ via. Tutto e’ stato rapportato in modo preciso alla morfologia dei crani in oggetto.

L’insieme e’ straordinariamente armonico e una simile creatura, a meno che non presentasse una cute verde e squamosa, sarebbe stata sicuramente reputata bella o perlomeno interessante anche al giorno d’oggi.

Il pensiero va alle teste di principesse del periodo “ amarniano “ della storia dell’antico Egitto.

Ma ancor piu’ interessante e’ il raffronto iconografico con le fattezze del faraone Akhenaton della XVIII dinastia.

(Figura 2 sinistra: uno dei crani trovati da Shapiro e conservati al museo  Archeologico di Lima, in Perù)

 

In esse sembra sicuramente lecito riconoscere le fattezze del modello elettronico creato sulle dimensioni dei crani peruviani esposto nella figura di questo articolo.

Stessa fronte sfuggente , stesso cranio allungato e piu’ voluminoso che di norma.

Akhenaton e’ stato il nonno di Tutankhamon e anche in esso e’ possibile riconoscere questi tratti somatici, anche se molto mitigati, in alcune raffigurazioni in pietra. Cosa nascondevano sotto le sontuose tiare questi formidabili uomini?

Uomini che hanno sovvertito l’ordine religioso del tempo, cambiando la sede della capitale, riconoscendo e imponendo il monoteismo.

Nascondevano forse un cranio anomalo? E perche’ l’iconografia classica dell’antico Egitto mostra re e sacerdoti con questi copricapo che probabilmente mimavano un cranio anomalo come segno di regalita’ o superiorita’ di casta o sacerdozio.

E perche’ le donne si truccavano gli occhi allungandone e ingrandendone la forma ?

 Una limitata e obbligatoriamente superficiale analisi comparativa, da me effettuata, con la morfologia del cranio umano comune e la morfologia del cranio di Tutankhamon ha messo in evidenza alcune verosimili anomalie.

1) non e’ possibile evidenziare con certezza la presenza della Sella Turcica che, nell’uomo normale, e’ una entita’ anatomica della superficie interna del cranio, una sorta di nicchia indovata nelle ossa del massiccio facciale e che serve a contenere la ghiandola ipofisaria e probabilmente a proteggerla da traumatismi.

Nella patologia umana un tale fenomeno prevede una origine malformativa o la presenza di un tumore ipofisario che ingrandendosi progressivamente in questo spazio ne erode le pareti slargandole fino alla loro scomparsa. Questo e’ un segno radiologico sicuro di neoplasia ipofisaria.

Nel cranio di Tutankhamon e’ abbastanza visibile tale anomalia e sarebbe interessante poter verificare se tale aspetto e’ stato segnalato nella letteratura scientifica. Il tumore ipofisario piu’ comune e’ l’adenoma che e’ un tumore benigno generalmente associato a disfunzioni ormonali gravi che prevedono anche l’Acromegalia che consiste , fra l’altro, in un allungamento delle ossa piatte e loro ispessimento come la mascella che diviene ipertrofica o l’ispessimento delle ossa della volta cranica. In questo RX tali anomalie non sono evidenti e lasciano aperto il campo alle ipotesi.

Altra anomalia riscontrata in questo RX e’ una accentuata dolicocefalia, cranio allungato in senso anteroposteriore, senza diminuzione dei restanti diametri cranici.La conseguenza e’ un aumento del volume cranico fino a 1600-1750 ml contro i 1300-1400 del cranio umano normale. Escludendo per ragioni di spazio, ma rimandando l’argomento in un secondo eventuale articolo, l’esistenza di crani o scheletri completi che suggeriscono una loro origine ancora piu’ misteriosa, concluderei facendo alcune considerazioni personali.

1)     e’ possibile che in passato siano coesistiti sulla terra due tipi di uomini, l’Homo Sapiens Sapiens e l’uomo macrocefalico.

2)     All’uomo macrocefalico e’ stata attribuita una natura superiore e probabilmente benevola, venerata e riprodotta nei tratti somatici, attraverso l’abbigliamento e la deformazione rituale del cranio in quei soggetti che piu’ rappresentavano l’autorita’ e il sacro.

3)     Anche attualmente nelle gerarchie piu’ elevate e’ d’uso indossare copricapo che mimano questo aspetto anatomico come a voler continuare l’associazione tra autorita’ benevola e guida spirituale e la presenza di  una testa grande e allungata.

4)     E’ possibile che questi antichissimi e scomparsi esseri siano stati gli ultimi di una grande razza decaduta e probabilmente cultural-mente molto avanzata, una razza caratterizzata da un alto senso morale che li ha spinti a governare e a consigliare, fino alla loro fine, l’umanità’ primitiva di quei tempi e, in tale ottica, ad indirizzarla verso il progresso.

5)     Potrebbe essere verosimile la possibilita’ di incrocio di tali esseri con i Sapiens con, come conseguenza, una rarefazione dei tratti somatici piu’ appariscenti del loro volto con il passare delle generazioni, con un meccanismo genetico puramente mendeliano.

Rimane aperto il campo delle ipotesi sulla loro origine e sulle vicende che li hanno portati ad abitare il nostro pianeta, a decadere e ad estinguersi nel lontanissimo passato appartenuto al primo regno degli shemsu hor o al mitico tempo di Tubalkhain, Thoth-Ermete o …


Postato da: Storiarchea a 21:10 | link | commenti (6)
varie, curiosita, enigmimisteri, archeoegitto

lunedì, 25 aprile 2005
AFANC

AFANC (o anche ADDANC o AVANC)
(Paesi celtici). Dietro questo nome vengono tramandate diverse tradizioni mitiche. Nel Galles l'Afanc è un misterioso mostro acquatico che si dice vivesse nello stagno chiamato Llyn Yr Afanc, sul fiume Conwy. Secondo alcuni si trattava di una sorta di gigantesco castoro (tale è il significato di afanc nel dialetto locale) o di un coccodrillo. Lo stagno in cui viveva il mostro era in realtà una specie di gorgo che risucchiava al centro chiunque cadesse in acqua; in un simile luttuoso frangente, la scomparsa dello sventurato veniva attribuita all'inghiottimento da parte dell'Afanc.
Secondo una curiosa tradizione del XVII secolo l'Afanc, come l'Unicorno, poteva essere catturato solo con l'aiuto di una vergine, sul cui grembo il mostro si sarebbe addormentato senza scampo. In almeno un caso, tuttavia, questo trucco non funzionò a dovere: si dice che il mostro, già debitamente incatenato e trascinato via con l'aiuto di una coppia di buoi, si svegliasse improvvisamente e tentasse di ritornare nel fiume, strappando di netto il seno della fanciulla, che stringeva tra gli artigli.
Tra i celti continentali l'Afanc, chiamato Avank, era sempre un mostro acquatico, ma abitava nel mare, in grotte nelle quali si trovano dei tesori, di cui la creatura era il feroce guardiano. In genere si dissimulava tra le grosse stalattiti o stalagmiti e di lì colpiva chiunque si avvicinasse per trafugare il tesoro, avvelenandolo.
Esistono tuttavia nelle leggende tracce di un suo ruolo di ordine cosmico, che testimoniano dell'antichità di questo mito.
Si narra infatti che fu l'Avank a causare il diluvio primordiale, rompendo le dighe costruite all'inizio dei tempi dal dio Hu-Gadarn per separare le terre dal mare. Quando il diluvio giunse al termine, il dio Hu trascinò il mostro a forza fuori dal mare, servendosi di due buoi (ne resta ancora traccia nella leggenda della vergine narrata poco sopra), uno dei quali però morì di fatica, e l'altro, subito dopo, di dispiacere per la morte del compagno.
Lecouteux opina che gli Afanc fossero una razza di antichi esseri fatati di origine acquatica, di dimensioni minuscole.
A sostegno di questa tesi porta delle analogie lessicali tra afanc, l'irlandese abacc (= nano), ed il gallese afon (= fiume).


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enigmimisteri, folklore, creature fantastiche

ACIPENSER

ACIPENSER
Strano pesce le cui squame sono dirette in senso contrario a quello usuale e quindi gli impediscono di nuotare controcorrente.


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enigmimisteri, folklore, creature fantastiche

ACHLIS

ACHLIS (o anche MACLI o ALCHE)
Secondo Plinio il Vecchio (VII, 16) questo animale, che nasce in Scandinavia, è "poco differente dall'alce, ma non può piegare i garretti, e quindi non si corica, ma dorme appoggiato ad un albero; segando l'albero lo si può cogliere di sorpresa, altrimenti no, perché è di una velocità portentosa. Ha il labbro superiore molto sviluppato: così gli è necessario brucare camminando all'indietro, per evitare di distorcersi il labbro procedendo in avanti".
La medesima storia viene anche ripetuta da Leonardo da Vinci; nonostante i distinguo di Plinio, l'animale è da identificarsi con l'alce, sia pur arricchito di tratti fantastici.


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enigmimisteri, folklore, creature fantastiche

AATXE

AATXE
(Paesi Baschi). E' il "giovane toro", spirito maligno che generalmente si presenta sotto le spoglie di toro, ma che può anche assumere aspetto umano. Vive confinato in una caverna, dalla quale esce solo nelle notti di tempesta.


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enigmimisteri, folklore, creature fantastiche

Mostri, creature fantastiche, personaggi emergenti dal folklore

Con questo post inauguro una nuova sezione, dedicata ai "mostri", sulla pista delle creature fantastiche della civiltà occidentale in generale, con riferimenti specifici ai singoli popoli antichi e non, come Latini, Greci, Scandinavi, ecc., dalla strana fauna dei bestiari medioevali al mostro di Loch Ness; dai Popoli Mostruosi di Alessandro Magno alla Fata Morgana; dai nordici Trolls al lucano Zirulicchio.

AAPKAL
(Belgio). Pesce fantastico che si cattura, secondo i pescatori belgi, nei mari dell'Islanda. E' lungo una trentina di centimetri, ha una testa simile a quella umana, coperta di filamenti analoghi ai capelli, e possiede anche due mani umane. Si dice che lo si conservi secco, fatto, questo, che induce a pensare che vengano spacciate come autentici aapkal delle comuni razze disseccate ed opportunamente manipolate, che anche nelle coste mediterranee vengono spesso fatte passare per dei pesci-uomo o diavoli di mare.

 

 


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enigmimisteri, folklore, creature fantastiche

giovedì, 21 aprile 2005
Eldamar II - Salerno, Castello di Arechi

Venerdì, 13 maggio 2005

17:00 - Corte - Accoglienza con esibizione degli Sbandieratori di Cava
17:30 - Palco Interno - Messaggio di benvenuto delle autorità
17:45 - Palco Interno - Presentazione dell'Associazione Culturale Eldalië e della manifestazione
18:00 - Palco Esterno - Esibizione del gruppo tammorriatori "I Picarielli"
19:30 - Salone - Buffet
21:30 - Corte - Momenti di lettura recitata e sfilata, alla luce delle torce, in abiti della Terra di Mezzo

Sabato, 14 maggio 2005

11:00 - Palco Interno - Vincenzo Cocco "Figure di viaggio"
15:00 - Palco Interno - A. Monda "Frodo e Sam, Cristo e Ulisse: il viaggio e il ritorno"
16:15 - Corte - Prima fase torneo di spada cortese
17:45 - Palco Interno - P. Gulisano "Viaggiare per mondi letterari: dalle cronache al fantastico"
18:30 - Palco Esterno - Concerto gruppo musicale dei Lingalad
21:30 - Palco Esterno - Concerto gruppo musicale dei Will-o-the-Wisp

Domenica, 15 maggio 2005

11:00 - Palco interno - Conferenza a cura Eldalië "Tolkien 2005: le tappe di un viaggio che continua"
14:30 - Palco Esterno - Premiazione "Miglior abito TDM"
15:00 - Palco interno - Maria Isabella D'Autilia, Gianfranca Ranisio, Federico Beltrami: tavola rotonda "A proposito di Feeria"
16:30 - Corte - Fase finale torneo di spada cortese
18:00 - Palco Esterno - Premiazione concorsi di poesia ed arti grafiche

Chiusura della manifestazione
Saluti

Il cartellone degli eventi comprende dibattiti, conferenze e tavole rotonde, accanto a concerti musicali, mostre mercato, esibizioni e dimostrazioni di combattimento con spade, per una piena immersione nelle atmosfere antiche di un mondo non del tutto scomparso.

Durante la "tre giorni" dedicata al capolavoro di J.R.R. Tolkien si potrà assistere a conferenze e dibattiti con faccia a faccia tra alcuni "grandi" del mondo tolkieniano italiano, quali Paolo Gulisano e Andrea Monda, che con i loro interventi permetteranno di conoscere ed approfondire l'autore, l'opera e i suoi legami con la letteratura, la storia e il mito, relativamente al tema centrale: il viaggio, nei suoi aspetti interiore, esteriore e letterario.
Viaggio che, per la Terra di Mezzo, a cinquant'anni dall'uscita de Il Signore degli Anelli non pare ancora prossimo alla sua conclusione, anzi...
Ma Eldamar II non sarà un evento dedicato in toto a libri e letteratura: si potrà contemplare la Terra di Mezzo nelle opere d'arte e nei dipinti di giovani artisti italiani, ammirare alla luce delle torce chi sfilerà in abiti tipici, cimentarsi in un torneo di spada cortese ed assistere a piccole dimostrazioni dell'arte della spada medioevale, oltreché sognare sulle note di gruppi musicali straordinari come i Lingalad e i Will-o-the-Wisp.
Saranno presenti anche esponenti di varie altre realtà associative dedicate a J.R.R. Tolkien e al suo ciclo di opere.
Il tutto si terrà nella suggestiva cornice del Castello di Arechi, realizzato da Arechi II, un principe longobardo vissuto nell'VIII secolo, quando spostò la capitale del ducato da Benevento a Salerno. Situato sulla cima del Monte Bonadies a 300 metri sul livello del mare, dal Castello si può godere di una sublime vista su tutta Salerno e sul mare: un luogo da sogno, dove per tre giorni la fantasia potrà diventare realtà.

I percorsi in città : stazione, castello, ostello. Cartella compressa, 679 Kb

Informazioni turistiche: vedere sul sito istituzionale del comune di Salerno

Prenotazioni alberghiere: Hotel MonteStella
C.so Vittorio Emanuele, 156
84122 Salerno Italia
tel. +39 089 22.51.22 fax +39 089 22.91.67

Camera quadrupla (1 matrimoniale + 2 letti) --> 100 ?
Camera tripla --> 88 ?
Camera doppia --> 74 ?
Camera matrimoniale --> 74 ?
[I prezzi indicati si intendono per ogni camera]
Note:
* i prezzi indicati sono validi solo se la prenotazione è fatta tramite l'associazione Eldalië (quindi rivolgersi a Giuseppe Truono al recapito @mail indicato sotto). Lo stesso dicasi per esigenze particolari (es. singola)
* L'albergo è nei pressi della Stazione Ferroviaria.
Dalla stazione al castello e viceversa sarà disponibile un servizio navetta ogni mezz'ora .

Per richieste o esigenze particolari ci si può rivolgere direttamente a Giuseppe Truono (presidenza@eldalie.com)

Come raggiungere il castello: le informazioni sono sul sito dedicato http://www.ilcastellodiarechi.it/. Sarà comunque disponibile un servizio di navetta da e verso la stazione ferroviaria di Salerno.

Altre informazioni interessanti


Postato da: Storiarchea a 23:34 | link | commenti

lunedì, 18 aprile 2005
Significato divinatorio: Ansuz

Questa è la runa della verità, della rivelazione, della consapevolezza. Nell'arcano mistero che la caratterizza, dona fortuna e fascino a chi sa comprendere il suo vero significato.


Postato da: Storiarchea a 20:33 | link | commenti
rune

Ansuz

ANSUZ
(Ansu)
Valore fonetico e alfabeto latino: lettera A

E' questa la runa del Verbo divino, con la quale il silenzio primordiale viene lacerato dal suono della "parola che ordina". Tale runa si identifica chiaramente con Odino e con il suo volontario sacrificio sull'Albero della Vita.
E' dunque anche runa del "suono-canto" dei sacrifici, delle invocazioni e delle parole sacre, con le quali l'umanità si rivolge al nume, restaurando in tal modo la primitiva unità di cielo e di terra. E' altresì la runa del vaticinio, della bocca-suono che si apre per svelare i misteri, o la volontà di Odino.
La caratteristica oracolare di Ansuz, con le sue valenze sapienzali, la avvicina a quel gruppo di segni divini dette "rune dell'eloquio". Secondo la mitologia nordica, infatti, gli uomini, dopo aver abbandonato il linguaggio ancestrale comune (vedi il mito biblico della Torre di Babele), non sarebbero più stati capaci di comprendere la potenza realizzatrice della parola, il modo d'infondere con essa i principi del pensiero nelle cose. Per ritrovare i valori universali del linguaggio, gli uomini avrebbero dovuto "uccidere il drago", ovvero penetrare nella natura intima della creatura. Essendo la scienza delle rune anche "conoscenza dei nomi occulti" delle cose naturali (vedi mito della Signaturæ Rerum dei latini), chi conosce le rune sarebbe capace di servirsi e di essere padrone del linguaggio sacro primordiale. La runa Anzuz ne sarebbe il mezzo.
A questo punto, è opportuno citare un brano tratto dal testo Introduzione alla Magia, curato dal Gruppo di Ur, e pubblicato in prima edizione intorno agli anni Trenta:
Nel mondo sensibile, l'uomo è come se si trovasse di fronte ad un alfabeto, ad un sistema di segni dei quali, per una oscura amnesia, egli ignora sia la pronuncia che il senso, per cui il suo stesso valore simbolico gli sfugge. Nel mondo sottile, è lo stato di pronuncia che si sveglia nella coscienza.
Dal segno scaturisce il ricordo della parola e del suono - non si percepiscono più forme e corpi materiali, ma ritmi, figure di gesti (...). Chi giunge ad impadronirsi del senso delle cose ha le chiavi dell'Alta Magia (...). Chi abbia compreso una cosa, quegli potrà altresì "parlarla".

Questo "parlarla" è "risolverla" quale cosa, e stabilire virtualmente un rapporto magico con essa. La parola umana risorge allora come Verbo, come "parola vivente".
Ansuz, dunque, è la runa della parola secondo la verità, ossia secondo il senso intimo, iniziatico, delle cose naturali. Chi avesse trovato tale senso (soffio) saprebbe agire nel mondo manifestando il divino, giacché Dio sarebbe il "creatore di ogni discorso", la "bocca" che silenziosamente parla al cuore del saggio. Sotto questo aspetto, Ansuz è la runa della rivelazione che si manifesta successivamente nella scrittura.
Il nome di questa runa deriva dalla radice ans o ass indoeuropea, in latino os, con il significato di "soffio vitale" e anche di "bocca", "fonte". E, tra i tanti nomi di Odino, vi è anche Ossmir, con il significato di "colui che grida soffiando".
Nei testi magici runici Ansuz è presente molto frequentemente, ed è usata con valenze magiche positive.
I riscontri archeologici della runa sono costituiti dall'"Amuleto di Lindholm" del VI secolo e dala "Fibula di Herbrecthingen" dello stesso periodo. Si presume che tali oggetti venissero usati da sacerdoti, oppure da vestali.
Nel testo magico islandese tradotto in latino, già citato, la runa è collegata alle attribuzioni di Juppiter in base a complicati calcoli magico-astrologici.


Postato da: Storiarchea a 20:32 | link | commenti
rune

domenica, 17 aprile 2005
BENI CULTURALI IN SALDO 2-

ROMA: Archeologi di tutto il mondo lanciano allarme per la “svendita” dei beni culturali d'Italia.

Allarme degli archeologi stranieri per il rischio-svendita dei tesori dell'arte italiana da parte dello Stato. La prestigiosa “Associazione internazionale di archeologia classica”, che riunisce studiosi europei e americani, esprime “vivissima preoccupazione per i gravi rischi che corre il patrimonio culturale italiano” per “l'approvazione dell'art. 27 del decreto che accompagna la Finanziaria” e stabilisce che “qualora si decida di alienare un bene pubblico, le soprintendenze hanno 120 giorni per valutarlo”. In caso di mancata risposta “per il principio del silenzio-assenso" il bene potrà essere alienato e “verrà considerato di nessun interesse culturale, cosicché le soprintendenze non potranno apporre vincoli o altre forme di tutela”. E la situazione “ora è stata straordinariamente aggravata dal fatto che il silenzio-assenso, anziché essere mitigato, è stato recepito in pieno anche dal nuovo Codice dei Beni Culturali”. L'Associazione internazionale, ribadendo “l'alta professionalità e il continuo impegno delle soprintendenze”, segnala anche “le attuali condizioni di personale e di finanziamenti degli uffici che devono esprimere il parere”, dunque “è certo che una rilevante quota di beni non potranno essere valutati” in tempo con conseguenze “drammatiche e irreparabili”. Molta preoccupazione anche “per il sostanziale indebolimento della tutela del paesaggio” dato che “il parere delle soprintendenze su progetti di enti locali non è più vincolante”. Dal sito http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=1274&cat=Beni%20da%20salvare
 


Postato da: ARCHEOGAIA a 23:34 | link | commenti
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